Tavor 2,5mg

scritto da alberto barletta
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Autore del testo alberto barletta
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genere autobiografico
- Nota dell'autore alberto barletta

Testo: Tavor 2,5mg
di alberto barletta

E piombo nell'esattezza della fine.
E rivedo i volti degli amici morti
tutti uccisi dalla stagione dell'ebbrezza.
E assumo ogni tipo di veleno pur di placare
l'ansia che sconvolge il cuore omesso al dolore
del martire.
E ho visto l'alba disperata dei dannati riverberare
la luce buia del nulla negli ochhi spenti del drogato.
E ho visto le mani del fanciullo insonne irrorate
dal sangue della vittima.
E canto l'esperienza divina del tormento.
E vedo le mie braccia segnate dal marchio
clandestino dell'escluso.
E mi accendo una sigaretta alterata
per meglio accompagnare l'assunzione
di ansiolitici. Ed assumo la posizione
fetale del conforto, e percepisco
il canto del creato che si manifesta
sotto forma del vento eliseo dell'abbandono.
E i veleni dell'animo spalancano gli occhi
del nulla che ti guarda col sospetto della spia.
Perchè non posso che disperare dinanzi
al futuro incerto della vittima.
E ho visto i marchi della fine comparire
sulle braccia del tossicomane che cede
all'abbaglio illusorio della droga.
Ho visto le fattezze del miracolo
negli occhi accecati del pazzoide
abituato a conversare con l'eterno
circolo che rende eterna la natura.
E ho visto l'attimo indelebile del santo
benedire il capo innocente del fanciullo
nasciosto nel mio povero cuore disilluso.
Fuori è ormai l'alaba, ed io sono ancora in piedi
mentre scrivo questi mesti versi di speranza.
Ma poi piomba su di me il reale con la sua dose
quotidiana di dolore: e l'aquila egioca scende
a consumare il pasto prometeico del giusto.
E cerco di sfuggire al ricordo del trauma
subito nell'età lieta in cui i fanciulli giuocano
a nascondere il pianto nel silenzio di due mani
portate verso il viso per occultare l'infelice
equivalenza con il fiore che soffte se punto
nelle parti intime dal pungiglione dell'ape operaia.
E allora comprendi che il dolore muove l'intero
cosmo dove brilla il sole oscuro della tua ansia.
E altro non puoi afre che arrenderti all'amore
illecito del malato spirituale: e in gola scende
l'aroma amaro dell'ansiolitico ingoiato per lenire
la sofferenza misterica dello schizoide sempre
in preda al dolore del proscritto. E l'assoluto
si mostra assumendo le sembianze eterne
dell'eroe greco che fece tremare Ilio.
E ritorno a scrivere di me, apro il quaderno
e leggo: "Dove l'immortalità di un tempo
vincitore? Quale vento ha cancellato
l'orma ardente del viandante?
Chi ha legato l'io con le catene del peccato?
Quando le mie labbra rigate dal vento
sabbioso del deserto potranno ritornare
ad assaggiare l'acque miracolose del miracolo?

E la vita altro non è che un sonno tremendo
dal quale riemergere soltanto per poi piangere
la dolcezza della quiete per sempre infranta
dall'emozione lancinante del prescelto."

A me tutte le pasticche dell'oblio, a me che soffro
il dolore dei martiri. A me tutti i veleni dell'animo,
a me la droga capace di ammansire il fuoco
ch'entro il petto strugge. A me i sopori del tossico
che percorre il viale della fine con in bocca
il silenzio di un urlo strozzato sul nascere
dall'assenza d'amore.
E nei miei occhi lampeggia il bagliore oscuro del nulla.
E piango gli amici uccisi dallo strumento alchemico
del tossico.
E mentre l'alba invernale argenta il paesaggio
che inizia ad echeggiare nel mattino canterino
celato fra il frusciare degli alberi che si popolano
delle note armoniche e sublimi della spontaneità
animale del creato.
Ma ora basta, mi nascondo nel silenzio di una parola
appena sussurrata, mi nascondo insieme al mio sodale
nella tenebra del nulla occultanto nei miei occhi
il raggio splendente della mia resurezione.
2015

Tavor 2,5mg testo di alberto barletta
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