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Era l’estate del 2019.
Io ero già sposata da pochi anni e avevo deciso di riprendere l’università.
Mi sembrava un momento buono: la mia vita era stabile, costruita, persino serena.
Non cercavo nulla, o almeno così credevo.
Poi, un giorno, scrollando distrattamente Instagram, ho visto una tua storia.
Una di quelle ironiche, leggere, che fanno ridere senza sforzo.
Mi è uscita una risata spontanea.
E d’istinto, senza pensarci troppo, ti ho risposto.
Un messaggio veloce, innocuo.
O almeno… così sembrava.
Da lì, qualcosa si è rimesso in moto.
Come se quegli anni di silenzio non fossero mai esistiti.
Come se tra noi ci fosse stata solo una lunga pausa, e non un vero addio.
Abbiamo ripreso a sentirci.
Prima con la cautela di chi si sfiora con le parole.
Poi con una naturalezza disarmante.
Le conversazioni diventavano sempre più frequenti.
Sempre più lunghe.
Fino a tarda notte.
Parlavamo delle nostre vite:
i sogni rimasti a metà, i traguardi raggiunti, i piccoli inciampi quotidiani.
C’era voglia di raccontarsi, certo.
Ma anche qualcosa in più.
Tra le righe, nelle pause tra un messaggio e l’altro, si avvertiva un altro tipo di desiderio.
Quello di vederci.
Di guardarci con occhi nuovi eppure carichi di tutto quello che non avevamo mai dimenticato.
Era un gioco pericoloso.
Lo sapevamo entrambi.
Ma non riuscivamo a fermarci.
E mentre i giorni passavano, quel contatto tornato per caso diventava una costante.
Una presenza viva, familiare, sbagliata... ma irresistibile.