Contenuti per adulti
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Si, non sentirai questa morte
nel padre di non chiamarti.
Nel sottosuolo Dostoevskij
il plotone di esecuzione del tuo passo
mi lascia alla nuda eteronimia di te
- (l)
Efesto fabbro degli dei
una catena mi condanna al supplizio,
la di lei mancanza è giaciglio di rovi
per me, come Prometeo
anche io ho versato vane speranze
e fatuo fuoco dimora in saziato amore
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Cerco riparo come posso nelle sincopi
del buio e finisco per farci la bolla
disossato nirvana, per sentirti meno
Discalculeo intarsio, emergo
in distopie motili e bassorilievi
di vuoti a ripetere ali di cera
tra esauste particelle
che ancora muovono lo spazio
in cui mi hai tenuto invita
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Efesto dí a Prometeo che la sua fiamma
ha inquinato il mio cuore
e più non discerno tra spirito e materia, sua o mia,
- ora vedo la madre che mi consuma -
ossesso sfoglio i giorni sopra i sogni
in cui il tormento la fa sgradevole e brutta
cosicché il rigetto in forclusione
ancor più si appella all'eco
e non c'è più modo di turare
lo sverso di stelle morenti e burroni
che sciamano versi cogenti
- io sono qua -
nel collasso della tua luce pregressa
dove ti allucina il corpo
ti nega all'emorragia entropica,
allo strappo, che rattoppo ostinando
stringhe d'ascolto al cristallo di voce
che ancora ci allabbra in un sorso
del tempo in risacca
per eccesso di rumenta celeste