brigante.

scritto da magacirce
Scritto 18 anni fa • Pubblicato 18 anni fa • Revisionato 18 anni fa
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Autore del testo magacirce

Testo: brigante.
di magacirce


che bel sorriso dolce e che occhi tristi che hai brigante
che non dici parole e guardi lontano
il tuo paese come il mio è al bivio del mondo
a sud della nostra piccola mano

tu sei solo come tuo padre
che fu latitante dalle mani macchiate di sangue
per lavare i soprusi al suo orgoglio di uomo ferito
nella luce fioca di una lampada ad olio
stavano i morti con i cuori trafitti
e coltelli spezzati dalla fatica di vivere
sopra di lui nascosto tra la paglia e il carro
c’era il suo cavallo stremato dalla folle corsa
lanciata alle soglie di un cielo
povero nero e sempre sconfitto
a tuo padre fuggito nel bosco
accerchiato dai carabinieri dell’Italia straniera
lo difese come una mamma la n’drangheta
lo allattò di codici e regole
gli offrì libertà e dittatura e lui scelse
un cielo bagnato di pioggia e il fango della montagna
quando una preghiera calmò la sua paura
nelle sue lagrime amare
nascose la vergogna di essere diventato una bestia braccata

Dio c’è ed è in ogni luogo
pure nel vento che soffia sui sogni degli assassini
diventati assassini per caso
poi le parole della gente per bene appiana le coscienze
svendute al mercato della storia già scritta

brigante
che belle spalle che hai
pensi sempre a lei?
a lei dalle cosce rotonde bianche dure come lo sono le pietre
della strada che porta a casa sua
di notte
in piedi
nel portone
le ruba veloce
un gemito solo
la tua mano possente
che alla sua bocca offre
un dono d’amore che le strazia la mente
dal piacere confuso nell’angoscia della partenza

tu non le parli d’amore
non dici parole
le parole le hai lasciate
giù al porto sul mare
capovolte come la barca
che nella tempesta portava via
immense farfalle dalle ali spezzate

brigante
quel giorno erano alzate
le tue mani e senza lupara
la luna taceva nel suo chiarore
illuminava l’altare della patria
tra le bandiere a stelle e a strisce
Dio contro Allah Allah contro i ricchi
i ricchi contro Dio che dice
di amare Dio come noi stessi

così abbiamo fatto noi quel giorno
brigante
che di te appena conosco il nome

noi abbiamo servito la messa
abbiamo apparecchiato la pace
col vino ed il pane
vestiti di bianco in jeans e magliette leggere
leggera era la gioia che scorreva nelle nostre vene
con le mani nude abbiamo scavato nei sogni e nuda
sentivamo la rabbia quando abbiamo cercato di corrompere
le coscienze vestite dal lusso dell’ipocrisia

per un attimo è come se avessimo fermato il corso alla storia

ti ero accanto
brigante
tu eri il capitano di una piccola nave dalle vele stracciate
io il tuo mozzo lustravo la stiva e per la ciurma preparavo la cena

insieme
attendemmo
bufera…

guardo i gabbiani nel cielo ora
e queste notti ormai senza traguardi
nel nostro paese a sud del mondo dove
il dolore graffiato è dipinto sui muri e sui visi abbassati dalla paura
e ricordo ancora quel pane di pietra dolcissimo che
abbiamo mangiato all’ultima cena delle nostre giovani vite incontaminate

io e te brigante ancora
aspettiamo la resurrezione della Santa Pasqua
gli arlecchini servi ancora servono i padroni
e i baroni la fanno da padroni
fumando seduti in piazza davanti al caffè
con gli occhi dei buoi che pascolano sazi

tu non parli non dici parole
mentre la gente
applaude l’acrobata scemo dal doppio salto mortale
del capitalismo maturo ormai senza rete
le meretrici fanno i conti
alla rivoluzione che ha sputato l’anima della sua coscienza nata già morta
nessun avvocato
avrà il coraggio di difendere la nostra ingiusta causa
nessun giudice potrà giudicare cosa succede
quando scoppia l’amore nel cuore di un uomo
nessuno potrà fermare la corsa di noi gente del sud
condannati a correre

oppure a morire


eravamo in tanti quel giorno nella terra di Kalabria in centinaia a migliaia erano i cuori moltiplicati da una furia gioiosa di una piccola rivoluzione che somigliava alla rivoluzione francese spirava uno zefiro dolce nell’aria complice densa di un profumo di zagare sembrava proprio che fosse scoppiato lì tutto l’amore del mondo era di sera ma il sole pareva splendere e scaldare le nostri mani spaccate dagli applausi forti dai balconi pendevano coperte di seta lenzuola bianche erano appese come stendardi di vittoria per dichiarare la resa incondizionata assoluta totale all’amore i vecchi dalle finestre ci benedicevano per strada le signore dietro gli occhiali con occhi commossi ci stringevano le mani e gli uomini stanchi dal lavoro ci venivano addosso per starci vicini c’erano pure i benpensanti quelli che non pensano mai e che finalmente quel giorno invece avevano pensato che il mondo è di chi pensa che possa cambiare tutti insieme per le vie abbiamo bevuto vino e respirato sorrisi e scambiato parole gentili c’erano tutti quelli che sono sempre controcorrente quelli che credono di essere assenti ingiustificati e gli indifferenti che si erano ormai dichiarati pentiti…
“nun s’ha dà fa!” gridavano tutti
in quel processo era il futuro seduto al banco degli imputati
colpevole di essere stato incatenato

e tu
brigante
reo soltanto
di averlo sognato libero






brigante. testo di magacirce
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