Svanisco al legame del buio,
in uno scuro irreparabile
fumo nel centro
che sale fino al sonno.
La mente piena di vagabondaggio
fra giorni inzuppati,
rovista le tasche
al silenzio
e le svuota
come un'ombra sazia
di sogni scarni.
Ho paura di una solitudine affollata che piomba,
che insegna
a un tuono inesperto
come cadere,
prima che il fulmine
mi sollevi in volo.
Non ho più sapore del dolore,
di quel fiume in piena
sedotto dagli argini
di un assolato vuoto
che la notte appoggia all'inconsistenza
di abitarmi ancora.
Eppure, accennare al mattino
come trafiggere le tende,
mi perfora
accende la luce riscalda,
vive come un mondo
spalancato
libero.