Ricordi della 2° guerra mondiale

scritto da ciesse38
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Testo: Ricordi della 2° guerra mondiale
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RICORDI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

LA SIRENA DELL'ALLARME
L'allarme di solito avveniva in due tempi: prima il cosiddetto preallarme, che suonava quando gli aerei erano molto lontani e non si conosceva ancora la loro destinazione, e poi l'allarme vero e proprio, accompagnato dal suono della campana del castello, quando la rotta si orientava verso il nostro paese. I preallarmi erano frequentissimi, quasi quotidiani, perchè sulla zona passavano gli aerei che andavano a bombardare la Germania. Al preallarme, la nonna e noi bambini ci recavamo in Piazza F., dove si poteva giocare in attesa degli eventi. Di solito c'era tempo sufficiente, dal momento che gli aerei volavano molto più lentamente di quelli di oggi.
Con  noi portavamo una sporta, sempre pronta sulla porta di casa, contenente pane, marmellata e acqua. Quando suonava l'allarme ci raggiungeva la mamma ed entravamo in rifugio, mentre la zia , fatalista, rimaneva a casa. Il papà, se era al lavoro, andava nel rifugio della ditta.
Quando, di notte, passava “Pippo” (un piccolo aereo che sganciava ordigni incendiari, a casaccio, per terrorizzare la gente), andavamo in cantina, che era stata opportunamente puntellata.
Nei primi tempi, quando ero all'asilo, se l'allarme suonava improvvisamente, le suore ci portavano in mezzo al loro orto, lontano dagli edifici, e ci facevano rannicchiare nel minore spazio possibile.
Il tutto, comunque, era vissuto come un  gioco e, almeno per questo aspetto, non ho ricordi angoscianti.

In merito agli allarmi, la radio ogni sera trasmetteva un elenco di parole che erano dei codici di preavviso, per i partigiani, di possibili incursioni.  Il codice del nostro paese era, secondo alcuni, "pino solitario", ma non ricordo se sia stato poi verificato l'abbinamento con i bombardamenti realmente compiuti.

I RIFUGI

       Gli abitanti del luogo, specialmente della parte alta del paese, erano dei privilegiati in quanto ai rifugi antiaerei, perchè erano sicurissimi e funzionali. I rifugi erano stati scavati sotto il colle del castello. Erano due lunghi tunnel, con due uscite, ed erano rettilinei, per cui, anche in caso di interruzione della corrente elettrica, un po' di luce entrava, tanto da potersi orientare e trovare l'uscita. La doppia apertura, poi, garantiva l'uscita anche nel caso una delle due porte fosse stata danneggiata da una bomba. Lo scavo, con utilizzo di mine, avveniva ad orario continuato e talvolta si entrava appena esplosa una volata di mine. Ricordo bene l'odore dell'esplosivo.  All'interno del tunnel, che, ricavato in roccia molto compatta, non veniva nemmeno puntellato, era stato ricavato un servizio igienico; era stata delimitata, con tendaggi, una specie di infermeria, ed era stato costruito un altare dove un sacerdote celebrava riti religiosi. Al di fuori c'era un piccolo generatore di energia elettrica per l'emergenza, e la ventilazione era assicurata dalla doppia apertura.
Su una delle uscite, che si trovava sotto una piccola galleria stradale, stazionava, relativamente al sicuro, una persona che, potendo vedere il panorama quasi completo del paese, riferiva quello che stava succedendo, con sollievo per alcuni e pianto per altri. 
Ho detto "relativamente" al sicuro perchè  sarebbe potuto rimanere vittima dello spostamento d'aria, che è un effetto molto più potente di quanto si possa immaginare.
Infatti, a pochi metri da lì, la mamma di un mio amico, mentre si recava proprio al rifugio, è stata schiacciata contro il muro a causa di una bomba caduta a qualche centinaio di metri di distanza,.
Non ho ricordi negativi dei ricoveri (claustrofobia, paura e simili), anzi, ho il ricordo delle squisite pasticche di Formitrol che la Farmacista del paese distribuiva ai bambini, dopo che si era verificato un caso di difterite.

I BOMBARDAMENTI

In genere riguardavano la zona bassa del paese (stazione ferroviaria, scalo merci, stabilimenti). Il centro fu risparmiato. Le bombe più vicine al centro caddero attorno ad una chiesa e alla scuola elementare, piuttosto periferiche, causando alcuni incendi. Ricordo una cosa curiosa: in casa nostra la porta della camera in soffitta era chiusa al momento del bombardamento. Lo spostamento d'aria causò lo sfondamento di due vetri della porta, e le schegge di un vetro caddero all'interno della camera e quelle dell'altro vetro caddero all'esterno. Effetto spinta e risucchio.

