Eccomi di fronte al mio "rivale". La montagna.
Eccomi pronto ad affrontare questa sfida. Arrivare alla vetta. Non ho scelto una montagna altissima. La mia avventura non aveva lo scopo di scrivere il mio nome nella storia, o di aver argomento per vantarmi al bar,con gli amici, o al lavoro. Era una cosa tra me e me. Forse per molti banale,ma lo dovevo fare. Dovevo affrontare la sfida, e superarla.
L'attrezzatura c'è, la forza d'animo anche, posso iniziare.
Nelle settimane precedenti mi ero arrovellato nel pianificare,per quanto possibile, il mio percorso. Mi ero autoimposto di non strafare,ma anche di non accontentarmi. Il primo giorno avrei dovuto percorrere i primi 1000metri. Il secondo altri 1000 metri. Il terzo, sperando nell'aiuto dell'adrenalina, 1300 metri.
Il quarto e quinto giorno invece, considerando la mia stanchezza, 800 metri. Come potete dedurre, non si tratta di una cima molto elevata. Ma per un povero cinquantenne abituato a stare sul divano, niente male.
I primi due step li superai agilmente, riuscendo anche a godermi il panorama, la particolarità della vegwtazione che mi circondava,perdendo anche parecchio tempo nell'ammirare un fiore, il cui nome non saprei dire, il cui colore turchese acceso, mi aveva incredibilmente commosso.Mi sentivo vivo ne vedere i colori della natura, e non quelli dello schermo dell'iphone.
Il terzo step mi sfiaccò. Le gambe iniziavano a farsi pesanti, e il pensiero di fare una fatica inutile prendeva piede nella mia testa. Fortunatamente il rumore di un ruscello, e l'odore dell'acqua fresca di montagna (odore che solo la disperazione e la fatica mi facevano sentire), mo diede nuovo vigore. Completai anche quello che, nelle mie idee, era il momento più difficile della mia avventura. Mi sbagliavo.
I succesivi 800 metri, ahimè, mi illusero ulteriormente di aver fatto un ragionamento assennato e legittimo, e quindi la notte, nel sacco a pelo, mi addormentai fiducioso e ottimista.
Ecco gli ultimo 800 metri. Il freddo è incredibilmente dentro le mie ossa. Non ci sono guanti e giacche che tengano. Ma sono solo 800 metri. 800 metri.
Inizio a camminare e mi sembra diessere come appesantito, devo avere un elefante sulla schiena, che si nasconde e non si fa vedere, ma c'è, Le gambe non vanno più alla velocità normale, e inizio anche a strisciare i piedi, mossa che oltre a essere poco educata, rende maggiormente impervio il percorso in salita. Bevo e appena chiudo la borraccia, la sete mi assale. Scompare la sete ed ecco che il gelo mi attanaglia. La fame inizia a far sentire la sua voce, e ogni barretta che divoro chiama un sorso d'acqua, ed ecco il gelo. Mi siedo un attimo per riprendere energie. Gli occhi si chiudono. Non posso tenerli aperti. Comandano loro.
Delle gocce di pioggia, tanto fini quanto insistenti, riportano il mio io al senso del dovere. Stringi i denti. Sii forte. Cammina. Cammina dannazione! Cammina...
L'acido lattico, infame, come dei pesi di cento tonnellate alle caviglie. Tossisco. Quasi vomito. Lo stomaco brucia. La gola brucia. Le mani sono congelate. Lo spirito a terra. Devo trovare la forza, ricordarmi cosa mi ha spinto a fare tutto ciò. L'ultimo sforzo.
Mi torna in mente lei, il suo viso, i suoi occhi, dello stesso colore del fiore che tanto avevo ammirato. E sento tornare la forza, il coraggio, il sentimento dentro me. Posso farcela. Devo farcela. Ce la faccio. DAlla vetta tutto sarà chiaro. Il mondo sarà mio, Sarà nostro.
100 metri. 90 metri. 60 metri alla vetta. Ci sono. Sono sulla vetta...... com'è possibile?? Cosa vuol dire? Ho fallito.
Non sono sulla vetta. Sono ai piedi della montagna.
La montagna testo di Eraserhead