File di fragole selvatiche attraversavano la brughiera, cercando posto tra i viola della lavanda. Un sentiero e un portone in ferro, percorrenze senza ritorni mi accompagnavano per poi abbandonarmi. Avevo vestiti nuovi e fissavo un cielo plumbeo striato da grigi nembi, nel cuore e nella mente l’insensibile suo tocco, la sua voce oramai eterea e lontana. Questo ricordo. E d’esso avrei voluto raccogliere uno stralcio d’erba e portarlo con me in quel giorno d’aprile.
Era tempo nel pendolo che non scorre mai e io...
Come sempre ero lì e come sempre incontrai un viandante. «Posso amico lasciarti un pensiero?» «Qual pensiero vuoi dunque abbandonare a me?»
Era cosi quel vento bizzarro che incontravo nel campo dei miei silenzi. L'aquila nera volava alta e fra le mani incrociate stringevo il freddo. Decisi di non incontrare più il vento, ma non potevo sottrarmi. Avrei voluto confidare l'anima a Emy Swonson. Provai a sussurrare senza parola, senza conoscere lingua.
Era un giugno dal profumo di malva e lei riposava davanti a me.
«Ti prego vento amico, tu che vai fra lapidi di pietra. Vedi? Emy è sepolta lì... Portale questo cuore, non posso spostare il mio peso di morte, fallo tu che ogni giorno sei così gentile da fermarti sulla mia tomba».
Tratto dalla silloge poetica “Il mio romanticismo inglese”
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