Una domenica di caccia grossa

scritto da July Castellano
Scritto Un anno fa • Pubblicato 17 ore fa • Revisionato 10 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di July Castellano
Autore del testo July Castellano
Immagine di July Castellano
Volavo in qualità di ‘ala’ a 220 nodi in pigre virate a forma di 8 e sembrava una tranquilla domenica pomeriggio nella mia città natale. Comunque non era domenica pomeriggio ma un lunedì mattina di lavoro, che si prospettò presto pieno di guai.
- Nota dell'autore July Castellano

Testo: Una domenica di caccia grossa
di July Castellano

Una Domenica di caccia grossa

Volavo in qualità di ‘ala’ a circa 220 nodi in pigre virate a forma di 8 allungato e sembrava una tranquilla domenica pomeriggio nella mia città natale, Salina, nel Kansas settentrionale. Il volo in formazione di CAP era piuttosto tranquillo e nonostante tutto ero nervosa. Non avevo la piena consapevolezza del mezzo come la ho adesso. Comunque non era domenica pomeriggio ma un lunedì mattina di lavoro, che si prospettò presto pieno di guai.

Il ronzio della comunicazione mi arrivò nella radio incorporata nel casco: “Wasp 1 da Flower Swamp, abbiamo una richiesta di supporto aereo ravvicinato a 30 miglia ad ovest dalla vostra posizione. Una pattuglia di frontiera motorizzata è stata attaccata da 2 velivoli non identificati. Dirigetevi per rotta di intercettazione 1-6-1, quota 1200, velocità 450 nodi. Tempo previsto per l’intercettazione e VISident: 3 minuti.”

Il leader della formazione accusò il ricevuto confermando le informazioni di intercettazione poi comunicò con me: “Secondo qui leader, mi metto in rotta e velocità di intercettazione. Uniformati a me.”

Risposi e spinsi in avanti le manette degli acceleratori mentre viravamo per la rotta indicata e scendevamo bruscamente di quota.

Ero nervosa e sudavo nell’abitacolo mentre il mondo intorno a me scorreva via a oltre 400 nodi. I nostri radar restarono prudentemente spenti per non rivelare la nostra posizione agli incursori a bassa quota. Sbucammo di sorpresa in prossimità dell’obiettivo da dietro le montagne e vidi i segnali al suolo. Un piccolo aereo stava volteggiando e virava alla nostra sinistra posizionandosi contro la postazione a terra segnalata da un fumogeno. L’altro era a poca distanza.

Il leader identificò gli aerei come ostili e chiese alla base l’autorizzazione allo sganciamento dagli ordini di volo per affrontare i bersagli. Ricevuta conferma accendemmo i postbruciatori e la velocità schizzò oltre i 600 nodi portandoci alla velocità di attacco, eravamo a 15 secondi. Il mio leader scelse il bandito di sinistra e si gettò all’inseguimento, io lo seguì in coda per coprirgli il lato posteriore cieco mentre tenevo d’occhio il secondo velivolo affinché non ci giocasse qualche brutto tiro mentre eravamo impegnati. L’angolo di virata era spaventoso e facemmo una fatica immane per stargli dietro, agendo sulle superfici di controllo per guadagnare un po' di portanza e aumentare gli angoli di virata. Il nemico saettava a destra e sinistra tentando di rompere il contatto, era agile e veloce ma noi pilotavamo due Hornet da combattimento, non era facile metterci fuori gioco. Vidi il secondo bandito fare una larga virata, si stava mettendo fuori portata e non rappresentava un problema, quindi mi concentrai sulla caccia che si svolgeva davanti a me. Il leader accese il radar guida-missili ed il nostro bersaglio cercò di divincolarsi diminuendo rapidamente la quota per schermarsi con le asperità del terreno. Di colpo tirò a se la cloche e salì in verticale. Ancora una volta ci mise in difficoltà, i nostri meno agili Hornet non riuscirono ad affrontare una salita così violenta e repentina, entrambi perdemmo l’allineamento per qualche secondo sacrificando un po' di distanza e di velocità, ma ricominciammo a guadagnare terreno dopo pochissimo grazie alla superiorità tecnologica dei nostri F/18. La quota saliva rapidamente mentre il radar di ricerca tentava di dare un bersaglio ai missili sidwinders sotto le ali del leader; arrivati a 28.000 piedi il bandito stabilizzò la quota e tentò di manovrare per prenderci su un fianco ma ottenne il risultato opposto, ci avvicinammo abbastanza per aggredirlo con i cannoni anteriori da 20mm. Diedi un’occhiata all’altro aereo nemico rendendomi conto che ci stava aspettando a 35.000 piedi in buona posizione per attaccare, con il sole alle spalle: stavamo cadendo in una trappola, un brivido mi percorse la schiena. Avvisai il mio compagno preoccupata, diedi il “break left” e ci separammo per affrontare questo nuovo pericolo. Il secondo aggressore intuì la minaccia quando lo illuminai con un potente fascio radar guida-missili e non si fece prendere in contropiede, si allontanò in virata stretta ma rimanendo in vista del suo compagno.

