Chi ha familiarità con la montagna comprende bene gli effetti ottici che la nebbia può generare. Si sale lentamente, e la vista si limita a pochi passi avanti. Questo vapore umido si muove con estrema lentezza. Non sono altro che piccole gocce che rifrangono la luce del sole, conferendo a questo fenomeno atmosferico una tonalità opaca. C'è una particolare caratteristica: l'alito diventa visibile proprio come in inverno. L'erba, le pietraie e i tronchi degli alberi sono intrisi di una fredda umidità che mi circonda e penetra nelle ossa benché sia ben equipaggiato. Il bosco appare assopito, come se fosse riluttante a risvegliarsi. In quei momenti, il silenzio rigenerante che permea l'aria diventa per chi come me lo vive, un affinamento della sensibilità, sia percettiva che olfattiva e sensoriale. In diverse occasioni mi sono trovato in queste condizioni particolari, in ascesa verso la vetta senza che la vista si aprisse davanti a me. In quelle occasioni ho provato sensazioni estremamente piacevoli, anche in contesti ostili; per me rappresentavano e rappresentano pur oggi con i miei 67 anni sul groppone, una piccola sfida immersa nella natura, che a volte si presenta selvaggia, altre volte deserta o rude. Per chi non avverte ansia e paura, anche una salita intorno ai duemila metri di altitudine, nel cuore di una nuvola ha il suo fascino.
Sulla vetta, dove l'occhio si bea d'un vasto panorama montano, quel manto di nebbia si frappone come un lenzuolo bianco tra me e il paesaggio.
In quel caso utilizzo il termine "sensazione" e c'è una spiegazione: una sensazione di disagio mi assale ogni volta che mi trovo di fronte quel lenzuolo bianco che mi impedisce di vedere ciò che mi circonda, ma quando un soffio di vento spazza via la nebbia, scopro all'improvviso lo splendido spettacolo, e qui la sensazione esce dal novero dell’ordinario ed entra a pieno titolo in quella del singolare, del magnifico. Io che amo le montagne e la natura in tutte le sue diverse sfaccettature mi sono trovato spesso in questa situazione particolare, e tutte le volte mi sono fermato a pensare. Come è capitato in questa mattinata dove sono stato gratificato dello spettacolo della nebbia che si solleva dal basso e si ritrae quasi per incanto. In un'inaspettata associazione di pensieri, ho riflettuto su quali impressioni avrebbe San Tommaso d'Aquino se potesse vedere il nostro mondo e per una stranissima associazione d’idee mi sono fermato a pensare alle impressioni che proverebbe san Tommaso d’Aquino se scoprisse il nostro mondo. Desidero condividere questa mia fantasia.
Anno 1224
La città di Aquino, dove nacque Tommaso, era situata nel cuore di un'ampia contea che comprendeva tutti i paesi che oggi la circondano. Il capo di questa contea era il padre di Tommaso; il conte Landolfo. Non furono le sue campagne militari, né la sua forza, tanto meno la sua opulenza a conferirgli notorietà. Fu la saggezza di uno dei suoi figli a lasciare un'impronta nella storia e il ricordo alle generazioni future.
Faccio questa considerazione considerando il tempo e il contesto storico cercando di immaginare quale sorpresa si troverebbe davanti. Catapultato nel presente, rifletto ancora una volta sulla sua reazione. Se poi lo immagino come osservatore durante una di quelle sedute parlamentari, dove i termini come: asino, capra, coglione, porco, ladro, vigliacco sono certo che rimarrebbe sbalordito di fronte alla limitata intelligenza dei nostri parlamentari. In aggiunta mi domando se capirebbe l'impiego della tecnologia, così come oggi viene usata, senza regole; le missioni spaziali, come giudicherebbe il gioco d'azzardo legalizzato, le argomentazioni umanitarie che i governanti del mondo sviluppano nei consessi internazionali per affrontare le problematiche sulla fame nel mondo e dare risposte alle nuove e crescenti povertà, senza mai arrivare una soluzione. Credo di intuire cosa starebbe domandandosi: parlano come Cicerone o si comportano come Verrès? Riuscirebbe a comprendere questo malaffare che imperversa nella società contemporanea? Oppure si domanderebbe a che cosa è servita la sapienza donata da Di se siamo arrivati a tutto questo? Io credo che proverebbe ancora maggiore meraviglia se entrasse in un ministero, uno dei tanti, e osservare che per il restauro di una casa ci vuole una procedura complicatissima, nonostante la richiesta sia di una semplicità disarmante. Permessi, controlli di capi divisione, capi sezione, fino ad arrivare al protocollo; sì, perché nell'era digitale bisogna ancora protocollare, timbrare, accertarsi e poi lasciare che le cose prendano il loro verso, sperando.
Così tra una truffa, una guerra, una catastrofe naturale, le ruberie, l’uomo nonostante tutto ha portato la comodità dove prima non esisteva.
Ha dimostrato un enorme ingegno nell'utilizzare e appropriarsi di tutti i mezzi che la natura gli ha fornito e, nel superare le forze inerti avverse, grazie all'eccezionale tecnologia, ha alterato pure il corso naturale influenzando il cambiamento climatico del pianeta. Dalla vetta del monte Thabor dove mi sono fermato e dove ora il panorama si apre a vista d’occhio dopo il diradarsi della nebbia, ho il privilegio di ammirare uno degli spettacoli più magnifici della natura che essa offre a chi ama camminare per i monti. Ecco, su questo dono che la natura mi offre, esprimo il mio stupore, ogni volta che si presenta l’ occasione. Sono certo che il suo parlare a favore dei progressi meccanici e scientifici che l'hanno stupito riceverebbero la sua approvazione. In tutto il resto forse direbbe che siamo più indietro di quel che si fosse ai suoi tempi. E io aggiungo dall'alto del monte che morale, governo e religione sono i pilastri su cui si poggia un mondo che non apprezza la natura, la libertà, il libero pensiero. In questo giorno il mio libero pensiero, dalla cima lo getto a valle.
Visuale e Libero Pensiero testo di Attila