La notte mi avvinghiava nelle sue spire, ero immobilizzato! La stretta era forte, non respiravo! In alto vi era un pertugio, dal quale, riuscivo a guardare oltre, sembrava un occhio, forse era l'occhio di dio! Udivo in lontananza il rumore dei temporali, non mi disturbava, anzi mi tranquillizzava. Solo il silenzio tra un tuono e l'altro mi seccava. Il silenzio fa più rumore, ti entra dentro le orecchie senza alcun permesso. Poi ecco, le saette! che illuminavano la notte. Venivano verso di me, senza toccarmi riuscivano solo a sfiorarmi perché? Forse non era il momento giusto! Al destino avevo già pagato il conto confondendo il giorno con la notte. Il prezzo del giorno era alto, non si poteva pagare con moneta sonante, l'unica valuta accettabile erano le emozioni, non bastava qualche brivido chiedeva tutto il pacchetto. Ero arrivato in cima sorrisi, strette di mano vigorose, carezze su visi angelici, tutto ciò non era sufficiente. Mancava la tristezza, Mancava la felicità. Non avevo raggiunto l'occhio di dio! Venivo scaraventato nella notte, sotto di me un prato, un filo d'erba si muoveva nei denti. Mi rialzavo, scrollando le spalle camminavo diretto verso il futuro, non mi importava del giorno io amo la notte
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