L'albero della vita

scritto da Suomiblue
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Testo: L'albero della vita
di Suomiblue

Avanzai a fatica dentro mezzo metro di neve, strizzando gli occhi mentre missili ghiacciati mi colpivano gli occhiali. Il vento era una presenza fisica, quasi come un muro d'acqua; nuotavo nella tempesta, più che attraversarla. Avevo disperatamente bisogno di un riparo. Sbirciando attraverso le raffiche di fiocchi di neve, riuscii a malapena a distinguere una linea scura. Continuai ad andare avanti, rifiutando di arrendermi al desiderio irrazionale di sdraiarmi e riposare.

La linea scura si rivelò essere una foresta: una volta entrata, l'attacco implacabile si attenuò. Il vento ululava tra gli abeti come lupi che avevano perso la preda. Mi voltai a guardare la pianura innevata, stentando a credere di aver attraversato quell'incubo. Foglie di neve martellavano il terreno, diavoli di neve scomparivano e riapparivano. Quella vista mi fece infuriare e fece esplodere in me una rabbia incontrollabile.

"Non oggi!" urlai.

Veniva dal profondo della mia anima. Urlai finchè potei: sono una combattente che aveva dovuto lottare per ogni centimetro che si era guadagnata nel mondo del lavoro, ma non avevo mai lottato per la mia vita. E questa non era un'acquisizione ostile. Madre Natura non aveva un movente. Mi avrebbe uccisa solo perchè ero qui.

Raddrizzai le spalle: sopravvivrò. Mi addentrai nel bosco, i fitti alberi sempreverdi mi proteggevano dal vento, ma rendevano l'avanzata faticosa. Tuttavia, essere piccola di statura si rivelò un vantaggio perchè i rami più bassi mi permettevano di ripararmi sotto di loro.

Dopo aver camminato senza meta per oltre un'ora, notai un albero enorme che si ergeva solitario in un piccolo campo circondato da abeti. Non assomigliava agli altri alberi; aveva foglie grandi come piatti con venature dorate che brillavano debolmente. Era solo leggermente più alto degli alberi circostanti, ma la larghezza dei suoi rami superava addirittura la sua altezza. La neve riempiva la radura intorno, ma incredibilmente, sotto quell'enorme albero, fiori ed erba verde prosperavano: non si vedeva nemmeno una macchia di neve.

Mi feci strada nella neve e camminai fino a raggiungerlo. Subito una vampata di calore mi investì, riscaldandomi così rapidamente che dovetti togliermi l'abbigliamento invernale. Iniziai addirittura a sudare; per un attimo, credetti di essere già morta. Tornai al bordo e allungai il braccio: l'inquietante contrasto tra il freddo sul braccio sinistro e il caldo tropicale sul braccio destro mi spaventò.

Com’era possibile?

Premetti cautamente a terra con un piede, cercando una sorgente termale nascosta, ma non trovai niente che potesse spiegare il calore. Dopo un po’ rinunciai a provare, e accettai l'impossibile con immensa gratitudine. Ero viva e finchè questo calore sarebbe persistito, non sarei morta di freddo. La stanchezza mi travolse, trascinandomi sotto come una valanga, e mi arresi al sonno, adagiandomi contro il tronco massiccio. Svenni rapidamente.

Qualcosa mi svegliò: un rumore. L'adrenalina mi salì alle stelle, avvertendomi del pericolo. Dietro di me, sentii un ramoscello spezzarsi in due. Mi alzai lentamente e sbirciai da dietro il tronco: un lupo annusava il terreno, emettendo un basso ringhio. Poteva sentire il mio odore e, a giudicare dal suo aspetto, si capiva che non mangiava da molto tempo. Rimasi senza fiato. La bestia alzò lo sguardo e i nostri occhi si incrociarono. Il suo ringhio si intensificò e cominciò cautamente ad avvicinarsi.

Tremavo, paralizzata dalla paura, le dita conficcate nella morbida corteccia dell'albero. Il lupo descrisse un ampio cerchio, senza mai staccarmi gli occhi di dosso. Non riuscivo a muovermi; finora avevo sempre creduto che la mia capacità di comando mi avrebbe aiutata a superare qualsiasi situazione, ma qui non si trattava di negoziare con un cliente. Quel lupo non aveva alcun movente nascosto. Non aveva nulla da barattare. Non mi odiava. Era solo affamato.

Si fermò esitante, a pochi metri da me. Alzò lo sguardo, annusò, poi riportò la sua attenzione su di me. Il mio istinto di sopravvivenza si fece sentire e corsi via: nessuna voglia di combattere in questa ragazza. Sentii il lupo che mi inseguiva, il suo ringhio furioso si avvicinava. Sapevo che presto si sarebbe avventato, ma rifiutai di arrendermi. Ero venuta in questo ritiro nella natura selvaggia per trovare insieme ai miei colleghi il mio lupo "interiore"… e adesso, stavo per finire "dentro" un lupo. Sentii il suo respiro caldo e sapevo che stava per mordermi una gamba. All’improvviso sentii un forte schiocco, il fruscio delle foglie, poi un tonfo. Un guaito canino. Poi il silenzio.

