Mare aperto, poche nuvole in cielo, mare immenso sconfinato, aria salmastra sublime e calma.
Silenzio denso, spesso, quasi ingombrante. Purtroppo un problema, grave sembra. Ho perso la rotta, non so più la mia posizione, radio e gps fuori uso a circa 200 miglia dalle coste più vicine. Le macchine si sono rivoltate contro, ammutinate come in un osceno complotto. Luglio.
Caldo sciroccoso premuto sotto un cielo duro e basso.
Anche il motore del piccolo cabinato è in avaria, forse la pompa del carburatore o chissà cos’altro: inizia a sopraggiungere il panico, lo sento. In questo mare a volte c’è tanto traffico, ma l’orizzonte vuoto mi impensierisce.
Passa il tempo, tento di ridare vita alle macchine , ma è vano, eppure cazzo non sono neanche troppo vecchi!
Non ho una grande esperienza con la vita marinara giusto parecchie visite in giro.
Arriva il crepuscolo e la notte. Buia senza luna. Pece. In lontananza vedo piccole luci tremolanti, incerte come sospese fra acqua e cielo. Cerco senza trovarli i bengala da segnalazione ah!. Anche se non ho sonno vado lo stesso a dormire.
Urtato, spintonato mi sveglio di soprassalto, improvvisamente violenti beccheggi agitano l’imbarcazione, l’orologio segna le tre e mi rendo conto che si avvicina un temporale.
Esco dalla cabina, cado e mi rialzo, i fulmini accecano e i tuoni profondi e dirompenti mi assordano, la natura rilascia la sua forza, con la sua immediata energia. Inizio a vedere le cose con distacco,
con rassegnazione. Mi aggrappo al parapetto vicino: grande concerto in cielo con lampi , musica a centomila watt e scrosci d’acqua.
A occhio e croce il mare è mosso a forza otto: burrasca o giù di lì. Poseidone sfrenato!
Temo il peggio, ma il tutto trascorre velocemente.
Dopo circa un’ora il temporale si allontana facendo ritornare il caldo silenzio con le tenebre: sono salvo, è un miracolo! temevo che la barca potesse capovolgersi invece ha resistito.
Torna la calma, mi seggo, il cielo stellato sopra di me, ogni volta è come la prima volta meraviglia delle meraviglie, lo zodiaco, l’obliqua linea frastagliata della galassia… quasi senza accorgemene mi riaddormento.
Mi sveglio a sole alto, nessuno in vista, le mie grida di aiuto si perdono nel silenzio del cielo e delle onde. Smetto, ho un po’ di cibo, poco; qualcuno mi avvisterà prima o poi. Aspetto,
sono stanco, molto stanco dentro.
Passa il tempo in un cielo violaceo e presuntuoso. Rivedo la mia vita, alcuni momenti da ricordare e da dimenticare.
Qualcuno passerà da qui, ma può anche non passare, avevo detto che andavo in vacanza da solo per qualche giorno e sono qui. Solo. Sole impassibile e brillante lo vedo compiere l’apparente
percorso da est a ovest lentamente, allo stesso modo trascorre il secondo giorno, nessuna novità
lungo la curva linea dell’orizzonte. Ho provviste per circa una settimana, devo tenerne conto.
Mangio poco , ma mi avvince il sonno e la malinconia, mi conforta il letto , però è amaro.
La notte serena mi risveglia , vado fuori a osservare il buio che non lascia minimamente intravedere nessun barlume o luccichio, niente!!!
Il vento e le correnti mi hanno spinto chissà, anche se ci sono tante varianti la realtà del disperso inizia a essere quella chiara.
Un ricordo dolce sopraggiunge la mia ex, all’inizio della nostra esperienza ci fu una grande attrazione, una magnifico incanto fatto di carezze, di sesso misurato, rilassante; poi alla prova della convivenza iniziarono le dissonanze e queste ben presto ci portarono all’arrocco, all’ irrigidimento e di lì a poco ci separammo.
Osservo una stella il cui splendore abbaglia quelle vicine.
L’alba non mi porta niente di nuovo se non la ripetizione della triste realtà; un sole rovente e spietato mi dà maggiore consapevolezza della mancanza precarietà; delle mie forze che si riducono.
La barca beccheggia non eccessivamente, come un’altalena spinta a metà.
So più o meno dove mi trovo, tuttavia non posso fare altro che aspettare, prima o poi qualcuno passerà.
Non ci sono molte possibilità: ma c’è la speranza.
Il sole impassibile e brillante Sono padrone in minima parte di me stesso. La mia volontà è come la sabbia del deserto: fluttuante. Gettato: vivere o morire, è così fin da subito nato. Non ho molte scelte, solo due certezze, anche se la seconda è oscurata da questa situazione, ora ne sono più consapevole, ora di più.
Nessuno all’orizzonte, aspetto. Medito sul nulla, il nirvana di Schopenhauer ecco : credo quasi di contemplarlo, anche se il mio amico Luca mi disse che noi non siamo in grado veramente di farlo.
Il niente appare e scompare. Come il vento c’è, ma non si vede.
Non mi turbo, trasportato da queste contemplazioni mi lascio solo dondolare dalle onde come quando una donna culla il suo bambino.
Mare aperto testo di albedo