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LA REPPUBLICA DEI CRETINI
Nel cuore di un continente dimenticato dalle mappe, esisteva una nazione prospera e felice: la Repubblica dei Cretini. Nessuno sapeva esattamente quando fosse nata, ma tutti i suoi abitanti erano certi di una cosa: lì, tra cretini, ci si capiva alla perfezione.
Il presidente, eletto con il 99,9% dei voti, si chiamava Ottuso Primo. Aveva una sola promessa elettorale: “Niente domande, solo risposte semplici.” Fu acclamato come genio.
Ogni mattina, i cittadini si svegliavano e si scambiavano saluti profondi come: — “Hai visto che bello il cielo oggi?” — “Sì, è blu come ieri. Che meraviglia!”
Le scuole insegnavano l’arte del pensiero circolare: ogni domanda doveva finire dove era iniziata. — “Perché il sole sorge?” — “Perché è il suo mestiere.” — “Ah, giusto.”
I giornali titolavano: “Grande successo: il governo ha abolito la complessità!” “Record di felicità: nessuno ha capito nulla, ma tutti sono d’accordo!”
Il motto nazionale era inciso su ogni edificio pubblico: “Tra cretini ci si capisce bene. E siamo in tanti.”
E in effetti, erano tantissimi. Ogni giorno nascevano nuovi cittadini, accolti con un test d’ingresso: — “Ti piace pensare?” — “No.” — “Benvenuto!”
Un giorno, però, arrivò uno straniero. Si chiamava Senso Critico. Parlava strano, faceva domande, dubitava. Provò a spiegare che forse, solo forse, c’era un altro modo di vivere. Ma nessuno lo capiva. — “Ma perché vuoi complicare le cose?” — “Perché la verità è spesso complessa.” — “Ah, allora sei uno di quelli…”
Fu esiliato con gentilezza. “Non è cattiveria,” gli dissero, “è che qui ci capiamo troppo bene per ascoltare chi è diverso.”
E così la Repubblica dei Cretini continuò a prosperare. Le strade erano pulite, le menti vuote, e i cuori leggeri. Nessuno si sentiva solo, perché nessuno si sentiva diverso. E ogni sera, davanti al telegiornale, tutti ripetevano in coro: “Tra cretini ci si capisce bene. E siamo in tanti.