Ponte levante leva li..

scritto da Strabik92
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Testo: Ponte levante leva li..
di Strabik92

Ogni città che si rispetti ha il suo ponte levante. Quello che si alza, che si solleva, che lascia passare le cose grosse. Io ne vorrei uno tutto mio. Un ponte personale, davanti alla porta di casa, ma anche davanti alla porta del mondo. Un ponte che si alza e leva via tutto quello che ci fa schifo. Leva lì. Leva lì. Leva lì.

Levare il telefono che squilla quando non devi. Quello che ti sveglia la domenica mattina alle otto, quando il sonno è ancora appiccicato agli occhi e il mondo fuori è un lusso che non puoi permetterti. Levare le notifiche che non hai chiesto, i messaggi che non aspetti, le chiamate di gente che parla e dice niente. Leva lì, nel canale, sotto il ponte.

Levare le code. Tutte. Quelle al supermercato, quelle al bancomat, quelle in autostrada quando piove e hai la macchina che fuma e il bambino che piange e la moglie che dice "ma non potevi partire prima?". Levare le code come si leva la polvere. Con un colpo di straccio. E via.

Levare la gente che parla al telefono sull'autobus a volume altissimo. Quelli che raccontano la loro vita a tutti, come se il mondo intero fosse in attesa di sapere cosa ha detto Mario ieri sera. Levare le loro voci, le loro risate, i loro segreti che segreti non sono più. Leva lì, che tanto non interessano a nessuno.

Levare le bollette. Le luci, i gas, i rifiuti, tutto quello che arriva per posta e ti fa male al cuore. Levare quei fogli di carta che ti dicono quanto sei costato al mondo, quanto hai consumato, quanto devi ancora. Leva lì, nel fiume della dimenticanza, dove i numeri si sciolgono come zucchero.

Levare la pubblicità. Quella che ti insegue per strada, sullo schermo del computer, nella cassetta delle lettere, nei sogni. Quella che ti dice che sei troppo grasso, troppo magro, troppo vecchio, troppo poco. Levare le immagini patinate, i sorrisi finti, le promesse di felicità in una scatola. Leva lì, tra i detriti delle illusioni.

Levare la gente che non ti saluta. Quelli che incontri al bar, al lavoro, per strada, e che guardano da un'altra parte come se tu fossi aria. Levare i "buongiorno" non detti, gli sguardi che scivolano, i vicini che chiudono la porta quando esci. Leva lì, tutti quelli che fanno finta di non vederti, come se la tua esistenza fosse un'opzione.

Levare i falsi complimenti. Quelli che ti dicono "stai bene" quando hai le occhiaie fino al collo. "Che bel vestito" quando è quello che hai messo perché gli altri erano sporchi. "Dai, vedrai che andrà tutto bene" quando tutto va di me**a e loro lo sanno. Leva lì, tutte quelle parole che non pesano niente e fanno male lo stesso.

Levare le scadenze. Il 15 del mese, il 30, il 31, i giorni che ti ricordano che qualcosa sta per finire o sta per iniziare e tu non sei pronto. Levare il tempo che non basta mai. Levare gli orologi che corrono e i calendari che ti guardano con i loro numeri rossi.

Levare la pioggia quando sei senza ombrello. Il vento che ti scompiglia i capelli dopo che li hai sistemati. La macchina che non parte. Il latte che si scade. Le uova che si rompono. Il giorno che poteva andare bene e invece è andato male. Leva lì, via, tutti i piccoli tradimenti della vita quotidiana.

Levare il buongiorno del capo. Il "tutto bene?" dell'ufficio. Le riunioni in cui non si decide niente. Le mail con scritto "come da nostro precedente". Leva lì, tutta quella fatica che non serve, tutto quel parlare che è solo rumore.

Levare la gente che si lamenta e basta. Quelli che hanno sempre un problema, sempre una scusa, sempre un motivo per non fare. Quelli che ti svuotano l'anima con le loro storie e non ti lasciano niente in cambio. Leva lì, nel pozzo senza fondo dell'ascolto passivo.

Levare il traffico. Le macchine ferme, i clacson, lo smog, il sole che picchia sul cofano e tu che arrivi in ufficio già stanco. Levare le strade intasate, i semafori che diventano rossi quando arrivi tu. Levare i parcheggi introvabili e i vigili che ti multano perché non hai trovato parcheggio.

Levare le notizie brutte. Quelle che ti svegli la mattina e il telegiornale ti dice che è successo un'altra cosa terribile. Che qualcuno ha ucciso, qualcuno ha rubato, qualcuno ha mentito, qualcuno ha tradito. Levare il dolore che entra in casa attraverso lo schermo e si siede a tavola con te.

Levare la paura. Quella che ti tiene sveglio la notte. Quella che ti fa guardare sotto il letto anche se hai cinquant'anni. Quella che ti ferma prima che tu inizi. Quella che ti dice "non puoi", "non devi", "non sei". Leva lì, la più cattiva di tutte.

E poi, quando il ponte levante si è alzato abbastanza, quando tutto quello che odiamo è passato sotto, chiuso nelle chiatte del fiume della dimenticanza, noi restiamo di sopra. Soli. Stanchi. Ma leggeri.

Perché levare non è solo buttare via. Levare è anche fare spazio. È liberare il posto per qualcos'altro. Per un silenzio che non sia vuoto. Per una parola che non sia falsa. Per un saluto che sia vero. Per un giorno che non faccia schifo.

Ma il ponte levante, si sa, non rimane alzato per sempre. A un certo punto deve abbassarsi. E la roba che abbiamo leva lì, prima o poi, torna a galla. O arriva nuova. Perché il mondo è un fiume e il fiume non si ferma mai.

Allora forse, e dico forse, il vero ponte levante non è quello che leva via. Ma quello che ci insegna a convivere con ciò che resta. A guardare la mondezza, la rabbia, la frustrazione, la cacca, la gente che non saluta, e dirgli: va bene, siete qui. Ma io sono più in alto. E da quassù, non mi toccate.

E poi, col sorriso, alzare il ponte. Ancora una volta. Perché la vita è questo: un levante che si alza e si abbassa, e noi nel mezzo, a guardare passare tutto. Con la speranza che un giorno, sotto quel ponte, passi anche qualcosa di bello.

Ponte levante leva li.. testo di Strabik92
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