Il professionista

scritto da Insideyou
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Testo: Il professionista
di Insideyou

Faceva molto caldo quel pomeriggio afoso di giugno inoltrato, dalla finestra dell'ufficio i palazzi in lontananza erano deformati da una calura davvero rovente: sembrava che ci fosse una strana nebbia che si muoveva tra loro, una folta foschia come quando si tenta di guardare oltre il limitare di sé stessi e non si riesce a vedere altro.

Il traguardo, per i molti, è il raggiungere una meta, una posizione, un vanto, uno status: arrivare è lo scopo, mantenere è la sfida, perdere o cadere nel baratro è il timore ricorrente. Per una persona del genere c'è una costante lotta, un continuo confronto, una perenne coercizione, una sottile apprensione ed un profondo attrito che fagocitano l'essere nell'abominio del baratto, dell'inganno, della finzione, della paura, dell'invidia e dell'avidità.

C'è un traguardo però che non è conflitto, speranza, desiderio, sforzo, volizione; c'è un traguardo che non è illusione, euforia oggi e angoscia domani; c'è un traguardo che non è celebrato dalle ricorrenze, dai fasti, dall'orgoglio o dalla vanità, che presto lasciano il posto all'insoddisfazione, allo scontento, all'amarezza ed alla vile gelosia di quello raggiunto da un altro. C'è un traguardo che è l'essere a posto con se stessi in ogni istante; c'è un traguardo che determina nel proprio essere una luce, una gioia, un gaudio, una felicità sterminata che apporta quell'ordine interiore che è virtù. Virtù dell'essere sempre semplici, autentici, integri, ordinati, sani e coesi; virtù dell'essere in armonia, in pace, in uno stato di sublime equilibrio che adduce nella sperimentazione del vivere quotidiano l’azione totale e la visione chiara e completa. Per colui che porta nel cuore in ogni istante questa benedizione, non esiste alcun limite e non consentirà mai a niente e a nessuno di contaminare quella castità.

Non c'è età per il traguardo interiore dell'essere ordinati, ma c'è una strana arroganza che unisce il giovane e l'anziano.
Il giovane presume di avere idee nuove, evolute, rivoluzionarie, alternative, uniche; l'anziano suppone di detenere la conoscenza, l'esperienza, la saggezza, l'abilità, la capacità: entrambi vivono nelle proprie convinzioni, schiavi delle loro insicurezze, rimanendo vittime senza saperlo di quell'arroganza brutale che li divide, li separa, li limita, deteriorandoli nel tempo; privandoli così dell'ascoltare, del sentire, del provare quell'incontro innocente che potrebbe fare imparare tanto loro l'uno dall'altro, distanziandoli invece sempre più nelle alte muraglie delle loro difese interiori. Se potessimo deporre quell'arroganza, i rapporti sarebbero di altra natura, diverrebbero veri, puliti, basati sul darsi a vicenda senza pretendere altro: questo produrrebbe una vera rivoluzione nella società. E invece no, si dà solo per ricevere, spesso solo per convenienza e lo si fa sino al punto di non essere poi infastiditi o messi in discussione. Ecco perché il mondo è così finto: perché non è altro che lo specchio nitido di sé stessi.

Vivere invece con quel traguardo interiore sempre nuovo di essere in ordine e a posto con sé stessi, con quella meravigliosa gioia nel cuore di fare che rende la mente attiva, serena, quieta e sveglia, manifesta pienamente ciò che si è: senza filtri, senza paure, senza finzioni; quel movimento all'unisono con la realtà, che è quello della vera passione, è proprio la radice profonda e straordinaria della professionalità.

Ora, per i quasi tutti la professionalità è invece l'abilità o la capacità dell'applicare le numerose conoscenze acquisite, le tante esperienze ammassate, le molte astuzie modellate, quel proprio status magari raggiunto con grandi sacrifici, molte privazioni e indicibili sofferenze. Ma vedete, per essere davvero dei professionisti non è importante il cumulo delle conoscenze o delle esperienze che formano la propria memoria e che modellano ed improntano di conseguenza il proprio carattere: alla fine sono cose finite, limitate, condizionate, trascorse, praticamente morte, che tra l’altro vi portano via l’originalità. Ciò che davvero è rilevante invece è il "come" si applica la conoscenza, non il volume della stessa. Potete pertanto accumulare immensi saperi ed enormi conoscenze, ma senza sapere "come" applicarle, sarebbero del tutto inutili: non sono quelle le ricchezze interiori. Però il "come" applicare le conoscenze fortunatamente non è schematizzabile, né è il risultato dell'imitazione, della coercizione ad un metodo o ad uno schema: il "come" applicare le proprie conoscenze ed il "come" utilizzare le proprie esperienze quando occorre è di fatto l'essere sé stessi in ogni momento senza distorcere ciò che si è, in uno stato di ordine assoluto, ovvero l'espressione della passione e la passione in sé non è affatto simulabile, imitabile, trasferibile, controllabile, ripetibile o ancor peggio non è una ricompensa dovuta per uno sforzo oppure uno scambio imposto per una convenienza.

Professionalità deriva da professare e colui che professa, porta totalmente sé stesso nell'azione e nella sperimentazione con l'altro, proprio attraverso la passione; esperendo senza dunque il controllore, il censore e soprattutto senza il pensatore che muove la realtà che lui stesso proietta nella mente esclusivamente per preservarsi e darsi continuità. Professionalità, integrità e passione sono un unico fenomeno rigoglioso che rende l'essere umano unico, gioioso e soprattutto libero: per il vero professionista è davvero questa la sfida del vivere, proprio quella di non consentire mai a nulla e a nessuno di violare la propria integrità.

Allora se si è completamente a posto con sé stessi, qualsiasi azione che si compie in ogni istante del vivere da quello stato (azione in tutti i sensi, ovvero quella lavorativa, quella familiare, quella sociale, quella affettiva, quella politica) è sempre totale e non porta mai rimorso o rimpianto ed è questo che è importante, non il fatto che quell’azione sia riconosciuta e ricordata da sé stessi o da un altro. Per tale motivo, il traguardo di stare a posto ed essere ordinati con sé stessi, che adduce fiducia, è una sfida continua e sempre nuova, che occorre difendere strenuamente con la passione e che ogni giorno che si rinnova e fiorisce in noi, rende l'essere sempre più leggero, pulito e quindi, meravigliosamente libero. Vi auguro pertanto di essere davvero dei professionisti e di spezzare così quelle larghe e pesanti catene che vi tengono repressi nella prigione angusta di voi stessi.

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