Sul dialetto pesarese

scritto da Antonio Terracciano
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Autore del testo Antonio Terracciano

Testo: Sul dialetto pesarese
di Antonio Terracciano

Il pesarese è stato il principale dialetto della mia infanzia perché, pur vivendo nei pressi di Napoli, in casa c'era anche la mia nonna pesarese (la madre di mia madre; classe 1893) , che continuava a parlarlo volentieri in famiglia.
Quelle poche volte che sono andato a Pesaro da adulto ho constatato con un certo rammarico che pochi (a parte i più anziani) lo parlano ancora: mentre sono favorevole a un ridimensionamento dei dialetti molto (troppo) diffusi (come il napoletano) , vedrei invece di buon occhio la salvaguardia, quasi a mo' di specie protetta, di quelli minori che altrimenti, col tempo, sarebbero destinati ad estinguersi, privandoci così di un'importante fetta del nostro passato.
Il pesarese è un interessante esempio di parlata usata in una zona dove confluiscono quelle osco-umbre, da sud, e quelle celtiche, da nord (alle quali ultime, comunque, essa appartiene) . Ne è nato un dialetto particolare, che "non ha la dolcezza dell'umbro, la vivacità del romanesco, l'asprezza del romagnolo, la strettura dell'abruzzese" (D . Trebbi e B . Ciampichetti, "Pesaro, storia di una città" , Pesaro, 1984, nota alle pagg. 11 - 13) . E' naturalmente un dialetto neolatino, che presenta interessanti somiglianze, oltre che con l'italiano, col francese, con lo spagnolo e soprattutto, forse, col catalano. E' un dialetto che si distingue anche per una certa brevità delle sue parole, sia nella pronuncia che, volendo, nella scrittura (esiste una sia pur modesta produzione poetica, narrativa e teatrale in vernacolo) .
Mi soffermerò volentieri su alcune parole più indicative (che più si discostano dall'italiano o che trovano corrispondenza in altre lingue) del lessico fondamentale, sperando di non annoiare troppo i miei (eventuali) lettori.
"Vlè ben" significa "amare" , "gì" è "andare" , "canton" "angolo" , "fiulén" "bambino" ,"el sia cum sia" significa "comunque" , "sa" (scritto e pronunciato come in croato) è la preposizione "con" , "acsé" è "così" , "par cmincè" "dapprima" , "dic" "dieci" , "dria" "dietro" , "dmen" (pronunciato quasi come in francese) è "domani" , "avè da" traduce il verbo "dovere" , "fiol" è "figlio" , "el" (scritto e pronunciato come in spagnolo) è l'articolo "il" , "me" è "io" , "malé" "là" , "franch" è la "lira" (moneta) , "mama" (scritto e pronunciato come in olandese e in polacco) è "mamma" , "men" (pronunciato quasi come in francese) è "mano" , "marit" (scritto e pronunciato come in catalano) è "marito" , "mod" (scritto e pronunciato come in rumeno) è "modo" , "nom" (scritto e pronunciato come in catalano) è "nome" , "an" è "non" , "nov" (scritto e pronunciato come in croato) è "nuovo" , "part" (scritto e pronunciato come in catalano) è "parte" , "pcen" significa "piccolo" , "dop pranz" "pomeriggio" , "metta giò" "posare" , "tò" "prendere" , "maché" "qui" , "fiola" "ragazza" , "sens" (scritto e pronunciato come in polacco e in rumeno) è "senso" , "stmena" (pronunciato quasi come in francese) è "settimana" , "sol" (scritto e pronunciato come in catalano) è "solo" , "tel" (scritto e pronunciato come in francese) è "tale" , "tel mezz de" significa "tra" , "ultim" (scritto e pronunciato come in rumeno) è "ultimo" , "un" (scritto e pronunciato come in catalano) è il numero "uno" , "un cuncén" significa "un poco" , "om" (scritto e pronunciato come in rumeno) è "uomo" , "ven" (pronunciato quasi come in francese) è "vino" .
Sul dialetto pesarese testo di Antonio Terracciano
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