Insonnia

scritto da castagno1
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo castagno1

Testo: Insonnia
di castagno1

Sono da poco passate le due. Le due del mattino, intendo. Un paio di ore di sonno le ho fatte. Non credo possano dirsi sufficienti a far di me un uomo riposato, ma tant’è, ormai sono sveglio e sono pure in piedi.
E’ silenziosa la strada sotto casa, ed il silenzio è come se chiamasse. Forse scendo a far due passi. Camminare nel silenzio è come scrivere sulla prima pagina di un quaderno nuovo. Chi sa resistere? Però mi occorrerebbe una scusa, un movente che controbatta alle ragioni della pigrizia, che di uscire proprio non vuole sentir parlare. Avessi un cane da portare a passeggio, i suoi occhioni parati a festa sarebbero perfetti per giustificare un mio giretto notturno.
Invece ho un gatto. Lo fisso, lui mi restituisce lo sguardo e spalanca le fauci in un interminabile sbadiglio. Di certo ha intuito i miei pensieri. Hanno il sesto senso, i felini. Mi scruta, inclinando il capo. “Perché non te ne torni a dormire, invece di spaccare i marroni?” è il messaggio che trasmettono i suoi occhi. “Belle parole, per uno che ha appena terminato di inseguire personaggi immaginari saltando da un armadio all'altro. Magari è colpa tua se ora sono sveglio” mi verrebbe da rispondergli, ma mi accorgo che una conversazione telepatica col gatto sarebbe la prova che mancava per farmi internare e quindi, come atto di compassione verso me stesso, decido di soprassedere. Così, per farmi perdonare il disturbo, verso qualche croccantino nella ciotola e gli lascio credere d’aver vinto.
Ho sete. Stappo una birra ed esco in balcone. Forse potrei accendere il computer e buttar giù due righe. Ma so già che finirei per scrivere di lei. O per lei, che a ben pensarci è la stessa cosa. E scrivere per qualcuno che non ti leggerà ha pressappoco lo stesso valore di conversare con un gatto. Decido di lasciar perdere. Meglio buttar giù qualcosa… nello stomaco. Dolce o salato? Sto bevendo birra, forse salato è meglio.
Apro il frigorifero. Tutto ciò che mi andrebbe è troppo complicato da preparare. Vince ancora la pigrizia, chiudo l’anta e la cucina torna al buio. Ho una strana sensazione, come se mi fossi chiuso dentro anch’io. La casa d’improvviso mi pare piccola, soffocante. Mi sento come un insetto che sbatte contro le pareti, mentre rimbalzo da una stanza all'altra. Ho addosso dei bermuda quasi decenti, metto una felpa, mi infilo le scarpe da ginnastica e mi precipito fuori, prima di cambiare nuovamente idea.
Ho fatto bene. L’aria è fresca, piacevole. Mi spunta un sorriso, che reprimo all’istante mentre incrocio un passante. Mi chiede se so l’ora. Dunque, mi sono alzato che erano circa le due, ho parlato col gatto, litigato col frigorifero… è un conto troppo complicato, faccio segno di no con la testa e proseguo.
Scorgo una massa informe dall’altra parte della strada. Mentre mi avvicino mi rendo conto che si tratta di coperte, che avvolgono qualcuno. Poco più avanti c’è un altro mucchio di stracci. E’ gente che dorme per strada. Mi chiedo cosa mai abbia fatto io di meglio nella vita per non meritare ugual sorte. Per poter scegliere di stare in strada, e non esser costretto a farlo. O anche, che cosa abbiano fatto loro di peggio, che in fondo è la medesima domanda. Probabilmente nulla. E’ solo casualità. Questione di culo. Basta un attimo, l’esitazione di un istante, e s’imbocca la via sbagliata. E poi tutto arriva di conseguenza, a cascata. E ti ritrovi a dormire su di un marciapiede. Straccio tra gli stracci, agli occhi di chi non è precipitato.
Adesso sono abbastanza vicino. E’ proprio così, è gente che dorme, sotto cumuli di cartoni e coperte lerce, sopra marciapiedi lerci. Ma chi è più sporco, io o loro? Dove nasci, con chi cresci… non sono scelte tue. Se è una gara, io sono partito in vantaggio. Se è una gara, io non voglio vincere.
Scorgo un’insegna accesa, una cinquantina di metri più avanti. C’è un bar ancora aperto. Un’altra birra mi farebbe comodo, per ingoiar l’amaro che m’è rimasto in bocca. Mi siedo al bancone. Il barista, per accompagnare la pinta, mi serve dei nachos col formaggio. Proprio quello di cui avevo voglia. E’ tutta una questione di culo, la vita. Indubbiamente.
Li assaggio, ma mi è passato l’appetito. Mi informo sul loro orario di apertura, che in effetti è tra meno di tre ore. In pratica non chiudono mai, mi fa sapere, anche se ufficialmente lui è lì soltanto per mettere in ordine. In realtà sta facendo il turno di notte. Mi accordo perché tra un po’ serva la colazione ai due uomini là fuori. Un paio di toast e una spremuta.
Finisco la birra, pago ed esco. Mi sembra di capir meglio il mio gatto, adesso. I miei fantasmi sono reali quanto ciò che mi circonda. Forse un giorno proverò a controllare che non si nascondano sopra gli armadi. Mai sottovalutare il sesto senso felino…
Insonnia testo di castagno1
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