Le Crepe

scritto da martina108_
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Testo: Le Crepe
di martina108_

C’era una volta una ragazza che viveva come se avesse sempre un faro puntato addosso.  

Non era un faro reale, ma uno sguardo invisibile che la seguiva ovunque: a scuola, tra gli amici, persino quando era sola nella sua stanza.
Uno sguardo che giudicava, misurava, valutava.
La chiamavano “sensibile”, ma nessuno sapeva davvero cosa significasse per lei quella parola.
Perché la sua sensibilità non era solo emozione: era un radar.
Un radar che captava ogni sfumatura, ogni tono di voce, ogni sopracciglio alzato.
E ogni volta che qualcosa vibrava in modo stonato, dentro di lei si apriva una crepa.

La prima crepa nacque quando era piccola.  Non fu un evento traumatico, ma una serie di piccoli momenti: un “Brava!” solo quando faceva tutto alla perfezione, un “Così non va bene” detto con troppa durezza, un “Non fare brutta figura” ripetuto come un mantra.

Così imparò che l’amore non era un porto sicuro, ma un premio. E che per meritarlo bisognava stare attenti, controllarsi, non sbagliare. Ogni errore diventava una macchia, una delusione irrimediabile. Ogni critica, una ferita.
Fu allora che iniziò a pesare le parole prima di dirle. 
A chiedersi: “Se dico questo, mi vorranno ancora bene?”
La seconda crepa arrivò a scuola. Un giorno lesse un tema ad alta voce. Aveva messo il cuore in quelle frasi, ma quando tornò al suo posto vide una compagna sorridere in modo strano.
Non era un sorriso cattivo, ma bastò.
La ragazza sentì il sangue gelarsi.
“Ho detto qualcosa di stupido.”
“Sono ridicola.”
“Non dovevo parlare.”
Da quel giorno, ogni volta che apriva bocca, si preparava al peggio.
Ogni parola era un campo minato.
Ogni opinione, un rischio.
Poi arrivarono gli anni dei social.
Le vite perfette degli altri scorrevano sullo schermo come film patinati.
Lei guardava quelle immagini e sentiva le sue crepe allargarsi.
“Perché io non sono così?”
“Perché non riesco a essere abbastanza?”
Ogni foto diventava un confronto.
Ogni confronto, una condanna.
E la paura di non essere all’altezza cresceva come un’ombra.
Un giorno incontrò qualcuno che le piaceva davvero.
Qualcuno che, senza volerlo, diventò uno specchio ancora più spietato.
Bastava un suo silenzio, un suo sguardo distratto, una frase detta di fretta, e la ragazza precipitava.
“Non gli piaccio più.”
“Ho detto la cosa sbagliata.”
“Sono una schifezza.”
Non era lui a farla sentire così.
Era la sua storia.
Erano le sue crepe che parlavano al posto suo.
Col tempo, la ragazza si accorse che non erano gli altri a giudicarla.
Era lei.
Era la voce che aveva costruito negli anni, fatta di aspettative, paure, confronti, ferite.
Una voce che diceva:
“Stai attenta.”
“Non sbagliare.”
“Non dare fastidio.”
“Non deludere.”
Quella voce era diventata così forte da sembrare la verità.
Un giorno, però, accadde qualcosa di semplice.
Durante una conversazione, disse qualcosa di spontaneo.
Una frase vera, uscita dal cuore.
E vide negli occhi dell’altro un lampo di disapprovazione.
La crepa si aprì.
Ma invece di scappare, rimase.
Rimase nel disagio, nella paura, nella vulnerabilità.
E in quel momento capì una cosa che nessuno le aveva mai detto:
la paura non era un nemico.
Era una ferita antica che chiedeva ascolto. Era la parte di lei che aveva imparato a sopravvivere, non a vivere.

Da quel giorno iniziò a fare qualcosa di nuovo: parlare anche quando tremava, dire la sua anche quando temeva di sbagliare,  restare anche quando si sentiva inadatta.
Ogni volta che lo faceva, una crepa si illuminava.
Non si chiudeva, non spariva.
Ma diventava luce.
Capì che non doveva diventare perfetta per essere amata.
Che non doveva piacere a tutti per avere valore.
Che non era inadatta quando qualcuno non la capiva.
Era semplicemente umana.
Con crepe che raccontavano la sua storia.  Con paure che non la definivano più.
Con una voce che finalmente iniziava a somigliare alla sua.

Le Crepe testo di martina108_
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