Cinque racconti + 1: La scommessa di notte

scritto da July Castellano
Scritto 7 mesi fa • Pubblicato 7 mesi fa • Revisionato 7 mesi fa
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"Il telefono del mio scomparto squillò una prima volta nel bel mezzo della notte. Sapevo che era importante altrimenti non sarei stata contattata a quell’ora, la catena di comando è lunga sopra la mia testa. Al secondo squillo..."
- Nota dell'autore July Castellano

Testo: Cinque racconti + 1: La scommessa di notte
di July Castellano

La scommessa di notte

Il telefono del mio scomparto squillò una prima volta nel bel mezzo della notte. Sapevo che era importante altrimenti non sarei stata contattata a quell’ora, la catena di comando è lunga sopra la mia testa. Al secondo squillo avevo il telefono in mano e ascoltavo la comunicazione “Presentarsi al controllo volo. Immediatamente.” disse il sottufficiale di guardia.

“Immediatamente” ha un significato speciale per un pilota da combattimento quindi ero già in piedi prima ancora di riattaccare il telefono. Indossai la tuta di volo sporca, che avevo tolto solo poche ore prima dopo una lunga missione e un difficile appontaggio col mare in burrasca. Annodate le maniche in vita uscii nel corridoio. Notai che il rollio era evidente, la nave viaggiava ancora con il mare grosso.

Al mio ingresso al controllo mi resi conto dell’aria scura che tirava. La giovane addetta al radar era visibilmente tesa. Il CAG – capogruppo aereo, anche lui svegliato nel bel mezzo del sonno – si avvicinò con due falcate e mi disse “abbiamo un aereo danneggiato in manovra di rientro, ‘Racetrack’ è ai comandi”; nessuno salutò – notai –

Quant’è grave la situazione?” chiesi.  “Molto.” mi rispose l’ufficiale di guardia alle comunicazioni poco lontano, alle spalle del CAG. “Danni ad un motore, ha perso una deriva e i due piani di carenatura posteriori, il carrello ha la spia accesa, l’impianto elettrico è danneggiato e non sappiamo quanto, inoltre il pilota è ferito”. 

Posizione?” chiesi ancora.
21 miglia a sud est, in avvicinamento

“Condizioni del carburante?”
“Meno di 2200 libre” (circa 1 tonnellata)

“Quota, rotta e velocità?”
“12.500 piedi, rotta 293 velocità 210.”

Rabbrividii guardando fuori dai finestrini della plancia di controllo, il tempo era pessimo e un mio compagno era là fuori, in difficoltà.

“Si deve lanciare.” sentenziai.

“Non è possibile.” disse il CAG. “L’esplosivo del seggiolino ejettabile non è affidabile, non possiamo farlo paracadutare in mare.”

Era spacciato, non c’era alcuna possibilità che riuscisse ad appontare con un tempo del genere. E far ammarare un pilota ferito su un’aereo gravemente danneggiato era pura follia.

“Forza Angel” mi incalzò il CAG “sei tu l’esperta di appontaggi difficili.”

Stavo per afferrare una torcia su una consolle e lanciargliela contro il muso. Avrei voluto gridargli “Tu, bastardo. L’hai fatto decollare tu quello stramaledetto aereo con questo tempo.”

“Condimeteo?” Chiesi invece dissimulando la rabbia.

“Vento da 0-6-0 a 28 nodi, mare mosso con onde di 10 piedi, visibilità 2 miglia, pioggia fitta in leggera diminuzione nell’ultima ora.”

Esistevano delle opzioni? Mi chiesi. Guardai la carta del medio Pacifico, eravamo ancora vicini a Vella Lavella, l’isoletta nell’arcipelago delle Salomone che rese celebri le gesta del pilota della Seconda Guerra Mondiale di F4U Corsair Maggiore Greg “Pappy” Boington, asso dell’aviazione e campione di vittorie aeree. Avevo letto molto su di lui.Eravamo scesi a visitare l’isola con altri ufficiali per una sosta di rifornimento presso una delle petroliere al seguito della task force che accompagnava la nostra unità.

Duecentodieci miglia… con il vento a 28 nodi… dovrò rifornirlo in volo..  – pensai –   e dovremo fare il dumping del carburante (scaricare il carburante) residuo prima dell’atterraggio, sperando che funzioni ancora... non lo so, non lo so.  …però “Race” è ancora in aria e soprattutto è vivo… e quindi… ?

Presi la decisione e mi voltai verso gli ufficiali superiori, che mi guardavano.

Vado fuori.” dichiarai.

È escluso, Angel” disse l’Ammiraglio Davenport appena entrato silenziosamente dall’altro ingresso “non riuscirai a farlo atterrare qui

Lo porterò a Lavella, c’è un vecchio campo di atterraggio ancora agibile.

Come fa a saperlo Capitano?”  chiese seccamente il CAG.”

L’ho visto durante la nostra ultima sosta.”

