Raramente gli incubi, o i sogni, restano in piedi una volta fatta luce. Ma Cassandra aveva bisogno di tenere la mente occupata, di pensare a qualsiasi cosa pur di non ricordare...
E già tanto bastava a riportarlo alla memoria, perché certi incubi non si compongono nel sonno. Confusa e dolorante, se ne stava così, supina nel letto, occhi fissi al soffitto, il cuore in levare aritmico, smarrita a se stessa.
C'erano voci antiche nel sogno, surreali, vagamente famigliari...
- Quel cuore di pietra di mio marito, al mio dirgli: "Me ne vado, di te son satolla",
mi ha stretto vigliacco le sue mani al collo,
finché son crollata senza fiato in ginocchio!
Quel laido ranocchio!
Abituato com'era a vincere sempre con le smorfiose e a ramino,
non seppe perdere una moglie smaniosa e infedele, ch'ebbe smarrito il cammino.
Ero bambina quando scesa in cantina per prendere il vino,
giunse un orco rapace che, con occhi di brace, mi legò ad una colonna
e alzata la gonna con ringhio feroce mi fece: "Adesso ti renderò donna".
Mentiva! Divenni una vecchia cattiva! -
Erano due donne concitate che, appese alle sue braccia, le erano parse angosciate e frementi, come anime perdute che invocassero di essere ascoltate. Ma Cassandra non era nelle condizioni di porre rimedio ai loro soprusi subiti, non ne aveva la forza né la volontà: doveva svegliarsi e scrollarsele di dosso, perché il suo corpo sbraitava dolori reali.
Eppure non osava muoversi.
Era a casa sua, nel silenzio innaturale della luce che ancora timida si accostava alla finestra. Chissà come, era riuscita a mettersi a letto e finanche a dormire. Un paio d'ore, forse. Quando si era confusa la sabbia del tempo, strozzata nel mezzo della clessidra?
Distesa, con le braccia lungo il corpo, avvertiva prepotente la morsa ai polsi.
Aveva sempre odiato che, per attirare la sua attenzione, le prendessero i polsi (un gesto da niente) costringendo lo spazio degli sguardi.
Era nuda. Li percepiva tutti, la fragilità delle sue carni bluastre e lo sporco dentro, il marciume di un incubo vissuto ad occhi aperti, seviziati di lacrime mute.
Aveva bisogno di una compagnia non invasiva. La tv.
- Solo domande.
Scarpette rosse e petali di rose vermiglie, macigni sull'anima.
Oggi impossibile voltarsi dall'altra parte.
"Violenza sulle donne": indignazione, condanna, sostegno della società civile, ma ogni anno i dati peggiorano.
Ho tre figli, una femmina e due maschi. Quando sono nati, ho deciso che li avrei educati secondo il mio sentire, inevitabilmente contaminato dal mio vissuto, ma diverranno adulti ed io mi chiedo dove termina la responsabilità morale di un genitore?
Sovente mi domando in cosa avranno sbagliato le madri degli stupratori, degli uomini violenti, degli uomini che uccidono le loro compagne? Avranno davvero sbagliato qualcosa?
Quale sentimento, non siamo in grado di trasmettere, di insegnare? Perché i nostri giovani uomini, spesso, non sono capaci di rispettare l'individualità di chi gli vive accanto? Perché le capacità femminili sono percepite come un pericolo, come un'usurpazione, piuttosto che una risorsa per la società?
Davvero facciamo così paura? -
Piegata innaturalmente, una mano premuta sul fianco, le gambe strette per arginare il fuoco che bruciava nelle viscere dell'inguine, i capelli olezzanti di un peccato consumato nell'ombra delle ragnatele, Cassandra aveva premuto forte il tasto del telecomando per spegnere quell'ingombrante predicatore: non c'è gloria nell'essere donne.
Solo questo riusciva a contemplare, per il momento.
Essere donna faceva paura. Perché la femminilità irretiva gli uomini, alcuni la veneravano con galanteria, altri bramavano il possesso, la soverchiante superiorità del maschio, la cupidigia di violare la bellezza, il trionfo del più rozzo istinto animale sulla delicata consistenza di un fiore.
Il senso di sporco alimentava la rabbia. Di lacrime non voleva più versarne, se non al sicuro, sotto lo scroscio d'acqua bollente della doccia, dove avrebbe mondato la nefandezza della notte trascorsa.
- Inebriavi la fiducia
mentre adornavo sogni
ed accudivo la tua mano.
Ho affidato a te il Sole
integro, onore del mio cuore.
Colpisci pure dritto al "seno"
nutrimento del tuo seme.
Spoglia l'anima mia,
rivesti la mia natura d'insulti.
Rendi vuoto all'esistenza
ed esilia il pudore.
Libera la tua condanna
io sarò,
diserto gli orrori.
Fuggo dal tuo inferno,
cammino oltre il mare dove
tu non puoi entrare.
Il tempo sarà rifugio
dove adorare l'essenza.
Eleverò dignità
vibrando fiera
sino alla cima più alta
ad ammirare il domani
in continente ove
poter cercare l'amore! -
L'amore soccombe al dolore.
