Come tutte le volte che avevo un pò di tempo libero, ero andata a fare una passeggiata nei kiwi.
Adoravo camminare tra le file degli alberi, era sempre molto silenzio, riusciva a calmarmi e a riportarmi in mente tanti bei ricordi, come la prima volta che ho fatto l’amore con mio marito. Non ce niente di meglio che fare l’amore all’aria aperta sentire solo il rumore degli insetti al lavoro, e la carezza del vento sulla pelle sudata.
Come dicevo anche quel giorno stavo passeggiando, quando sento ringhiare dietro di me.
Mi fermo ma non mi giro, in un secondo mi passano per la testa mille pensieri e ricordi, di come 2 anni fa mentre andavo al lavoro mi avevano attaccata 2 cani. Erano molto grossi, uno era nero con il pelo molto corto e tutto sporco con il muso arricciato in un ringhio, l’altro era (forse qualche mese fa bianco) adesso grigio con delle macchie di solo dio sa cosa, e anche questo mi faceva vedere i denti sporchi ringhiando.
Erano usciti da un cancello aperto e avevano cominciato ad abbaiare a me che proprio in quel momento stavo passando lì. Avevo cominciato ad indietreggiare ma loro si stavano avvicinando sempre di più. Speravo che passasse qualche machina, magari qualcuno che si fermava pure, ma niente. Ero terrorizzata, non sapevo che fare, non volevo girarmi per correre perché di sicuro non appena mi giravo loro mi avrebbero attaccata.
Finalmente passa una machina, due, mi guardano e passano senza neppure suonare il maledetto clacson per mettere paura alle bestie. Ero in un maledetto centro abitato con due cani che stavano per sbranarmi e non c’era nessuno che mi poteva dare una mano.
Lentamente ricomincio ad indietreggiare, con movimenti lenti per non dare l’impressione che li volevo attaccare, ma quando mai un problema arriva da solo? Ecco che inciampo,perdo l’equilibrio e sto quasi per cadere, i cani approfittano e partono all’attacco. Uno prova a mordermi la gamba ma prende solo i jeans, e l’altro mi azzanna la borsa. Strillo come una pazza finche dopo qualche minuto ( a me sembravano ore) esce proprio il padrone delle belve e li richiama. Come due cuccioli stanchi di giocare mi lasciano e vano ad accucciarsi ai piedi di quel cretino che non aveva chiuso bene il portone.
Mentre faccio un respiro profondo per calmarmi (volevo spaccarli la faccia) sento che mi da della scema perché ho messo paura ai suoi piccoli. IO A LORO?
Non me la sentivo di affrontare una giornata in ufficio cosi chiamo mio marito e mi sono fata venire a prendere. In machina gli ho raccontato tutto tra il pianto per la paura e le risate per il sollievo.
Quella volta era finita bene, cosi con un po’ di speranza nel cuore comincio a girarmi per trovarmi davanti un cane neanche tanto grosso, con un pelo nero molto lungo che gli copriva gli occhi.
Poteva essere anche un cane di compagnia che era scappato da qualche vicino, se non fosse stato per la mascella dell’animale che era il doppio del normale. Più larga e anche più lunga con dei denti gialli molto grossi e appuntiti. Quando il vento gli a mosso il pelo che gli nascondeva gli occhi e ho potuto finalmente vederli, mi sono veramente messa paura, erano rossi (se avete presente come quelli di Terminator).
Non potevo levare gli occhi da quel muso enorme colante di bava, peggio di un neonato che sta mettendo i denti.
Il mio cervello funzionava a mille per trovare una soluzione, ce la dovevo fare anche questa volta. Non potevo correre, la casa distava più di un km. E non ce l’avrei mai fatta. Quella distanza per me era troppa per non parlare che dovevo essere anche più veloce del cane, quindi impossibile.
All’improvviso il cane inizia a correre verso di me, non faccio in tempo neanche ad aprire la bocca per strillare che lui mi aveva gia morso la mano. Provo a girarmi per darli un calcio o magari spingerlo via, ma lui e più velocce e si allontana di gran corsa. Non so cosa credere,stavo come una cretina con la mano sanguinante, a guardare quel cane peloso che scappava.
Approfitto della mia buona stella e m’incammino verso casa. Non riesco a fare più di qualche passo che mi mancano le forze e vedo tutto nero (ma non era il cane). Svengo oppure sto là sdraiata mentre nella mia testa ce una guerra. Vedo tutto che si muove intorno a me, poi sto inseguendo un piccolo coniglio, e corro e corro e sono di una velocità incredibile, riesco a raggiungere la piccola creatura, sento la sua paura, e mi piace. Visto che sono più veloce del coniglio , inizio a giocare con lui, a bloccarli la strada ovunque lui gira trova me davanti. Sa che non ha nessuna possibilità di salvezza eppure continua a correre. Anche quando sente i miei denti che li penetrano nella carne le sue zampette continuano a muoversi, strappo pezzi di carne il sangue zampilla dappertutto. Mi sento forte, potente, e appagata. Sentiva la carne del coniglio dentro il mio stomaco calda, e mi da una sensazione di benessere cosi mi sdraio sull’erba a godermi il sole.
