Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
A destarmi fu’l cader nel vuoto
Da che io vi rinvenni, d’un fiato,
In un luogo terreno a me remoto.
Al soleggiar parsi volto dal fato
Nello scoprir del mondo la natura,
Ciò ch’è vasto ed incontaminato.
A levante, sconfinò la pianura;
Fece largo al tinteggiar dell’aere
Il velar dell’intima tessitura.
Così a me il vagare nell’etere
Trai fili della verde e folta tela,
Alti al cielo a coprir le lustri sfere.
Tanto fitti che il buio trapela,
Da ch’io a che mi vidi, là disceso
Timorato al saper cos’altro cela,
Levai brusco a ponente or che sospeso
Battei ciglio acche non mi fu reale,
Cosa scorsi e che m’avrebbe atteso:
Da giù il solcar di un animale
Un tracciato sin’a mo mai battuto,
Ch’echeggió inudito e primordiale;
Se com’é, l’avessi già vissuto,
Ne avrei avuto modo, d’un ritorno
Dall’ir mio nell’altrove sperduto.
Tra querce, i rovi, le felci, là attorno
Lo scroscio e’l gorgogliar dell’acque,
Sott’un cielo ch’annuvolò piovorno
E'l corpo mio che ancor ivi giacque,
Che s’erse stremo per scorger quanto
Batté sordo in terra ed al tonfo tacque.
Non ne fu niente che di me soltanto,
L'anima or più mia così divelta
Sul brunastro suolo, ferrigno e franto,
Da cui m’avvidi riverso al delta
Del fiume che ne fu di mia vita
Dove non vi è propria alcuna scelta
Chissà se ne fosse mai l’uscita.