Contenuti per adulti
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È buio.
Dentro intendo.
È buio e fa freddo.
Cerco un modo di illuminare anche solo un angolo di questa stanza, ma rimane l'oscurità.
Allora vago, senza meta o direzione, ignara di quello che ho davanti, sbattendo contro muri, tentando di prevedere quello che verrà, proteggendomi come posso.
Vago nella speranza di scovarne la fonte.
Da dove arriva? Chi l'ha acceso questo buio?
Non posso vederli, ma sento i miei occhi stanchi. Percepisco il volto segnato da lineamenti del tempo che non ho potuto curare.
Sento palpebre pesanti, smorfie sul viso, nonostante i sorrisi.
È buio.
Dentro è buio anche quando fa caldo.
Accendo fuochi, bruciano, ma non illuminano.
Danno calore.
Fanno sentire al sicuro.
Si spengono in fretta.
È facile perdersi, in questo buio.
Cerco un qualsiasi interruttore, in grado di farmi intravedere anche solo un ombra in questa stanza.
In questa stanza grande, spoglia, impolverata, trascurata.
Del pavimento, coperto di cocci di vetro scricchiolanti.
Delle finestre, incapaci ormai di proteggere dai rumori e dal freddo.
Del soffitto, troppo alto per essere raggiunto. Troppo alto per donargli una luce.
È tutto spento.
Vago. Vago fuori, nel tentativo di illuminare dentro.
Ma anche quando fuori c'è luce, dentro rimane la tenebra.
Tento di portarne un po'; rubo lanterne, giornate di sole, lucciole.
Non bastano mai.
È sempre buio, dentro.
Anche quando trovo l'uscita non apro la porta.
Non conosco altro modo.
Non altre stanze.
Solo il buio.
Continuo a vagare senza direzione o meta, senza prospettiva, senza speranza.
Qualcuno prova a portarmi un po' di luce, ma viene tutta assorbita dall'interno, divorata dalle ombre, privata anche dell'ultimo raggio.
Quello che c'è dentro è immenso. Quello che c'è dentro pervade. Quello che c'è dentro spaventa.
Allontana.
È insufficiente persino il coraggio per entrare in questa stanza.
Porta a vagare senza direzione o meta. Impone di sopportare il dolore delle testate date al muro.
Costringe a vivere nell'incertezza di quello che verrà.
Rende estenuante la ricerca della mia mano, per camminare al mio fianco, per osservare il buio insieme.
Con occhi stanchi e palpebre pesanti. Con sorrisi di smorfie.
Lo so che è sempre buio.
Lo so che spaventa.
Lo so che fa paura, perdere la luce, non riuscire più a darle un senso.
Ma anche quando questo accadrà, io ti porterò un milione di lanterne, di giornate di sole, di lucciole.
Tu facci quello che vuoi.
Dentro o fuori.
Usale per illuminare altre stanze. Usale per illuminare la tua. Usale per vedere, sognare, ammirare. Usale per correre, saltare, ridere.
Usale tutte.
Non permettermi mai di negartele.
Anche quando vagheremo in questa stanza buia, tu mantieni la tua luce.
E quando capirai che non conosco altro modo. Quando sentirai il peso del mio corpo stanco, rassegnato, privato di vita.
Quando realizzerai che l'ho sempre cercato, il buio.
Che ho spento tutti gli interruttori.
Che ho rotto lanterne, portato pioggia nelle giornate di sole, ucciso lucciole.
E anche quando guarderai dentro le mie tenebre, quando avrai paura,
non lasciarmi la mano.
Cammina insieme a me.
Nell'incertezza.
Senza meta o direzione.
È buio e ho paura anch'io.