CARTAORO
Qualcuno la spinse e lei si ritrovò al buio in un luogo sconosciuto, puzzolente al punto di provocarle un conato di vomito che represse a stento. Il luogo era angusto e ben presto si rese conto di non essere neppure sola. Spigolose e fredde creature la circondavano. Maleodoranti ospiti dividevano con lei i pochi centimetri che aveva a disposizione per muoversi. Avrebbe voluto piangere, ma non ne era mai stata capace, la sua vita fino a quel momento non era stata altro che gridolini compiaciuti e esclamazioni elettrizzanti. Lei Lucrezia Maria Vittoria Motta, Lulu per gli amici non era mai stata trattata così.
- Questione di tempo!- Stai calma Lulu, verranno presto - si disse cercando di assumere una posizione più comoda.
- Oddio ma qui manca l’aria, se almeno potessi vedere. Dove sono finita? Scusate, scusate! Qualcuno ha un accendino?- Nessuno rispose
- Bene! Ci mancava anche questa, sono finita in mezzo a dei gran maleducati! Guardate che vi ho sentito, anche se non vi vedo so che ci siete, sento il vostro odore. Odore! Che terribile parola, non l’avevo mai pronunciata! Io uso parole come, profumo, essenza, fragranza… ma che succede? Ecco stanno arrivando, Signorina! Signorina! Ci deve essere un equivoco. Che cafona! Mi ha sbattuto la porta in faccia, però adesso so dove è l’uscita, mi basta un balzo. Oh come ho fatto bene a prendere quelle lezioni di pilates, sono elastica come una bambina.- per un attimo Lulu dimenticò in quale pasticcio era finita, la sua mente cominciò a vagare tra i ricordi,- bambina- così la chiamava lei, anzi a dire il vero la chiamava - la mia bella bambina- La presentava a tutti e Lulu era orgogliosa di essere la sua migliore amica. Perché lei era la sua migliore amica, non aveva dubbi. Lo dicevano tutti.
Per Natale Lei, le aveva regalato un abito tutto d’oro e l’aveva mostrata a tutte le sue altre amiche. Era stato magnifico, era da così poco in quella casa ed ecco che veniva invitata alla festa più importante dell’anno. Non avevano fatto che parlare del suo nuovo abito d’oro tutta la serata. Le avevano riconosciuto un sacco di meriti, anche per quel maglione arancione di cachemire per –Zuccherino – Anche se in verità a lei non convinceva molto la scelta di quel colore per – Zuccherino- un po’ azzardato per un uomo che…quale era la parola? Ah ecco, maturo! Quando mai l’avrebbe messo? - Però arancione fa giovine!- Le aveva detto la sua amica e lei non si era più opposta, si divertivano tanto insieme!
L’estate era sopraggiunta presto quell’anno. Si erano date un gran da fare per organizzare tutto. Prima l’agenzia di viaggi, poi l’estetista e parrucchiere e poi lo shopping! Questa si che è vita!-
Erano partite sole. Zuccherino aveva degli impegni di lavoro e le raggiunse solo più tardi. Fu un estate magnifica anche se verso la fine Lulu si era sentita trascurata. Da quando era arrivato Zuccherino la sua compagnia non era stata più richiesta così il più delle volte restava in camera. Sola.
- Ma insomma, non vede che mi sciupa l’abito?- Lulu tirò con forza per liberarsi dal peso che la schiacciava. Cominciava davvero a perdere la pazienza e aveva freddo e anche un certo languore. Si sentiva leggera, quasi svuotata. Quella sensazione si era accentuata dopo l’uscita dal negozio di Cartier. Forse, ma non era sicura, le era perfino brontolata la pancia, di sicuro il commesso l’aveva guardata con un leggero disappunto e aveva sospirato.
- Non è che qualcuno di voi ha qualcosa da sgranocchiare, così tanto per passare il tempo, io di solito non pasticcio fuori pasto….ma è tale la noia…- Ancora nessuna risposta.
- Signorina!..Signorina, sono qui! Mi vede! Aspetti non chiuda – Qualcuno o qualcosa la colpì al naso.
