ciao, sono qui per raccontare una storia, la mia storia, e far capire a persone che ne hanno una simile alla mia, che non è normale.
ho 18 anni, e solo da circa due anni ho capito che la situazione con mia mamma non è normale, e che non sono mie paranoie, ma è la verità.
sono sempre stata fin da piccola una ragazza solare, felice della vita, sempre pronta ad aiutare e soprattutto spensierata, non me ne fregava mai niente di nessuno ed ero libera di essere chi volevo.
pian piano sono iniziata a cambiare, e questo non tanto per la crescita ma per l’influenza negativa e pessima che ho avuto accanto, mia madre.
non posso dire che è solo mia madre, perché se fosse così significherebbe che il resto della famiglia mi ha aiutato o che la pensa come me, quindi posso dire che hanno influenzato molto anche mia sorella e mio babbo, soprattutto l’ultimo.
fin da piccola ho sempre notato questo suo atteggiamento; aggressivo, arrabbiato, violento ma soprattutto strano, in un secondo era felice nell’altro era un’ira .
ogni volta che si arrabbiava sul serio, anche se era per una cavolata, partiva uno schiaffo.
sai all’inizio non capisci, soprattutto se lo subisci fin da piccola, perché pensi che vada bene che i genitori per far capire lo sbaglio al proprio figlio magari lo riportino alla realtà con uno schiaffo, uno scappellotto o uno sculaccione.
beh, era tutto tranne che quello, erano schiaffi pesanti, cattivi, pieni d’ira, graffi, sputi e i capelli, gli tira talmente forte che a volte penso che mi voglia strappare una parrucca d’addosso.
la parte peggiore di tutto questo orrore che non finiva mai, era lo sguardo, al solo pensiero rabbrividisco, uno sguardo completamente perso, non è più lei, penetrante, furioso, come se ti volesse uccidere.
ci tengo a chiamare questo soggetto che dovrebbe essere mia mamma,” s”, in quanto non sento di poterlo chiamare mamma.
la mia paura più grande? s, la manipolatrice subdola e violenta.
pian piano ho iniziato a capire che qualcosa non andava, che quegli schiaffi e quegli sputi non erano normali, erano cattivi.
s ha sempre avuto problemi con sua madre (mia nonna) e con sua sorella più grande, ha sempre sostenuto che preferisse sua sorella a lei. Non so se è vero, io non posso conoscere il suo passato, ma immagino che si mi fa questo è perché il suo di passato non è stato evidentemente bello.
ne avrei milioni di aggettivi per descrivere s, ma i principali penso siano: testarda, viziata, bipolare, egocentrica, stronza, manipolatrice, subdola, fragile, problematica. Mi soffermo sull’ultima, in quanto penso abbia dei problemi psicologici, qualcosa che non va, ed è triste che non riesce a capirlo, e che nessuno abbia il coraggio di dirglielo, perché in fondo tutti hanno paura di s e di una sua possibile reazione negativa.
pian piano crescendo ho iniziato a capire che questi attacchi d’ira dove ti buttava per terra ti spingeva e ti sputava, non erano normali, così ho iniziato a fare ricerche.
niente, non trovavo niente, sembravo l’unico caso ad avere una mamma che la picchia, sono tutti babbi, come se le mamme fossero innocue, questo l’ho sempre odiato e non mi ha aiutato.
non mi ha aiutato in primis perché come ho già detto è manipolatrice, riesce a farti credere e capire che sei te nel torto, non lei, è colpa tua se è in quello stato e ti ha fatto quello.
ho sempre avuto il costante senso di colpa, perché riusciva non so come a farmelo creare, a farmelo crescere, ed era così insensato.
una notte in particolare mi ha colpita, quella di esattamente due anni fa, mi ha colpito perché è stata l’esatta notte, in cui ho capito che dovevo stare al suo gioco, e infilarmi la maschera.
siamo andati io e la mia famiglia dai dei parenti, più tardi siamo andati a far schopping, aveva acquistato per mia sorella ed io era tutto il giorno che l’unica cosa che volevo erano un paio di slip, ma non se ne interessava.
sicuramente avrò sbagliato a lamentarmi e non lo metto in dubbio, ma sono adolescente e penso possa capitare a tutti di sbroccare a quell’età.
mentre stavamo andando via verso la macchina insieme a mio cugino più piccolo avevo iniziato a camminare veloce, volevo raggiungere la macchina e andare a casa perché ci ero rimasta male (esagerata come ogni adolescente), inizia a fare come sempre a provocarmi a fare battutine insieme alla mia famiglia ridendo come una stupida.
