Un po' di tempo fa fotografavo spesso finestre. Erano il mio soggetto preferito, soprattutto quando le luci erano accese. Ho sempre provato a immaginare la vita che c'era dietro, il luogo sicuro, i rumori del mondo attenuati.
Siamo in una bella piazza stasera, io e altre due amiche, per seguire Linda, cantante soprano e carissima amica, che va in scena con Il Trovatore di Verdi. Lei interpreta Leonora, una delle due protagoniste.
Il contesto è davvero suggestivo. Il palco è allestito proprio davanti alla splendida facciata del Duomo, con i suoi marmi verdi e bianchi.
Lo spettacolo è iniziato. Vedo entrare Linda, sicuramente emozionata ma, come sempre, intensa ed espressiva.
Io, invece, mi distraggo. Sì, purtroppo non riesco a seguire il libretto. Se solo avessi portato gli occhiali! E poi, diciamolo, l'opera lirica non riesce a sedurmi come mi piacerebbe.
Così, quasi senza accorgermene, comincio a guardarmi intorno. Ci sono portici, edifici storici ma anche abitazioni. Noto subito una grande finestra aperta in un attico. Sembra un open space. Sul soffitto una luce blu si alterna a una rossa.
Da una finestra più in basso due signore sono affacciate. Immagino stiano seguendo lo spettacolo. Entrambe stringono un ventaglio tra le mani.
Dall'altra parte della piazza, invece, un edificio meno prestigioso ospita appartamenti e negozi al piano terra. La mia attenzione viene catturata dall'unica luce accesa, quella di due finestre non troppo grandi.
Dietro i vetri si muovono due figure. Da qui sembrano soltanto ombre.
Guardo meglio.
Una delle due sembra accanirsi con calci e pugni sull'altra, che non reagisce e barcolla.
«Stefy...» mi avvicino al suo orecchio. «Sono sicura che in quel palazzo un uomo sta massacrando di botte una donna. Guarda, lassù.»
Lei alza appena lo sguardo.
«Ma dai... segui lo spettacolo invece di guardarti intorno, come fai sempre. Io vedo solo due ombre.»
Ci provo.
Mi concentro su Leonora. A capire cosa si dicano, però, non c'è verso.
Così il mio sguardo ricomincia a vagare. Il Duomo, le luci blu e rosse dell'attico che per un attimo mi ipnotizzano...
Poi torno lì.
Non è possibile.
Così la uccide.
Devo fare qualcosa.
«Torno subito.»
«Ma dove vai?»
Non rispondo. Mi alzo, creando non poco scompiglio nella fila, visto che sono seduta proprio nel mezzo.
«Scusate... scusate... è un'urgenza.»
Finalmente sono fuori.
Mi dirigo verso quel palazzo, cercando di capire meglio.
Ormai sono sotto.
Vedo chiaramente la figura di un uomo. Sembra un ragazzo giovane e atletico.
Ma chi ha davanti?
Lei continuo a distinguerla male. È ancora lì che oscilla sotto quei colpi violenti.
Finalmente lui si ferma. Fa qualche passo verso l'altra finestra illuminata.
Adesso la vedo meglio.
Non mi sembra una donna.
Ma nemmeno un uomo.
torna indietro e sposta di peso, senza alcuna fatica, la povera vittima.
Adesso sì.
Vedo tutto.
È un sacco da boxe.
Di quelli da terra.
Poi, come attirato da qualcosa, si volta e guarda proprio verso di me.
Vorrei sparire.
Abbasso gli occhi e torno rapidamente sui miei passi, sollevata.
Sorrido tra me.
A Stefy questa storia non la racconterò mai.
Intanto l'opera volge al termine. Linda, o meglio Leonora, esala gli ultimi respiri tra le braccia di Manrico.
Aspetto in piedi la conclusione.
Poi un lungo applauso avvolge tutta la piazza.
Alzo un'ultima volta gli occhi verso quella finestra.
Le luci sono spente.
Omicidio rimandato.
Finestre testo di Adele87