- Ehi bello, prestami tua moglie
per una notte-
disse all’improvviso Saverio
al suo migliore amico
Dario.
Erano le uniche due anime
in circolazione
nell’intero paese.
Erano appena usciti
dall’ultima vera bettola
della zona
sopravvissuta all’avvento
dei tempi moderni.
Si era agli inizi di novembre
e a memoria d’uomo
non aveva mai fatto così freddo
in quella parte di mondo.
I due camminavano
con il sangue nelle vene
già bello e avvelenato
dall’alcool etilico,
ma per non sentirsi troppo disperati
lungo la via del ritorno
si erano portati appresso
una bottiglia di tequila.
Cadenzavano i loro passi
ingollando a turno
grosse sorsate direttamente
dalla bottiglia.
- Dai bello, prestami tua moglie-
ripeté Saverio,
Dario continuò a camminare
facendo finta
di non aver sentito niente.
- Ehi!- lo afferrò Saverio
trattenendolo per un braccio.
- Ma che cazzo dici?-
- Dico sul serio:
prestami tua moglie
per una notte-
Dario scosse la testa,
il suo amico quando era ubriaco
diventava veramente odioso.
- Prestamela tu o me la prendo io-
Saverio rincorse Dario
che procedeva avanti
da solo.
- Fermati Santo Iddio!-
Dario s’arrestò,
i due si fissarono
a lungo
occhio nell’occhio.
- Sai benissimo che se voglio
me la posso
prendere
senza il tuo permesso-
ghignò Saverio.
Dario gli mollò una pezza
che lo fece sbattere contro il muro
prima di capitombolare a terra.
Anche la bottiglia ruzzolò
sull’asfalto bagnato
ma non si ruppe.
Dario la raccolse
prima che si svuotasse
del tutto
e buttò
giù
il liquido
chi gli infiammò le viscere.
- Ti ammazzo
se lo dici di nuovo,
giuro su Dio
che t’ammazzo-
Dario non scherzava più
per davvero.
Un’altra parola fuori posto
che gli avesse sentito dire
e l’avrebbe fatto a pezzi.
Saverio si rialzò
e sputò per terra,
guardò sull’asfalto
se magari v’avesse
lasciato qualche dente.
Si mise in ginocchio
e tese le braccia in avanti
come se aspettasse
la grazia di un dio.
- Dario ti prego,
dammi tua moglie
solo per una notte.
È da una vita che
la desidero,
ogni volta che mi parla,
tutte le volte che
mi guarda,
che si muove,
che mi sorride
mi accende
i sette spiriti
in corpo-
Dario gli scagliò contro
la bottiglia
che aveva in mano.
Lo mancò per un pelo,
decise di ucciderlo
ad ogni costo.
Gli si avventò addosso,
prese a menarlo
senza tanti complimenti,
ma Saverio
continuava a cantilenargli
sempre la stessa richiesta.
Dario si calmò
solo quando fu senza fiato.
Saverio rimase
in piedi,
era tutto ammaccato
ma non ne voleva sapere
di crollare.
Prese
il libretto degli assegni
e cominciò a scriverci
sopra.
- È tutto quello che ho-
disse
porgendogli un biglietto.
Dario prese l’assegno,
lo guardò alla luce
di un lampione,
lo girò
e lo rigirò,
lo scrutò
a fondo.
Sembrava fosse regolare,
c’era segnata una cifra
a cinque zeri
in euro.
Pensieroso
piegò il foglietto
e se l’infilò
nella tasca dei pantaloni,
si leccò le labbra
con la punta
della lingua
e poi fece segno
all’amico di seguirlo,
- Andiamo a casa-
disse.
E i due
arrivarono a destinazione,
Dario fece accomodare
Saverio in salotto
mentre lui
se ne andava a pisciare.
Dopodiché entrambe
entrarono in camera da letto
dove Lella dormiva
di un sonno profondo.
Rimasero per un po’ in silenzio
a seguire con gli occhi lucidi
dal freddo e dal bere
quel fantastico
corpo di donna,
sformato dalle coperte
nel quale era avvolto,
gonfiarsi e sgonfiarsi
al ritmo del respiro
nella penombra
della luce fioca
del lumicino
acceso sul comodino.
I due stavano zitti,
immobili
uno affianco all’altro.
Dario non sapeva
cosa dovesse fare
Saverio aspettava
che Dario facesse qualcosa.
Lella era brasiliana,
proveniva da una città
dove faceva caldo
per tutto l’anno.
Sin da quando era nata
era abituata
a dormire nuda.