goccia che mi ha fatto traboccare così gli ho riferito che volevo solo una cosa e che non me l’ha comprata, il suo volto è cambiato tutto insieme, ed è li che è iniziata la parte rossa di s.
entriamo in macchina, inizia ad urlare ogni tanto si gira e mi tira i capelli o uno schiaffo, io piango e sto in silenzio, perché sapevo che da quel momento sarebbe iniziato l’inferno dell’ennesima serata.
mio cugino arriva a casa, scende dalla macchina e mio babbo lo accompagna fino all’entrata del suo palazzo, s si proietta subito fuori dalla macchina, la apre e inizia a picchiarmi e a tirami tanti di quei capelli, e dopo di che mi butta giù per terra e risale in macchina.
ecco questo momento è quello che mi ricorderò per sempre, io completamente sdraiata di notte sul marciapiede, che soffocavo dal mio pianto e tossivo così forte come se mi uscissero i polmoni, spunta questa macchina con i fari che si sofferma per capire se è tutto regolare, e li inizia la maschera, mi rialzo sforzo un sorriso per tranquillizzare i passanti e risalgo zitta in macchina.
ovviamente la serata continua con strilli botte e sputi, e poi magicamente come sempre arriva la parte del “pentimento” che io lo chiamo “pentimento da bambina”, secondo voi mi chiede scusa? non appartiene alla logica di s. Mi offre soldi come pace risolutiva, oppure inizia con uno dei suoi discorsi “magari avrò esagerato, ma devi capire che te la sei cercata e che sei solo una figlia viziata” o in alternativa inizia il silenzio, lungo di solito 2-3 giorni in cui non ti parla finchè non torna tutto alla normalità facendo finta di nulla.
come ho detto è la serata che ricorderò per sempre, ma non per un qualcosa di violento in più che ha fatto o per qualche frase in particolare, ma perché inizia il momento, in cui capisco che quando scatta l’ira di s, non puoi fare niente, devi solo sfoggiare un sorriso o cercare di riacquisire la parte in cui ti vuole bene.
la cosa che mi fa più impressione di questa sua manipolazione, è la gran quantità di cose che dico per farmi apprezzare, come dei gossip che potrebbero interessarle, oppure dire cose che lei pensa ma io no per farmi compiacere, per ottenere il più possibile la parte buona di s.
la cosa che più mi spaventa come già detto è lo sguardo, una volta sfogandomi con il mio ragazzo del rapporto che ho con mia madre e quanto non riuscissi più a sostenere questa situazione, mi racconta una cosa a cui adesso non riesco che non notare sempre.
quando siamo a tavola soprattutto ci sono degli episodi in cui inizia a fissarmi, in modo spaventoso, come se fossi il suo obbiettivo. quando me l’ha raccontato inizialmente piangevo, e poi ci riflettevo, io l’avevo notato come mi guardava, ma non ci avevo mia riflettuto in quanto abituata.
mi chiedo per questo ancora oggi a quante cose sono abituata, ma che in realtà non sono normali.
c’è una parte invece provocatoria dell’ira di s, le parole che dice, inizia a dire varie offese, il problema principale è però che io ho un carattere permaloso, ma soprattutto sono molto critica con il mio carattere e tendo a cercare di essere perfetta in ogni mia cosa, quindi una critica sul mio comportamento mi distrugge completamente all’interno: “troia” “puttana” “te ti prostituisci con certe persone” “nana di merda” “viziata” “quando ti arrabbi sei peggio di me”, tante tante balle che sa benissimo che mi feriscono, proprio perché non sono vere e soprattutto insensate.
la quarantena è stata cruciale, ogni cosa si riversava su di me, ed era così stressante, hanno iniziato in me a crearsi tanti nemici -> un mostro che parla nella mia testa con la versione critica di mia mamma, ansia tanta ansia così tanta che sono iniziato gli attacchi di panico.
da quel momento non smettano più e mi accompagnano costantemente, e sono disperata dalla ricerca di aiuto, perché sento di averne bisogno il prima possibile.
prima di arrivare a questa parte fragile che si è innestata in me grazie a s, voglio un attimo spendere due parole per un episodio in particolare che mi ha fatto capire quanto lei sia manipolatrice e quanto io penda dalle sue labbra.
dopo la prima quarantena c’è il ritorno a scuola, mi ci porta s in macchina per via del covid, un giorno mentre esco dalla scuola mi spiega che si trova in un luogo, non specificando bene quale dei due possibili.
io capisco l’altro posto così inizio a dirigermi appunto li, mi chiama e mi dice che non si trova li ma nell’altro, distano due minuti a piedi, la sento agitata, inizio a correre e salgo in macchina.