- Ehi stia attento! Per l’amor di Dio, non vede che non c’è spazio?- Lulù si massaggiò a lungo, sperando non le si formasse una gobba .
- Mi voglia scusare e mi permetta di presentarmi. Sono Gualtiero del Conte di Moncavi. Insignito della platinum fin dal lontano 1980 – Citò a gran voce. Lulù lo zittì. Investendolo con mille domande.
- Sa dove siamo? Che posto è questo? Ha visto se li fuori c’era una signorina, alta, bionda, circa venticinque anni, fisico da modella?
- Mi consenta, vorrei presentarmi. Sono Gualtiero del Conte di Moncavi. Insignito della platinum fin dal lontano 1980 – recitò ancora
Oh! Cielo! Ci voleva anche questa!- Disse a voce alta agitandosi ancor di più nell’angusto spazio. L’unico che si era degnato di ascoltarla era come dire, rincoglionito? E va beh pazienza. Forse questo Gualtiero, poteva toglierla dai guai.
- Gualtiero. Posso chiamarla così ? Mi chiedevo se lei fosse così gentile ad aiutarmi. Vorrei poter andarmene da questo posto e forse se lei mi alzasse fino a quel passaggio, credo di essere sufficientemente leggera – disse con voce suadente.
- Non creda sia così facile, mia cara. Io sono già stato qui. Non spesso ma due o tre volte si! Lo so che è scomodo ma a volte succede che il Conte - ha toccato il fondo - come si dice dalle mie parti. Gualtiero si perse nei suoi pensieri.
- Aiuto! – Urlò spazientita
- Non urli! Nessuno può sentirci. Mi creda, dobbiamo solo aspettare. A meno che…Non vorrei allarmarla ma l’ultima volta che mi sono trovato in questa situazione, c’era una tipa, se mi concede carina come lei. Era appena arrivata e poi, zac…un solo colpo: netto e preciso, l’hanno lasciata lì nessuno ha reclamato il corpo.
- Oddio! Vuole dirmi che rischiamo la vita?-
- Dipende dalla sua amica, o molto più spesso dall’amico della sua amica- declamò con enfasi Gualtiero
- Zuccherino? Ma cosa c’entra lui? Io esco sempre e solo con la mia amica - Lucrezia era sconcertata ed avvilita. Si fece piccola, piccola e restò in silenzio in attesa.
Un raggio di luce filtrò all’interno. Lulù non alzò neppure la testa. Poi sentì e riconobbe la voce della sua amica e il suo cuore riprese a battere.
-Eccoti! Oh quanto mi sei mancata! Tesoro, perdonami, non succederà più. Te lo prometto. Ho passato momenti terribili.- Non smetteva di baciarla stringerla a se. Lulù faticava a respirare. Poi Il suo sguardo incrociò quello di Zuccherino. Lulù lo guardò intensamente per la prima volta negli occhi. La sua vita dipendeva da lui ora ne era certa; come era certa, che mai più avrebbe permesso alla sua amica di comprare orribili maglioncini e mai più sarebbe passata per le mani di quel bell’imbusto del massaggiatore. E poi, e poi, ci avrebbe pensato lei a mettere a posto quella sconsiderata, spendacciona della sua amica, c’erano tanti posti dove nascondersi nella loro bella casa se l’avesse costretta, mai più sarebbe finita in quel puzzolente buco.
- E’ la prassi mia cara, non devi sentirti offesa, senza fondi, niente soldi, le macchine del bancomat risucchiano le carte di credito, ma adesso non pensarci più! Ne ho depositati un bel po’. Dammi un bacio! È tutto a posto.- Lulù sentì lo schiocco del bacio sulla guancia di Zuccherino.
La porta automatica della Banca si spalancò. Zuccherino si strinse alla sua amica circondandola con un braccio. Allungò la mano nella tasca posteriore dei jeans. Lulù, sentì le sue dita che la accarezzavano e capì all’istante che l’avrebbe amato per sempre.
CARTAORO testo di sonjaerre