Il mio slancio mi portò di nuovo dentro la tormenta, e lo sbalzo di temperatura mi mozzò il respiro. Inciampai e caddi: le mie mani persero la sensibilità appena le affondai nella neve per rimettermi in piedi. Ogni parte esposta del mio corpo cominciò a formicolare: sarei morta in pochi minuti se non fossi tornata sotto l'albero. Mi voltai indietro e vidi un grosso ramo sulla testa del lupo. Il sangue gli colava dalla bocca.

Corsi di nuovo sotto l'albero, immediatamente avvolta dal clima tropicale, rimanendo dalla parte opposta del lupo morto. Tuttavia, sapevo che avrei dovuto trascinare il corpo nella neve, dove si sarebbe congelato. Se non l'avessi fatto, la carcassa si sarebbe decomposta e carnivori di ogni tipo ne avrebbero sentito l'odore. Trovai il coraggio di avvicinarmi alla bestia; prendendolo per le zampe posteriori, lo trovai sorprendentemente facile da spostare, e un tappeto di foglie mi rese il compito più facile. Una volta fuori, lo lasciai cadere e tornai al sicuro.

Iniziai a studiare lo strano albero e notai delle protuberanze sparse lungo il tronco, abbastanza sporgenti da poter essere usate come appigli. Mi arrampicai con cautela, trovandomi a mio agio, come se qualcuno avesse sistemato le protuberanze esattamente nei punti in cui mi servivano. Mi sedetti sul primo ramo che incontrai, che era così largo che avrei potuto girarmi nel sonno senza timore di cadere. Vidi centinaia di rami sopra di me, con solo una minima quantità di luce che penetrava l’intrico di foglie.

Più in basso lungo il ramo, sentii quella che sembrava acqua corrente. Mi avvicinai al suono, e con mia sorpresa trovai una piccola cascata. Alzando lo sguardo, vidi la cascata scorrere di foglia in foglia da qualche parte più in alto. Immaginai che la neve che si scioglieva dalla cima alimentasse questa caduta; con le mani a coppa, bevvi. L'acqua non era mai stata così buona.

Mentre bevevo, un uccello si posò su un ramo lì vicino e iniziò a cantare. Non ero un’esperta di uccelli, ma questo sembrava antico, come se appartenesse a un'altra epoca. Aveva un canto meraviglioso, diverso da qualsiasi altro avessi mai sentito a New York. Allungai la mano e lui volò via, atterrando a pochi rami da me. Con mia sorpresa, su quei rami crescevano decine di mele. Mi arrampicai e le mangiai. Deliziose! Ne raccolsi quante più riuscii a portare e tornai al mio ramo.

Nelle due settimane successive, trasformai il mio ramo in una camera da letto. Le foglie mi creavano un posto morbido dove dormire, la cascata mi forniva acqua e, oltre alle mele, trovai uva, arance, pere, banane e mandorle.

Pensai molto a quell'albero. Come generava calore? Come poteva far crescere una simile varietà di frutti? Le mandorle? Da dove venivano gli uccelli? Non riuscivo a spiegarmelo, ma se non fosse stato così, sarei morta.

Una mattina sentii un elicottero. Scesi velocemente dai rami, mi misi il cappotto e corsi verso la radura, saltando e urlando a squarciagola. Com'era prevedibile, non mi vide nessuno.

Il giorno dopo sentii di nuovo l'elicottero, ma stavolta non feci nulla. Sarebbe stato inutile. Chiusi gli occhi, immaginando la mia casa e i miei genitori, e rimpiansi di aver aspettato troppo a lungo per farli diventare nonni. La mia carriera era sempre venuta prima. Peccato, sarebbero stati dei nonni fantastici.

Un odore familiare mi strappò dai miei sogni a occhi aperti: il fumo mi riempiva le narici. L'albero era in fiamme. Enormi lingue di fuoco lo avvolgevano fino alla cima, facendo cadere foglie e rami infuocati intorno a me. Afferrai il cappotto, scesi e corsi fuori da sotto l'albero.

Il fuoco crebbe a una velocità incredibile, avvolgendolo completamente. Non potevo credere a quello che vedevo: in pochi minuti, il fuoco distrusse la mia fonte di calore, cibo e acqua. Mi sedetti nella neve piangendo, sapendo che sarei morta prima che quel giorno fosse finito.

All'improvviso, dietro di me, sentii il rumore di un elicottero molto vicino. Mi voltai, e vidi il pilota che mi salutava con la mano.

Un attimo dopo, mi ritrovai a volare su un elicottero riscaldato, bevendo cioccolata calda da un thermos. La squadra di soccorso mi raccontò di aver cercato il nostro gruppo, e di aver rintracciato tutti tranne me. Non mi avrebbero mai trovata se non fosse stato per l'incendio.

Guardai fuori dal finestrino e vidi l'albero ancora in fiamme, che lanciava nell'aria un'alta colonna di fumo nero; un elicottero avrebbe potuto vedere quella colonna di fumo a chilometri di distanza. Il mio cuore andò in pezzi: provai un dolore profondo, una ferita simile a quella della perdita di una persona cara e le lacrime mi riempirono gli occhi. Io non mi ero mai sacrificata per nessuno. Nella mia vita c'era stato spazio solo per me stessa, la mia carriera, il mio futuro.

Il mio albero mi aveva mostrato una via migliore.

L'albero della vita testo di Suomiblue
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