Il collezionista di addii

scritto da lubeck92
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Ci sono persone, ricordi e ferite che conserviamo anche quando non ci appartengono più. Questi versi nascono dalla necessità di capire che lasciare andare non significa dimenticare, ma imparare a scegliere cosa merita ancora un posto dentro di noi.
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Testo: Il collezionista di addii
di lubeck92

IL COLLEZIONISTA DI ADDII

Se incontrassi me stesso, probabilmente mi direi: «Brucia tutto». La mia vita è come un appartamento in cui ha sempre regnato il caos: ci sono state persone diverse, i loro sguardi, parole, passi, il caffè che si raffreddava e le cianfrusaglie dimenticate da qualcuno.

Ammucchiavo ogni cosa come un mendicante, per paura di perdere, volevo conservare tutto, aggiustarlo, cullarne persino le ceneri. Incolpavo soltanto me stesso se qualcuno varcava la porta, senza capire sempre che non si può trattenere ogni cosa tra le mani.

Ero avaro persino di ciò che la vita dice: «Lascia andare, non è tuo», fosse un nuovo incontro, un’altra città, un matrimonio, o un settembre cupo, con le foglie assurde come un giullare, o un amico che un giorno, sorridendo, mi spinse nel burrone.

Poi, all’improvviso, ho capito che il numero non fa gli amici, così come nelle chiacchiere vuote non esistono parole capaci di guarire. Meglio fare del cuore un museo quasi vuoto che una grande discarica dove ogni cosa raccolta sembra avere valore.

© Copyright 2026 Johann Lubeck 

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