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L'algebra del vuoto
Ho nuotato nel buio delle vene del mondo e
non è coraggio.
È un’algebra del vuoto.
È la legge dei vinti:
tenere un segreto per la strada del rientro,
un resto di fiato per dire
«sono qui».
Io non ho tenuto nulla per l’ombra,
non ho conservato un solo battito per il ritorno.
Non riconosco il debito verso la riva,
né la pietà per la stanchezza delle membra.
Ho dissipato ogni grammo di forza
perché il ritorno è un lusso che non mi appartiene.
La mia gloria non è arrivare intatto,
ma aver speso l’ultima goccia di vita
proprio lì, dove il cielo si fa nero
e il sangue, finalmente, non ha più nome.
Non c'è virtù nel tornare indenni
se il prezzo è aver guardato l'abisso
con la mano pronta sul freno.
Laggiù non servono bussole né testimoni,
il buio è un testimone che non parla.
Ho barattato la mia ombra con la profondità,
lasciando che la pressione cancellasse i lineamenti.
La mia vittoria è questo vuoto nelle mani:
non resto io,
ma la scia di ciò che non
ha avuto paura
di finire.