Io ti parlo, ma tu non mi ascolti.
E’ sempre stato così, mi hai sempre dovuto contraddire.
Io sostengo che il treno parta alle 12.17, tu sostieni che invece è alle 12.27.
Io ti parlo, e tu controbatti a voce più alta.
Io sussurro, tu urli, con la tua voce potente; è buffo, mi ritrovo a pensare a quanto siamo diversi, e forse
per questo non siamo riusciti mai a capirci.
Un tempo amavo il suono della tua voce, ora invece mi irrita.
Mi chiedo come siamo arrivati a questo punto.
Avrei mille cose da dirti, ma l’unica frase che mi esce è uno sciocco “hai l’accendino?”.
Eppure una volta stavamo fino a notte tarda a parlare, a confessarci, a progettare, a sognare insieme.
Sognavamo di viaggiare, ma eravamo giovani ed ingenui, non tutti i sogni possono avverarsi. Ma
nonostante tutto, io quei viaggi con te, li farei lo stesso.
Rimaniamo soli, il gelo si insinua fra noi due; mi chiedo come possano due persone passare dall’essere
inseparabili, ad essere come noi due.
Apri la bocca, come per dire qualcosa, come se finalmente ti fossi deciso a rivelare i tuoi sentimenti
repressi; invece, quello che riesci a dire è “ma tu, vai a casa in macchina?”.
Annuisco. Vorrei darti un passaggio, chiederti di salire in macchina con me, ed invece sto zitta.
Maledetto orgoglio.
“Me ne vado, ciao” dici, dopo aver spento la sigaretta.
Io ti faccio un cenno con la mano, e mi maledico.
Penso a quante cose avrei potuto dirti, e che invece per paura mi tengo dentro.
Ti guardo, ti allontani. Vai verso la stazione, l’ultimo luogo in cui mi hai baciata.
Vorrei chiederti, se ti ricordi, ma non lo faccio, come sempre. Faccio finta di nulla, e anche io me ne
vado.
Ripenso, a quando passavamo giornate a parlare di qualsiasi cosa, e come adesso invece siamo diventati
due sconosciuti.
E mi chiedo, senza trovare risposta, come mai è così difficile parlarti, quando un tempo invece era la
cosa più naturale.
Incomunicabilità testo di Micaela_