Mi sveglio qualche ora più tardi nel giardino di casa. Un dolore incredibile di testa e alla mano ferita. Vedo che ha smesso anche di sanguinare. Entro in casa faccio una doccia mi fascio la mano e mi sdraio sul letto. Ci voleva ancora qualche ora fino al arrivo di mio marito. Mi addormento profondamente senza sognare niente questa volta.
Mi sveglia il rumore di una machina che parte sgommando. Guardo l’orologio e me ne accorgo con terrore che sono le sei e trenta del mattino, avevo dormito più di 15 ore.
In cucina trovo un biglietto da mio marito dove mi diceva che mi avrebbe chiamato più tardi, che era preoccupato perché non era riuscito a svegliarmi né la sera prima e neanche questa mattina. Passo la mattinata facendo le pulizie in casa. Avevo una energia incredibile. Quando ho finito decido di fare un bagno rilassante. Metto le candele profumate tutto intorno alla vasca, e poi mi immergo nel liquido profumato e caldo. La schiuma mi avvolge e mi fa il solletico. Appoggio la testa sul bordo della vasca, e mi rilasso.
Non e passato neanche qualche minuto che sento il tocco leggero del vento sulla mia pelle. Com’e possibile? Apro gli occhi e me n’accorgo che non sono più dentro la vasca da bagno ma in mezzo ai kiwi e per giunte anche nuda.
Mi sento diversa, sento tutto. Le formiche che camminano sulla terra asciutta. Un uovo che si stava aprendo per far uscire un uccellino. Poi sento l’odore di un altro essere che mi stava a qualche metro di distanza e mi osservava incuriosito.
Era Roky, il cane della mia vicina.
Qualcosa nel mio sguardo deve aver messo paura al povero cane che inizia a correre, mi lancio all’inseguimento, corro come il vento, sono di una velocità incredibile, riesco a raggiungere il cane che guaisce quando mi vede, ancora in corsa allungo il collo e gli mordo una zampa e non lo molo più, ci fermiamo dal correre, e rovesciamo a terra. Gli lascio la zampa per mordere il collo, per tutto il tempo lui mi guarda con un’espressione stupita, non riusciva a credere come quella che un tempo andava a fare visita alla sua padrona e li faceva le carezze sulla testa, si e potuta trasformare nel suo assassino.
Vedo i suoi occhi lucidi che un tempo erano giocosi diventare opachi, la luce gli abbandona, ma non m’impressiono più di tanto e inizio a mangiarlo come se fosse il stufato che cucina sempre mia madre. Ha un sapore squisito (parlo del cane non del stufato), morbido e dolce.
Finalmente sazia tutto torna al normale, mi rilasso al sole, il sangue si asciuga sulla mia pelle e tira, il vento mi accarezza il seno. Mi eccito mi tocco anche io il seno le cosce, poi passo ai posti più nascosti, mi bagno e ho voglia di fare l’amore. Torno verso casa sperando di trovare mio marito.
Sono arrivata a casa con il buio. Tutte le luci erano accese, segno buono, significa che lui era tornato. Faccio il giro della casa, trovo la finestra della camera da letto aperta e mi ci infilo. Una doccia veloce e sono pronta.
Lo trova in cucina, era al telefono con mia madre, tutto preoccupato che oggi non gli avevo risposto al telefono, e non c’ero neanche quando e tornato a casa. Comincio ad accarezzarli le spalle per farle sapere che ero dietro di lui, gli bacio il colo mentre gli infilo una mano nei pantaloni. Frettolosamente chiude la comunicazione e si gira per baciarmi.
Più tardi mentre i nostri corpi stavano ancora intrecciati, mi accorgo del sangue che gli scende sulla spalla. Pulendolo vedo le orme lasciate dai miei denti.
Inizio ad avere un dubbio nel cuore, ma quando lo sento che inizia a dimenarsi e lanciare urli, capisco che anche lui stava diventando come me. Cosa? Non lo sapevo neanche io.
Non ero un licantropo, loro uscivano solo la notte con la luna piena.
Non mi dispiaceva il cambiamento. Adesso che anche mio marito era cambiato, le cose potevano diventare anche divertenti.
Cambieremo casa. Andremo a vivere vicino ad una foresta, dove potremo andare a caccia senza nessun essere umano corra il pericolo di essere divorato al posto di un capriolo.
Sicuramente la nostra vita sarà più eccitante d’ora in poi.
incontri pericolosi testo di misha