“Come farà a portarlo fino là? Il carburante non basterà, è un Hornet da 30 tonnellate… e come farà ad atterrare su un vecchio campo di aviazione? Nemmeno il suo aereo in perfette condizioni riuscirà ad atterrare sull’isola e tornare alla portaerei.”

“La pista è ancora asfaltata, è usata per bimotori da turismo e la superficie è ancora buona, scenderà dove ho detto ed io, poi, tornerò alla portaerei senza atterrare. S&R ci seguirà con un elicottero MEDIVAC e le attrezzature mediche necessarie.”

E il carburante?

Il vento è a favore, ci aiuterà; in ogni caso prendo il 219, l’F18/E che usiamo per le esercitazioni e il rifornimento in volo.”

Si accese una discussione, e venni bombardata di domande, il CAG e l’AIR Boss protestarono sostenendo l’ammaraggio, probabilmente fatale per il pilota, e gli animi si scaldarono. Io non contribuii a rendere più calma la discussione però risposi a tutti; ma intervenne l’ammiraglio, che mi conosceva, e che riportò la discussione a toni più ragionevoli. Dopo qualche minuto Davenport interruppe la discussione con un gesto e mi guardò mentre tutti ammutolivano. “Io sono una comandante di squadriglia” dichiarai “ed io vado su a riprendermi il mio compagno, non lo sacrificheremo in mare. O le mie ali da aviatore se le può appuntare nel fondo dei pantaloni.

Mi aspettavo che L’ammiraglio mi facesse buttare in mare attraverso il primo portello disponibile dai due Marines di guardia, per insubordinazione. Invece mi guardò per due secondi mentre io cominciavo seriamente a temere di aver esagerato; forse somigliavo a sua figlia perché non mi fece arrestare, e alla fine a nulla valsero le proteste del CAG e dell’Air Boss, ebbi il permesso di decollare dal Comandante di Squadra in persona, la più alta autorità militare conosciuta nel raggio di 1.000 miglia.

Una portaerei è una piccola comunità e le notizie corrono in fretta. Alcuni della mia squadriglia si precipitarono nello spogliatoio piloti mentre tentavo di concentrarmi per la missione, e di indossare la tuta di volo e l’attrezzatura anti-G.

Non c’era niente di meglio della solidarietà cameratesca che regnava tra i piloti per darmi un po' di coraggio.

Mi comunicarono che l’Hornet 219 era sul ponte, la sequenza di avvio dei propulsori era stata effettuata da un sottufficiale esperto addetto al ponte di parcheggio degli aeromobili; una cura speciale era stata prestata nell’allestimento del jet per le pessime condizioni meteo mentre la coppia di turbine GE-400 veniva portata alla giusta temperatura nel mentre che raggiungevo l’abitacolo.

Nei 50 metri che mi separavano dall’aereo feci una doccia memorabile, e mi inzuppai fino al collo.

Ebbi il tempo di notare che gli elicotteri di soccorso S&R e MEDIVAC erano appena decollati con le luci che si stavano perdendo nel maltempo. Chissà cosa ne pensavano loro di questa missione.

Salutai il sergente che aveva avviato e curato l’aereo ringraziandolo mentalmente per il lavoro svolto e cominciai a salire sulla scaletta. I due serbatoi aggiuntivi per il rifornimento in volo erano pieni e gli snorkel – le sonde per il rifornimento in volo – penzolavano pigramente dietro i serbatoi. Avrei affiancato l’aereo in difficoltà, verificato le sue condizioni e provveduto ad agganciare lo snorkel al bocchettone del rifornimento. Mi bastava che volasse livellato per un po' e ce l’avrei fatta, dopodichè avrei fatto rotta verso una sperduta isoletta e l’avrei guidato all’atterraggio con una lunga planata. Avremmo perso l’aereo e il carrello, semmai fosse uscito dal suo alloggiamento, avrebbe quasi certamente ceduto facendo rovinare a terra il prezioso caccia bimotore. Avevo i riferimenti visivi delle colline intorno al campo e sapevo che sentiero di discesa prendere. Inoltre la pista era straordinariamente lunga ed io contavo proprio su questo per tirare “Racetrack” fuori dai guai. Quello che non avevo detto a Davenport è che la pista non era proprio tutta asfaltata. Forse l’Ammiraglio mi farà gettare in mare al mio ritorno, pensai sorridendo.

Mi agganciarono alla catapulta 2, quella di mezzanave, e preparai la procedura di decollo.

Vidi il segnale dei 5 secondi, il sottufficiale addetto era dritto come un fuso a 20 piedi dal mio abitacolo e perfettamente illuminato dai proiettori della nave sorrideva con il pollice alzato, come se la burrasca non fosse affar suo. 

Sollevai il pollice per il segnale di ok al lancio e salutai militarmente. Curiosamente la tensione dell’ora precedente era svanita.

Tutto era pronto per il decollo; in tanti avevano lavorato per curare e rifornire il mio Hornet per aiutare "Race", e adesso toccava a me portare a termine la missione; è per questo che mi ero addestrata: perché io, sono una pilota imbarcata della Marina….

Cinque racconti + 1: La scommessa di notte testo di July Castellano
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