Lella si rigirò nel letto
e scoprì la schiena
color nocciola,
Saverio sussultò
nel vedere quel corpo
venire alla luce
come un pepita d’oro
lasciata a riva
dalla corrente di un fiume.
- Ehi-
lo pungolò Dario
con una gomitata:
- Spogliati
ed entra nel letto
al posto mio.
Se fai piano
e rimani al buio
lei non se ne accorgerà
nemmeno-
Saverio si spogliò,
Dario diede in giro
un’ultima occhiata
prima di lasciarlo
solo con sua moglie,
- Ritornerò qui
tra un paio d’ore-
lo avvisò
ed uscì.
Dario tornò in salotto,
prese una bottiglia nuova whiskey
e scartò
via
la velina di plastica.
Si buttò
sul divano,
mise i piedi sul tavolinetto,
svitò
il tappo
e cominciò a bere,
si grattò
le palle
ed accese la tv.
Continuò
a girare tutti i canali,
niente lo interessava.
Osservò il suo viso allo specchio,
si passò
una mano tra i capelli:
era un cornuto
o un magnaccia?
All’improvviso
sentì sua moglie gridare,
tentò di resistere,
ma sua moglie non la smetteva,
anzi invocava aiuto,
anzi invocava il suo aiuto.
“Gliel’avevo detto
di fare piano”
commentò,
ingoiò un’interminabile
sorsata di whiskey
e poi si decise
ad intervenire.
Dario spalancò
come una furia
la porta della sua
stanza da letto
e strabuzzò gli occhi
nel vedere ciò che succedeva.
Si trovavano
al centro del letto.
Lella era messa alla pecorina
e Saverio le stava dietro
sodomizzandola.
Lella cercava
di scappare,
ma Saverio
la tratteneva
forte a se.
Con una mano
le strappava
i capelli
e con l’altra
le si aggrappava
al collo.
Lella piangeva
mentre Saverio
la spingeva sempre più
verso di se,
la donna provava
un dolore lancinante
che le faceva spalancare la bocca
e le faceva mancare
il fiato per urlare.
Saverio
se la godeva
a più non posso,
alzò la mano
e cominciò
a schiaffeggiare
le chiappe della ragazza.
Dario restò
a guardare
e questo
a Saverio piaceva,
chissà cosa credeva.
Lella allungò
una mano
verso il marito
e Dario scattò.
Si lanciò
contro Saverio.
- Brutto porco,
mi avevi detto
che andavi un attimo in bagno
e ti ritrovo in camera di mia moglie?-
Saverio cercò di rispondergli
per le rime,
ma l’atro lo colpiva
sulla bocca
impedendogli di parlare.
A calci e pugni
e spintoni,
Dario
riuscì a scaraventare
Saverio
nudo come un verme
fuori dalla porta.
Dario ritornò in camera da letto,
prese i vestiti dell’amico
e glieli buttò giù
dalla finestra.
Sua moglie
s’era ritirata
in un angolo del letto,
spaventata
a morte
piangeva a dirotto.
Dario la prese
tra le braccia
e la cullò
dolcemente.
- È tutto finito,
è tutto finito-
le sussurrava.
Col tempo Lella
si calmò del tutto
e finì per addormentarsi
tra le braccia del marito.
Dario restò sveglio
fino al mattino,
rimise sua moglie
sotto le coperte
ed uscì di casa.
Guidò fino alla sua banca,
vi arrivò che era ancora chiusa.
Attese per quasi un’ora
prima di poter entrare.
Andò allo sportello
del suo impiegato di fiducia
e gli chiese di mettere
quell’assegno
sul suo conto corrente.
L’impiegato fece i suoi controlli
e poi l’avvisò
che quella assegno
era a vuoto,
non valeva manco la carta
della quale era fatto.
Gli chiese
se voleva sporgere denuncia,
ma Dario rispose di no
scrollando semplicemente
la testa.
Dario si riprese
l’assegno e se ne andò via.
Strappò quel biglietto
In mille pezzettini di carta,
vi soffiò sopra
e quei coriandoli
si sparsero sul marciapiede.
Entrò in un bar
e ordinò la colazione,
guardò alla televisione
il primo notiziario
di una lunga serie
durante tutta la giornata.
La sua piccola azienda
era oramai
destinata a fallire,
l’amicizia col suo
più caro amico
era finita per sempre,
sua moglie
chi poteva sapere
per quanto tempo
sarebbe rimasta traumatizzata,
intanto
allo schermo del televisore
il suo capo del governo
agitava
le braccia
e gli sorrideva
ricordandogli
che il peggio era passato,
che tutto finalmente
andava
bene.
SOLO PER UNA NOTTE testo di ciommo82