Manovrava con grande foga ma perse terreno e mi avvicinai. Improvvisamente fece una virata violentissima, l’angolo di virata era tremendo, iniziavano i dolori a braccia gambe per lo sforzo e stavo perdendo progressivamente la vista e pur essendo in vantaggio persi l’allineamento e dovetti inseguirlo aprendo gli aerofreni e le altre superfici aereodinamiche mobili per aumentare il mio angolo di attacco. Stavo diventando pessimista. Mentre saettava alla mia sinistra, si trovò di nuovo dentro il fascio del mio radar guidamissili e lui in risposta si gettò a capofitto verso il suolo da oltre 30.000 piedi di quota. Mi accorsi con terrore che non avevo scelta, mi gettai all’inseguimento a postbruciatori mentre pregavo disperatamente il Radar di darmi in fretta il segnale verde per poter lanciare i sidwinder che pendevano dai piloni delle armi, prima di schiantarmi contro la terra che mi veniva incontro a 1.200 km/h. Ancora una volta tentò di divincolarsi dall’inseguimento livellando a poche centinaia di piedi dal suolo e manovrando all’impazzata verso una piccola catena montuosa, che gli fu fatale: i rilievi montuosi lo schermavano dai miei missili, ma lo portarono su un percorso obbligato. Si fece strada saettando tra le rocce a velocità folle mentre mi costringeva a restare a distanza. L’Hornet non era abbastanza manovrabile da inseguirlo in quei cunicoli né potevo trasgredire le disposizioni di volo che erano espressamente di “non farlo”. Ma la virata di livellamento era stata buona, rimanevo in vantaggio e diventavo un pó piu ottimista, i miei due potenti turbogetti lanciati a tutta forza mi facevano guadagnare terreno anche se le turbolenze del volo ad alta velocità a bassa quota mi stavano creando enormi problemi di assetto, e l’areo vibrava e sobbalzava. Le montagne si stavano chiudendo davanti a lui e si ritrovò in trappola. Doveva prendere quota in fretta e non poteva virare con celerità. Era la mia occasione: provai una prima salva con i cannoni anteriori ma passò alta e feci fiasco. Acquistai ancora velocità e mi avvicinai, ormai gli ero addosso, la sagoma si allineò nel mio reticolo di mira e aprì il fuoco sparando selvaggiamente per interminabili secondi, tentando di aggiustare la mira come meglio potevo; con grande sollievo vidi finalmente il segnale rosso sullo HUD da esercitazione. Lo avevo colpito. Woooow!!

"Ben fatto Wasp 2. Molto bene. Ora riporta le chiappe a 10.000 piedi e mantieni la formazione." L’istruttore davanti a me mi aveva aveva fatto un bel complimento, ed io non stavo piu nella pelle dalla soddisfazione e dall'adrenalina delka caccia. Inoltre sembrava sollevato dal poter smettere di manovrare furiosamente il suo A4 Skyhawk, e potemmo riunirci e tornare tutti insieme alla base che era la scuola di guerra aerea della marina, in formazione allargata. L’esercitazione Border patrol si era conclusa felicemente ed io avevo imparato qualcosa. Tecnicamente parlando, la “Border patrol” era niente di più che una rissa tra aerei da combattimento ma è di certo più professionale chiamarla esercitazione. Tornando alla base scambiammo qualche chiacchera amichevole, gli istruttori erano soddisfatti ed io ero compiaciuta, mi trovavo bene alla scuola di guerra aerea, era dura ma fantastica, stavo diventando una pilota da combattimento della Marina e presto sarei stata imbarcata su una unità operativa per la mia ferma di 3 anni. Mi chiedevo sognante come sarebbe stato il mio turno di servizio, quali sarebbero stati i miei colleghi e com’era vivere su una portaerei impegnata in operazioni navali. Mi ritrovai a sorridere, una nuova vita in mare mi aspettava… mentre guardavo il cielo azzurro sconfinato. Ed ero felice.

Una domenica di caccia grossa testo di July Castellano
5

Suggeriti da July Castellano


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di July Castellano