Ada - casalinga e...

scritto da MaricaR
Scritto Ieri • Pubblicato 16 ore fa • Revisionato 16 ore fa
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Questa è l'ultima parte (3/3). I punti sospensivi stanno a indicare qualsiasi tipo di lavoro Ada avesse scelto.
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Testo: Ada - casalinga e...
di MaricaR

La sveglia suonò alle sette e venti, come ogni mattina. Ada e Tommy si alzarono e andarono in cucina per preparare la colazione. I bambini si svegliarono e l’inizio della giornata fu normalissima.
Usciti Tommy e i bambini, Ada prese la sua borsetta, la aprì e ne tirò fuori un volantino. Lo aveva preso giù, al bar sotto casa. Era un volantino che pubblicava le offerte di lavoro di quattro o cinque quartieri nelle vicinanze. Si sedette sul divano e cominciò a leggere.
AAA cercasi operaio acrobatico per lavaggio vetri;
Per carità, solo all’idea di restare appesa come un prosciutto in essiccazione  ad Ada venivano le vertigini.
AAA cercasi aiuto cuoco e lavapiatti;
No, non voleva andarsi a cercare il lavoro che già faceva in casa.
AAA cercasi segretaria esperta di computer;
Neanche questo, lei a mala pena sapeva spegnere il PC quando Tommy lo lasciava acceso.
Continuò a leggere, ma più leggeva e più si avviliva. Stava sul punto di rinunciare quando trovò ciò che cercava. I grandi magazzini di un quartiere poco distante, aperti da poco, cercavano commesse per vari reparti.
Un urlo e un salto in contemporanea furono la reazione di Ada.
Si era fatto tardi e non poteva andare subito, decise che avrebbe sbrigato le faccende più urgenti e sarebbe andata per vedere di cosa si trattava. Partì come un turbo nel rifare i letti, riordinare la cucina, addirittura avviò il pranzo. Afferrato al volo il soprabito fece le scale in un baleno e si diresse verso i grandi magazzini. Quando arrivò si ritrovò in coda a un numero incalcolabile di donne e uomini di ogni età che facevano la fila. Si aggiunse alla moltitudine sperando che la fila scorresse abbastanza velocemente. Passò un bel po’ di tempo. Poi venne fuori un uomo con un megafono che disse che per quel giorno i colloqui di lavoro erano terminati e sarebbero ripresi il giorno dopo, alle ore otto. La coda si dissolse e ognuno andò per la sua strada. Anche Ada rifece la sua e se ne tornò a casa a continuare la routine giornaliera. Mentre rigovernava Ada pensò che, per lei, alle otto sarebbe stato impossibile trovarsi ai grandi magazzini perché era l’orario in cui arrivava il pulmino per prendere i bambini da portare a scuola. Avrebbe provato ad andare più tardi sperando di avere un po’ più di fortuna del giorno prima. 
La mattina dopo ci riprovò e si meravigliò che ci fosse poca gente in fila. Si accodò e aspettò il suo turno.
Arrivò anche per lei il colloquio. Entrò con le gambe tremanti per l’emozione ma si fece coraggio e resistette. Era anche stata dal parrucchiere il giorno prima per apparire più ordinata e aveva indossato un paio di pantaloni nuovi e una bella maglietta. Ci teneva a fare una bella figura.
All’inizio del colloquio le chiesero quale fosse la sua esperienza come commessa in un reparto di abbigliamento e lei potè tranquillamente dire che da ragazza aveva proprio fatto quel tipo di lavoro. Le fecero altre domande e Ada rispondeva con una certa disinvoltura. Alla fine la informarono che l’orario di lavoro sarebbe stato di otto ore giornaliere, con pausa pranzo. Ada ammutolì. Lei non poteva lavorare così a lungo. Avrebbe dovuto portare i bambini al pulmino la mattina presto e riprenderli al rientro. Salutò e uscì come un cane bastonato trattenendo a stento le lacrime.
Lentamente si avviò verso casa e pensava alle tante difficoltà che avrebbe incontrato per realizzare il suo progetto, forse avrebbe dovuto rinunciare.
No, non poteva finire così, avrebbe continuato a cercare.
Mogia, mogia se ne tornò a casa, era molto avvilita ma si fece coraggio pensando che, in fondo, erano passati soltanto due giorni da quando aveva iniziato a cercare concretamente un lavoro. Arrivò a casa che era quasi l’ora del rientro dei bambini, dovette sbrigarsi e smettere di fantasticare.
I giorni passavano senza alcun risultato e le speranze di Ada diventavano sempre più fioche. L’umore era cupo e si sentiva sempre più prigioniera della sua casa. Cominciò a pensare di cercare anche un lavoro diverso da quello che le sarebbe piaciuto fare, pur di evadere dall’isolamento che cominciava a soffocarla. 
Una mattina si accorse che in casa non c’era più niente da mangiare, si era talmente distratta che aveva dimenticato perfino di fare la spesa. Decise che , dopo aver accompagnato Andrea e Sara al pulmino, sarebbe andata a fare la spesa al mercatino, a due isolati da casa. Non ci andava da parecchio tempo e aveva desiderio della frutta e verdura di alcuni contadini che vendevano prodotti del loro orto.
Mentre percorreva la strada che la portava al mercato passò davanti a un negozio di abbigliamento e vide che un signore stava affiggendo sulla vetrina un cartello con su scritto : “Cercasi aiuto commessa part-time".
Tornò il sereno, Ada dimenticò il mercato ed entrò, parlò, accettò. Avrebbe iniziato il Lunedì seguente. 
Sprizzava gioia da tutte le parti. Rientrata a casa chiamò Giovanna, la sua amica, per comunicarglielo ma ne ebbe una risposta per niente incoraggiante. Si sentì dire che il Signore aveva stabilito che “l’uomo avrebbe lavorato con gran sudore e la donna partorito con gran dolore” ma a noi donne non basta il dolore del parto vogliamo per forza anche il sudore del lavoro. Insomma le fece capire che sarebbe stata dura.
Ma Ada era pronta a tutto, sapeva benissimo che il lavoro sarebbe aumentato notevolmente ma si sarebbe organizzata pur di rientrare nel mondo dei vivi.

Ada - casalinga e... testo di MaricaR
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