TRE (I)

scritto da Marcel Brendy
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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TRE LOGOS (i)
- Nota dell'autore Marcel Brendy

Testo: TRE (I)
di Marcel Brendy

SANGUE FRITTO


L’uomo che non desidera – l’ho conosciuto
anche io. Era mio fratello quel giorno che eressero

cento patiboli. L’ho udito

passare - suono

di ossa sopra i tamburi del

giorno - un grido

scritto con le unghie dell’anima, affinché
il numero del delirio fosse

voce di costellazioni.

(Nei cortili le donne sgozzavano
i polli, mentre portavo i miei vecchi libri alla

pesca della missione.
Da quel giorno | ho mangiato | sangue fritto

per anni) | Così

ricadono | tutti i

presagi, | i pesi.| La fine è
naufragio immenso | molto più che le tue porte.
L’ho incontrato: compagno

di strade. La mia

gola | arida. Era

incendio | la mia terra - l’anima - bruciava | nei
suoi sogni. L’ho visto muoversi dentro

estasi di fiori superbi, un

mattino che i canti ritornavano aria. E

quella volta che | un fremito

attraversava
le gambe di Annalena bagnata

di ultima luna;

e nascevamo. | Ho visitato il viaggio
dell’uomo che non desidera | sai quanto grande

il volume del suo amore […] Accade in un attimo:
ti guardi allo specchio e ti riconosci, e |

non ti rassomigli. |


«Io sono un uomo,
lo dicono i miei piedi». Uomo:
quando questa parola strapparono alle
tue viscere?


- crescono rose
nella fatica
degli occhi
---------------------------------------------------------------------------

SPARTITO


Ho raccolto i pensieri: un fiore
perduto - le nostre ferite: sigillo | immenso -

bacio d'agosto: non può

invecchiare | e sei simile ai versi, intanto
che guardo la luna

e so che, lontano, nello stesso

istante, tu la guardi.

Ripercorro la verticale di pochi anni; non

trovo spazio né fibra di tempo che si
incurvi | e la tua mente rivedo

gemella dei

miei polsi. |

Porto le ustioni di tante carezze: non
risolvono la mia sete. || Lascia

che ancora |

tu sia simile

ai versi, ineguagliabile | disarmonia,
perché possa | fregiarti

di sorsi i bracci, nel discernimento di
una disattenzione severa.

Ti ho inteso


crescere a dismisura nelle mie
preghiere | farti sembianza di pluralità e

amore.| Lascia che
ti pronunci intero, anima mia | le tue
uve turgide di luce

inebriavano di sogno la privazione e
la fotografia.

Ti osservavo in lunghe canzoni
senza disagio di voce; non ti ho mai detto

- t’amo - […]

Lascia che questo barbaglio di suoni,
meditati appena,

sia albero e cornucopia; partitura per
cetra, infine, e la notte.

Che io tenga

fra le mani le tue! | Ricadono le note -
cerchi nei cerchi in | un rovescio di balsami;

sono stigmate grande | le nostre
pietre più pure.


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LETTERA

Un pettine d’osso: non ci stanno
tutti gli amori, e i mancati amori. Ti penso |
dal nylon | di un’innocenza ferita

che mi porto addosso |

da anni;

ahimè, sanguinante | come un bacio. Ma
terminale: una rosa interdetta.

Ho conosciuto | la menzogna

delle stelle, l’antichità della luce che
precede il movimento.

A San Lorenzo

la notte adolescente è una lunga alchimia.

E mi stringevi la mano,
mentre componevo pensieri

che non finivano

mai sulla carta, in quei giorni così spaziosi
da contenermi gli errori.

Adesso cerco una stella
viva. E torno sul treno | Galaxy | che
ci siamo stati in tanti […]

E tu che temevi potessero | scoprirci.
Separasti il sogno

calibrando | gli sguardi

su un riscontro fuggente. | Un sogno e |

era mio soltanto. || Hai

un figlio adesso, ho sentito dire. ||

Non mi hai amato.

Lo so. E ti rivedo senza screzio di
presagio, né ruggine a stimare gli istanti.

Io amo: non ho risoluzione di persistenza.
Non me ne vergogno e, insieme,


questo temo;

la mia capacità | di filo d’erba


la mia nulla tempra di
specchio | che nei miei occhi io non vi
scorga più i miei occhi,


ma gli occhi dei molti

fantasmi che abitano | le mie finestre
TRE (I) testo di Marcel Brendy
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