Lo stregone e la morte.

scritto da Fringuello
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A cavallo di un cammello
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Testo: Lo stregone e la morte.
di Fringuello

                                                     

                  Lo stregone e la morte


Nel villaggio di Galat, in SubSahara, dove per la fame e le malattie si muore in genere  attorno ai 50 anni, c’era uno stregone che si approssimava ai 90.

Con grande meraviglia di tutti era sano come un pesce e lucido mentalmente,anzi potremmo dire di una intelligenza molto sopra la media.

Non era solo lo stregone, ormai per il riconoscimento comune della sua superiorità era diventato anche il capo del villaggio.
Aveva una sola debolezza: voleva essere chiamato Commendatore, Gran Commendatore dell'uva passa, e spiegava serio- perchè l'uva passa, tutto passa, e anch'io passerò!-

Per l’influsso dei vicini arabi del Nord Africa e per aver visto ogni genere di malefatte da parte dei cristiani schiavisti e per di più razzisti, erano in quel villaggio di religione mussulmana.

Anche se il ramadan era rispettato per forza di cose, ci si poteva nutrire a stento, così il digiuno era praticamente tutto l’anno.

La loro religione vietava il consumo di alcool e di carne di maiale, fatto quest’ultimo che riduceva di molto le risorse a disposizione.

Comunque pur tra mille difficoltà rispetto ad altri villaggi dei dintorni, grazie alla spartizione equa delle risorse disponibili, bene o male si viveva, e grazie all’intervento dello stregone che aveva pronte ogni genere di medicine naturali nemmeno i bambini morivano delle comuni malattie infantili di quei posti.

Così la vita nel villaggio scorreva relativamente tranquilla.

A volte il commendatore si rinchiudeva nella sua capanna e chiedeva di non essere disturbato anche per alcuni giorni.

Gli abitanti vedevano allora salire un filo di fumo dalla cima della capanna e pensavano che stesse cucinando le erbe per le medicine.

Invece, il capo era alle prese con la cottura di un maiale selvatico, un facocero, e con un paio di bottiglie di whisky e si riempiva ben bene la pancia di carne e di alcool proibiti dalla religione del villaggio, del villaggio si ma non la sua, egli per aver visto altri tempi era animista. Preferiva comunque stare rinchiuso in quelle occasioni per non dare il cattivo esempio.

Forse questo era il segreto della sua longevità.

Ogni mese una bellissima donna a cavallo di un cammello faceva il giro dei villaggi. Si chiamava Fatma ed era di mestiere puttana professionista con regolare licenza e vari attestati di benemerenza.

Qualcosa come Bocca di Rosa cantata da Dè Andrè, però in versione africana.

Comunque, in quel villaggio solo il capo usufruiva dei suoi servizi, Lei come da accordo bussava alla porta tre volte poi attendeva quindi bussava un’ altra volta.

Il commendatore più che contento apriva e la faceva entrare, Lei lo baciava sulle guance poi si sedevano l’uno di fronte all’altra e parlavano un pò di tutto. Dopo questi convenevoli facevano l’amore e decisamente il vecchio si faceva onore.

Finita la faccenda si passava alla formalità di rito: il pagamento.

Ma avveniva in maniera alquanto strana, Lei apriva la sua borsa tirava fuori 4 piastre, la moneta del posto, e chiedeva al vecchio: sempre lo stesso? Il vecchio annuiva e lei gli dava il denaro aggiungendo- vecchio marpione senza di te sarebbe sempre una noia mortale, ma tu conosci tutte le arti amatorie e sei l’unico che mi sa far contenta!-

Passò del tempo, il commendatore stava per compiere i 90 e sapeva di dover fare il “tagliando”…

Una sera si presento all’uscio nientemeno che La Morte!

Salve vecchio stregone! Sono passata a vedere come stai.

Sto bene, replicò il vecchio- vedremo!- disse la Morte.

Cominciamo? Dissero all’unisono. Dai allora- tira fuori la scacchiera!

Sai , disse il vecchio- ho comprato un gioco di scacchi nuovo- non perderti in chiacchere cominciamo- replicò lei. 

E giocarono svelti fino a che raggiunsero una posizione cruciale che andava pensata un po di più.

Il vecchio parlo’ e disse- non hai notato una cosa?-cosa?- questi pezzi sono perfettamente lisci, sembra quasi di non toccarli, prova a passare un dito sul cavallo… si,si è proprio liscio… e tu devi muovere, disse il vecchio, eh si, pezzo toccato pezzo giocato- ma se io muovo il cavallo perdo la partita… eh mi sa di si! Mi hai fregato un'altra volta, disse la morte…quanti anni vuoi? Mi bastano altri 10 disse il vecchio, arrivare a 100 anni mi basta, lo sai anche tu, ci si stanca di tutto.

Ho bisogno di riposo, arrivare a 100 anni può bastare.

Come vuoi vecchio, dato che vuoi abbandonare la partita!

Eh, si! Nel gioco e nella vita bisogna sapere quando è l’ora di smettere!

Fringuello

 

Lo stregone e la morte. testo di Fringuello
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