s è furiosa perché l’ho fatta attendere esattamente 5 minuti in più del previsto, inizia ad urlare a arrabbiarsi e a menare. piove, siamo in macchina e c’è coda, io sento che non mi manca più l’aria da quanto non comprendevo spiegabile neanche un minimo del suo punto di vista, così gli riferisco che prendo il bus e scendo.
nemmeno il tempo di aprire la portiera che mi tira e mi trascina dentro, arriva una sorte di difesa gli blocco il braccio prima di colpirmi e gli urlo in faccia “non mi devi toccare, tu non mi devi toccare, smettila con questa violenza”, pensavo che avrebbe capito che io ero arrivata all’esasperazione, il tempo di togliere la mano dalla sua che mi sferra una botta sull’occhio.
ci tengo a sottolineare che ogni violenza che mi provoca s, fa sentire veramente di merda, e non c’è parola migliore per descrivere come mi sento se non “umiliata”.
apro lo specchietto della macchina, vedo un occhio nero gonfio, irriconoscibile, senza accorgermene inizia un attacco di panico, respiro affannoso, mal di testa, brividi, non riuscire a muoversi.
s capisce di averla fatta grossa, parcheggia velocemente mi fa scendere mi da da bere e mi chiede scusa.
mi tranquillizzo rientro in macchina e ci dirigiamo verso casa.
questo episodio è importante da raccontare bene, per farvi capire la manipolazione di s che ho subito per 18 anni, e quanto io scusassi ogni suo errore.
mi chiede scusa che non succederà più, che si è veramente pentita e che avrebbe fatto tutto per rimediare; si lo so avevo detto che s non dice mai scuse, si ma s è furba ora vi spiego perché l’ha fatto.
un conto sono gli sputi i capelli tirati le spinte e qualche livido nascosto, quello non si vede, ma una cosa come un occhio gonfio come era il mio, era ben capibile che non era un incidente ma un colpo provocato da una persona, per questo s ha cambiato il suo piano, perché la sua scenetta della famiglia perfetta e della mamma che faceva tutto che voleva far vedere in giro, poteva essere facilmente smontata.
il piano di s a questo punto era della povera mamma con troppo lavoro e vittima, inizia a dire che era meglio non dirlo a babbo e che ai compagni di classe dovevo raccontare che ero caduta o andata a sbattere.
è qui che capisco quanto sia manipolatrice, non avevo neanche bisogno di essere convinta, capii subito che era pentita che era una povera mamma con tanto lavoro e che me l’ero cercata, così feci quanto chiesto.
le mie amiche strette e il mio ragazzo sapevano bene della mia situazione, infatti mi consigliarono ben altro ma io pendevo talmente tanto dalle sua labbra che la difendevo e che dicevo, l’importante è che abbia chiesto scusa, siamo umani è ammissibile sbagliare.
probabilmente questa violenza fisica ma soprattutto psicologica sarei riuscita a sopportarla, ma la cosa che veramente non riuscivo a fare era farmi andare bene che avevo bisogno di un aiuto per i problemi che iniziavo ad avere con me stessa, e che lei non riteneva importanti
gli attacchi di panico continuano senza sosta e non mi abbandonavano più, me ne viene un secondo di attacco davanti a s, mentre discutiamo, solo a pensarci mi scende una lacrima, inizia a dire che me li invento che non sono attacchi di panico che non posso autodiagnosticarmi, che cercavo attenzioni e che la mia era una forma di rabbia che mi frenava dal fare del male.
lei voleva essere capita, s voleva che fossi come lei, perché così avesse senso qualcosa, solo adesso lo capisco veramente.
questa è stata la cosa più demoralizzante della mia vita, non poter contare su un suo aiuto e quindi neanche di un sostegno psicologico da parte di un professionale.
dovevo contare solo su me stessa, sulla mia maschera.
prima o poi la maschera sbotta e il mio stato mentale i miei episodi di depressione, di poca autostima e gli attacchi di panico andranno sempre più a peggiorare.
quindi sono qua a 18 anni a sfogarmi a cercare di capire come sopravvivere a questo, ma devo e basta, sono qua rinchiusa in una gabbia, la mia camera, l’unica mia forza che mi toglie dalla realtà.
tu, non fare come sto facendo io, sii più forte e determinata, capisci più di me che non è normale, e chiama quel numero, non sono di esempio da prendere come finale, visto che conto solo sul sopravvivere, ma magari fa capire alla tua storia simile alla mia, che non è normale.
vivere in una gabbia testo di lilli96978873