Polvere

scritto da Elia Homohaile
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Autore del testo Elia Homohaile

Testo: Polvere
di Elia Homohaile

Come se i morti fossero di polvere. Alla polvere torneranno, ma non sono figure di cera messe a disposizione delle telecamere. Quando li hanno messi in fila per piantar loro un singolo colpo di fucile nella testa erano militari, soldati che si erano rifiutati di riservare quella sorte ai loro concittadini disarmati.
Erano uomini. Uomini veri.
E adesso sono morti. Morti veri.
E basta guardare un telegiornale, anche quello più inutile, per capire che sono a decine.

Di migliaia.

Tra le strade, nelle case, nelle fosse, tra la gente. Morti. Fucilati, bombardati, calpestati.
La rivolta continua, ma a quanto pare tutti, tranne forse la televisione di stato libica, dicono che si stia cercando di soffocarla nello stesso sangue che è ribollito per decenni, a causa dei soprusi che durano dal 1969.
Mio padre in Libia ci è nato e ci è sempre voluto tornare, ma dalla cacciata degli italiani si è sempre trattenuto dal tentare una visita. Diceva che non era il caso. Ora guarda i telegiornali e, anche se tenta di nasconderlo, gli occhi gli brillano di una luce strana, che gli opacizza quasi; è difficile da spiegare. Stanno distruggendo la terra che gli ha dato la vita, la gente tra cui è cresciuto.
Io in Libia non ci sono mai stato, come mio padre però ho sempre voluto andarci. È dove i miei nonni hanno lavorato e vissuto per anni, dove prima mia zia e poi mio padre sono nati. Non l'ho mai vista, non ho mai visto Tripoli e le sue strade, mai Misurata, dove parte della mia famiglia ha risieduto, mai la sabbia del deserto portata dal vento caldo. Non ho mai visto nulla di tutto questo, ma quando mi giungono le notizie frammentarie soffro.
Soffro perché è parte della mia storia, soffro perché riconosco che forse si sarebbe potuto fare qualcosa per risparmiare diecimila e più vittime.

Diecimilaepiùvittime.

Immagino che la sofferenza si trasformerà in cinismo e disprezzo per le macchine che si metteranno in moto quando i tagli agli approvvigionamenti energetici faranno sì che gli interessi economici surclassino il menefreghismo.
Sarò sollevato nel vedere la risoluzione di quella che si prospetta, e forse è già, una guerra civile. Ma poi ripenserò a quei morti, quelli che sono morti prima che l'interesse facesse muovere i culi flaccidi, seduti in poltrona a lanciare appelli.
I cittadini possono lanciare appelli, i giornalisti, i sognatori e persino il papa, se fosse Umano. I politici però possono farlo solo in qualità di cittadini, in veste di politici non posso fermarsi a tanto poco.
Penso ai miei compagni arabi al Collegio, penso all'impotenza in cui ci ritroviamo. Penso che continuano a morire, laggiù in Libia. Che poi, è veramente laggiù?

È veramente così lontana?
Polvere testo di Elia Homohaile
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