I PROFUGHI

Tra i ricordi ci sono anche quelli relativi ai profughi di guerra, sia stranieri che italiani. I cosacchi (alleati dei tedeschi, allora i ritirata), furono mandati ad occupare il Friuli settentrionale. (ved. romanzo di Carlo Sgorlon “L'Armata dei fiumi perduti”).
Il Comando si era insediato in una scuola in centro, Gli uomini, in divisa militare bellissima, si muovevano sempre a cavallo, anche nelle stradine strette del paese.
Ricordo il rumore degli zoccoli ferrati sull'acciottolato davanti a casa nostra.
Tanto erano ben vestiti i militari, tanto erano mal messe le famiglie e i carriaggi che le seguivano. Povertà assoluta e pidocchi. Donne e bambini furono sistemati in case abbandonate, stalle e simili, senza (per quanto ne so) creare grossi problemi di convivenza. Venivano con noi in rifugio, anche se, a causa dei pidocchi, restavano in una zona delimitata.
I militari, ovviamente, dovevano eseguire i compiti assegnati loro dai tedeschi: cercare di prendere il controllo della zona e combattere i partigiani. Trovarono particolare resistenza nel Comune di B., che fu dato alle fiamme.
Da lì partirono numerosi profughi, alcuni anche verso il nostro Comune.
Con il compito di sistemarli, un giorno si presentò a casa nostra (edificio con due appartamenti e un solaio mansardato, parzialmente abitabile) un agente in divisa, girò per la casa e stabilì che una stanza fosse assegnata a due crocerossine; e che il solaio fosse assegnato a due militari (finanza o forestale) e ad una famiglia di profughi da B. (4 persone).
In pochi minuti erano state sistemate 8 persone, per cui, in casa, da 8 persone ci ritrovammo in 16.

ECONOMIA DI GUERRA

C'era il razionamento dei viveri: cioè ciascuno aveva diritto di comperare solo una quantità limitata, stabilita dalle Autorità, di generi alimentari, e altre materie, es. sapone, ecc.. La cosa di attuava tramite il tesseramento. La tessera era un documento personale che conteneva dei rettangolini su cui c'era scritto il genere e la quantità. Periodicamente (ogni mese o bimestralmente) ciascuna famiglia riceveva le tessere di competenza, che erano di diversi colori per varie categorie di articoli, ed erano diversificate per età.
Per comperare qualcosa si doveva tagliare i corrispondenti rettangolini e consegnarli, assieme ai soldi, al negoziante, il quale li consegnava, poi, ai magazzini di rifornimento.
        Il servizio (detto annonario) è stato sempre efficiente, nonostante non fosse facile, con i pochi mezzi allora disponibili, organizzare la distribuzione bimestrale delle tessere a tutte le famiglie.
Le razioni previste erano sufficienti e non ho ricordi che si fossero dei problemi di alimentazione, almeno per i generi di base.
In quanto alla varietà dei cibi, ovviamente era del tutto carente. Mancando i mezzi di trasporto e per la persistenza delle sanzioni sulle importazioni, il cibo era monotono e limitato ai prodotti locali.
Ricordo che la prima volta che assaggiai il cioccolato fu in occasione della prima comunione.  Mi resta un ricordo indelebile di quella tazza di latte e cacao.
Si riciclava tutto. Io avevo il compito di portare ogni giorno il bidoncino degli scarti  alimentari ad un vicino che aveva il maiale (nel cortile dietro la nostra casa, in pieno centro storico); in cambio ogni tanto ci dava degli squisiti salumi. Nel nostro piccolo cortile tenevamo alcune galline.
Io ebbi camicette fatte con la tela dei paracadute militari, e la mantellina fatta con il telo delle tende militari.
C'era anche il mercato "nero", dove, chi poteva permetterselo, trovava qualcosa di diverso.
Il mercato nero era ufficialmente vietato, ma era praticato comunemente, e con esso tanti si arricchirono.
Per i redditi fissi, invece, i problemi iniziarono con la fine della guerra . La mia famiglia, che durante la guerra non aveva avuto problemi finanziari, con l'inflazione ebbe grosse difficoltà, probabilmente perché il meccanismo di adeguamento dei redditi fissi non era sufficiente. Le mie prime buste paga (anno 1958) andarono direttamente all'alimentarista e al farmacista per pagare i debiti.
Raggiunta la pace, fu emanata una legge per tassare i "profitti di guerra". Quelli che avevano straguadagnato durante la guerra furono sottoposti a durissima tassazione, e, se non avevano risparmiato abbastanza, si trovarono in difficoltà.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

    Dal punto di vista psicologico credo che i due effetti peggiori che ho riportato siano legati a due distinti episodi: il primo è stata la visione, dalla finestra di casa mia, (non so perchè, ma eravamo in casa) del bombardamento di O. (dove fu colpito il mercato dei cavalli, causando decine di morti), e del successivo trasporto di buona parte dei cadaveri al cimitero del nostro Comune. Non mi ricordo come e perchè, ma sono andato in cimitero. Lungo la Via Sacra c'erano numerosi carretti con i cadaveri. Sotto i carretti c'erano pozzanghere di acqua rossastra. Ricordo perfettamente la catasta di corpi sistemati vicino alla casa del custode, ed in particolare la scena di due necrofori che caricavano un corpo privo della testa e della parte superiore del torace. Penso che da quella scena sia derivata la mia fobia per il sangue: non avrei potuto fare il medico o l'infermiere perchè la vista del sangue mi dà fastidio ( curiosamente, più quello degli altri che del mio. Ho fatto il donatore AVIS, senza problemi, fino a quando ne ho avuto i requisiti, ma mi dava fastidio vedere i vicini di poltrona che facevano la stessa cosa). 
Un altro fatto che mi ha lasciato il segno è stata la caduta di un  aereo da caccia, che ho seguito per diversi secondi fino allo schianto in un fiume. Alcuni aerei avevano preso di mira il ponte ferroviario sul torrente O. e facevano un carosello per  mitragliarlo. Ad un certo momento penso che un colpo di contraerea ne abbia centrato uno.
Questa scena mi ha perseguitato per decenni, perchè in sogno spesso vedevo oggetti che, ad un certo punto, precipitavano, e  mi svegliavo di soprassalto. 



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