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E in questa giornata né triste né felice
Un peso nel cuore mi impedisce di gioire.
Aspetto con tante altre persone di essere chiamata
In una stanza con una sola finestra e due grandi porte.
L’ambiente è asettico e nessuno parla con l’altro.
Tutti smarriti in un cellulare senza suoni né rumori,
Troppo intenti a cercar contatti in un altro emisfero,
Ignorando la vita e le persone che stanno intorno
Ed evitando qualsiasi tipo di relazione umana.
Guardo chi c’è intorno a me, studio gli sguardi, le mosse,
I diversi atteggiamenti dettati da ciò che vedono o leggono.
Mi chiudo nel mio silenzio e immagino le parole, i gesti,
La discussione futura per ottenere ciò che mi spetta
Ed è in quel momento che si apre la porta vicino a me
E un bimbo tutto festoso mi grida un ciao sonoro.
Rispondo d’istinto, sorridendo per la bella novità.
Il piccolo poi saluta singolarmente ogni persona nella stanza
Fino a quando non esce allegro e festante per la sua audacia.
Per un attimo tutti ci guardiamo, sorridiamo e gioiamo
Di un momento sereno e festante portato da un bimbo,
Poi tutto riprecipita nel momento antecedente,
Quando ognuno era immerso nel proprio mondo informatico
E nessuno guardava più l’altro e sorrideva spensierato.
E mi sento sempre più sola ora in un mondo telematico
In cui i rapporti sociali sono sempre più deboli e difficili.
Improvvisamente sento il mio nome e mi alzo per andare,
Rassegnata ad essere solo un individuo fra i tanti,
Una sconosciuta anonima che si serve di un servizio,
Di cui non interessa davvero nulla a nessuno,
E mentre guardo la sala d’attesa prima di entrare
Mi domando perché non riusciamo più a essere come i bambini.