genere autobiografico
- Nota dell'autore alberto barletta
Testo: Tavor 2,5mg di alberto barletta
E piombo nell'esattezza della fine. E rivedo i volti degli amici morti tutti uccisi dalla stagione dell'ebbrezza. E assumo ogni tipo di veleno pur di placare l'ansia che sconvolge il cuore omesso al dolore del martire. E ho visto l'alba disperata dei dannati riverberare la luce buia del nulla negli ochhi spenti del drogato. E ho visto le mani del fanciullo insonne irrorate dal sangue della vittima. E canto l'esperienza divina del tormento. E vedo le mie braccia segnate dal marchio clandestino dell'escluso. E mi accendo una sigaretta alterata per meglio accompagnare l'assunzione di ansiolitici. Ed assumo la posizione fetale del conforto, e percepisco il canto del creato che si manifesta sotto forma del vento eliseo dell'abbandono. E i veleni dell'animo spalancano gli occhi del nulla che ti guarda col sospetto della spia. Perchè non posso che disperare dinanzi al futuro incerto della vittima. E ho visto i marchi della fine comparire sulle braccia del tossicomane che cede all'abbaglio illusorio della droga. Ho visto le fattezze del miracolo negli occhi accecati del pazzoide abituato a conversare con l'eterno circolo che rende eterna la natura. E ho visto l'attimo indelebile del santo benedire il capo innocente del fanciullo nasciosto nel mio povero cuore disilluso. Fuori è ormai l'alaba, ed io sono ancora in piedi mentre scrivo questi mesti versi di speranza. Ma poi piomba su di me il reale con la sua dose quotidiana di dolore: e l'aquila egioca scende a consumare il pasto prometeico del giusto. E cerco di sfuggire al ricordo del trauma subito nell'età lieta in cui i fanciulli giuocano a nascondere il pianto nel silenzio di due mani portate verso il viso per occultare l'infelice equivalenza con il fiore che soffte se punto nelle parti intime dal pungiglione dell'ape operaia. E allora comprendi che il dolore muove l'intero cosmo dove brilla il sole oscuro della tua ansia. E altro non puoi afre che arrenderti all'amore illecito del malato spirituale: e in gola scende l'aroma amaro dell'ansiolitico ingoiato per lenire la sofferenza misterica dello schizoide sempre in preda al dolore del proscritto. E l'assoluto si mostra assumendo le sembianze eterne dell'eroe greco che fece tremare Ilio. E ritorno a scrivere di me, apro il quaderno e leggo: "Dove l'immortalità di un tempo vincitore? Quale vento ha cancellato l'orma ardente del viandante? Chi ha legato l'io con le catene del peccato? Quando le mie labbra rigate dal vento sabbioso del deserto potranno ritornare ad assaggiare l'acque miracolose del miracolo?
E la vita altro non è che un sonno tremendo dal quale riemergere soltanto per poi piangere la dolcezza della quiete per sempre infranta dall'emozione lancinante del prescelto."
A me tutte le pasticche dell'oblio, a me che soffro il dolore dei martiri. A me tutti i veleni dell'animo, a me la droga capace di ammansire il fuoco ch'entro il petto strugge. A me i sopori del tossico che percorre il viale della fine con in bocca il silenzio di un urlo strozzato sul nascere dall'assenza d'amore. E nei miei occhi lampeggia il bagliore oscuro del nulla. E piango gli amici uccisi dallo strumento alchemico del tossico. E mentre l'alba invernale argenta il paesaggio che inizia ad echeggiare nel mattino canterino celato fra il frusciare degli alberi che si popolano delle note armoniche e sublimi della spontaneità animale del creato. Ma ora basta, mi nascondo nel silenzio di una parola appena sussurrata, mi nascondo insieme al mio sodale nella tenebra del nulla occultanto nei miei occhi il raggio splendente della mia resurezione. 2015
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