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C'è una casa in me,
una casa senza porte.
Si può entrare però,
ci entro facilmente, sì, entrarci è facile.
Uscire non sempre.
Mi hanno detto che è di proprietà del passato,
mi hanno detto di non badare a lei.
Di non perdere tempo tenendola in ordine,
di non annaffiare le sue piante, riparare il suo tetto, verniciare
i suoi infissi.
Ma come posso portarla in me, conviverci, senza tenerla in ordine?
Quella casa, mi hanno detto, è un pericolo,
una prigione, un ostacolo alla tua esistenza.
E se fosse lei, se fosse Louise, questa casa, che dovrei fare, eh?
Cacciarla, bruciarla, dirle che per me lei è solo un pericolo?
E poi chi mi spiega come vivere senza una casa da tenere in
ordine,
senza un rifugio mio, senza le sue gioie e i suoi dolori,
senza gli attimi disperati e i piaceri che subito seguono?
Non ha porte, mi si dice, come puoi entrare?
So come entrare.
Non ha uscite, mi si dice, come vuoi poter uscire?
Uscire?