Per mesi aveva vissuto l'idillio del flirt romantico con il suo superiore in ufficio. Era un tipo brillante, fascinosamente autoritario, lascivamente simpatico: oltre i baci non erano mai andati, lì, sul posto di lavoro, mai fuori, perché Cassandra aveva una vita piena e serena e le piaceva ridere e giocare. Quei baci clandestini gli erano parsi romantici, sequestrati dal grigiore del lavoro, fulminei, innocenti.
Quale donna, conquistata dai complimenti, fiera degli sguardi ammirati, tentata da piccoli desideri inespressi del proibito, avrebbe mai rinunciato a quel piacere?
Le attenzioni piacciono, non li senti i campanelli d'allarme quando pure le scenate di gelosia vengono alitate in faccia con rabbia trattenuta, a polsi stretti, spalle al muro. Pensava che fosse ardore, che fosse passione; la inorgoglivano.
A volte ci pensava che, probabilmente, quegli stessi gesti erano perpetuati anche all'indirizzo di altre, ma poi si convinceva che nessuna poteva essere come lei; lo faceva apposta a corteggiare platealmente le altre, per alimentare il suo esclusivo interesse.
Le donne s'invaghiscono di chi le tiene sulla corda e Cassandra si era sentita innamorata e cieca, come una ragazzina adulata che si compiacesse del gioco.
Andava bene così. Qualcosa le aveva sempre suggerito di non andare oltre.
Lui non la stupiva più con fugaci rapimenti di baci; si era trovato un'altra bambola e lei aveva legato con un collega. Succedeva.
Il gioco finiva.
Perché un uomo adulto non poteva comprenderlo?
- Donna.
Ammirati allo specchio.
E fallo con cura.
Nei tuoi solchi
leggerai le esperienze passate.
Nei tuoi occhi sognanti
quelle ancora da vivere.
E cosa cercano,
se non amore,
le tue labbra schiuse come un fiore?
Vuoi
meriti
l'Amore
ma fa che sia giusto
e non un errore!
Il sentimento
che t'esalta
e non t'insudicia.
Il terreno
che ti rende germoglio
e non zolla secca.
Il passo
che ti velocizza
e non ti calpesta.
L'imput
che ti lascia volare
e mai ti tarpa
le ali!
Allora.
Svegliati!
Svegliati
dall'incubo
e tira via la tenda.
E che l'aurora
inondi
la tua coscienza.
L'amore è libertà!
Infine.
Ammirati.
Riflessa.
Dopo aver dato alla violenza modo che passi.
Ciò che vedrai
sarà immagine nuova.
Sicura
e dominante.
Abbasserai gli occhi.
Sorridendo.
Gridando a te stessa:
"Io sono importante!" -
L'aveva schiaffeggiata? Non lo ricordava. Lo specchio rifletteva un'immagine abbastanza sobria, se non per quel labbro spaccato che recriminava vendetta. Meglio dire giustizia. Amor proprio. Rivalsa. Risveglio.
La cruda realtà era che Cassandra era una vittima, anche se il suo orgoglio ferito di donna voleva negarlo, anche se il suo animo violato da un piacere non condiviso voleva urlare e piangere e annichilire la sua persona.
Avrebbe potuto dimenticare, col tempo. In fondo, bastava licenziarsi per non vederlo più, non aveva in casa l'orco, come tante altre donne costrette a subire violenze fisiche e verbali- Non era stata arsa o bruciata dall'acido...
Lui l'avrebbe fatto ad altre? Cassandra non voleva fare l'eroina, non voleva portare bandiere, non voleva parlare, gridare, lacrimare, inveire, difendere...
Solo dimenticare.
Intanto, però, si era vestita pesante per affrontare il gelo da casa al consultorio.
Ci avrebbe pensato strada facendo, ma doveva respirare aria pulita.
- Ti avvicini e ti accosti
come fossi un magnate,
mi sussurri proposte
per niente celate.
Bramoso come un cane
davanti al suo osso,
leste e improvvise
le tue mani addosso.
Vuoi soddisfarti
da vero bastardo
mentre mi spoglia
il tuo viscido sguardo.
Mi morde, la tua bocca sul collo
ormai sei fuori controllo:
bloccate le braccia
coperta la faccia
come posseduti
i tuoi occhi di fuoco
coprono incompiuti
dei gridi di invoco.
E mentre fiero e sprezzante sogghigni
il tuo membro furioso veloce mi spingi
il tuo godere non porta piacere
ma solo dolore e tanto terrore.
Vomiti nettare da cui nasce la vita
ma se non sai amare, l'hai solo uccisa.
Non è solo il corpo a subire violenza
per questo orrore non esiste clemenza
memoria indelebile ne son consapevole
farà di me l'unica colpevole. -
La confessione l'aveva eruttata con lo sguardo fisso ad una parete bianca, come se si rivolgesse a lui, per poi tornare al momento attuale e cercare confidenza nell'operatrice del consultorio.
Si era sentita sollevata nell'apprendere che non si hanno colpe, non si è autrici di innesco alla violenza.
La femminilità è dono. Essere donne implica coraggio e forza.
Insieme, autrici di vita contro la barbarie dei soprusi, le donne sanno vincere ogni battaglia, in tacchi alti e grembiuli.
Autrici contro testo di Deaexmachina