Eccomi dianzi l’argenteo piatto Gli occhi scrutano : son malfatto. Lo stillar siliceo la cute ha erosa , inesorabile ha limato senza posa .
Mi rividi come un tempo ero fatto. La trama del ricordo di soppiatto lenisce solleva un po’ la mia pena, un lampo ecco sol un grano di rena.
Giorni mesi infine anni son passati In una danza e di morte e di neonati . Il meglio ed il peggio che mi fu dato Li presi si e il vuoto m’ han lasciato
Il dolore e la sofferenza guarda vedi come m’han mutato e non ci credi . L’ occhio è gonfio pur arrossato, eppure non tante lacrime ho versato.
Mi rimiravo stanco solo ed astratto Lontano da tutto ciò che avevo fatto . Assente e muta la mia vital essenza . E seppi che dovevo aver pazienza .
Ecco la bocca che tanto avea baciato Ecco occhi che tanto avean rimirato Ecco un’immagine d’una vita virtuale La mia vita che m’ ha fatto e fa male
Son sempre fermo a rimirar me stesso E buio tutt’intorno , silenzio ed ombre Ho paura tanta e da essa son gelato . Era lo specchio che m’ avea rimirato .
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