Il piccolo Marò calcava un basco in testa, l'aquiletta d'oro le ali avea spiegate, sulla sua fronte un ciuffo ricadeva sbarazzino, aveva gli occhi d'uomo e il viso di un bambino.
Imberbe ragazzino, ancor senza morosa, per lui le donne avevano soltanto tenerezza; inforcava, ogni mattina, una vecchia bicicletta e adempiva con coscienza ai suoi doveri di staffetta.
Indossava egli una giacca di panno grigioverde, cingeva alla tracolla il moschetto novantuno, larghi i suoi calzoni dall'orlo un po' slabbrato, e gli scarponi neri sul pedale bene oliato.
Il piccolo Marò è caduto un fosco aprile, la schiena sua a ridosso di un muro assai sbrecciato, bisbigliava egli una prece, con il rosario in mano, offrendo il petto al piombo del plotone partigiano.
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