«Quando io e Gesù ci siamo incontrati ci siamo scambiati i biglietti da visita: sul suo c’era scritto “sono venuto per servire, non per essere servito”» Ecco il motto di don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede”, scomparso il 22 Maggio 2013. Non era un prete qualunque, era un parroco al servizio dei poveri, degli umili, dei bisognosi, un don che non si è mai legato alle banche, che alle elezioni di Papa Francesco, in una sua omelia, ha tirato fuori il fazzoletto rosso cantando “Bella Ciao”.
Beh, forse non è andata proprio così, ma sicuramente lui “Bella Ciao” la conosceva, e in chiesa, in questa Chiesa bigotta e mentalmente chiusa, lui la cantava. Fu proprio perché aveva queste idee “rivoluzionarie”, ma molto vicine all'insegnamento di Gesù Cristo, che non ha mai avuto l’onore di amministrare una parrocchia di rilievo tutta sua. Ma andiamo con ordine.
Andrea Gallo, futuro parroco di San Benedetto al Porto, nasce il 18 luglio 1928 a Genova, città che lo ospiterà per il resto della sua vita. Attratto dalla vita Salesiana, entra nel noviziato di Varazze, ma per terminare i suoi studi teologici devi partire: chiede infatti di essere mandato in missione e viene destinato a Sao Paolo (Brasile). Costretto a tornare in Italia per la dittatura di Getùlio Vargas, termina i suoi studi nella nostra Ivrea: viene nominato presbitero il 1° Luglio 1959. Staccatosi dalla congregazione Salesiana, poiché “si era istituzionalizzata e” gli “impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale”, venne mandato a Capraia come parroco e, in seguito, come vice-parroco, alla parrocchia del Carmine di Genova. Proprio in questa parrocchia il suo animo rivoluzionario esce come un fiume in piena. L’unico ostacolo che si impone sulla sua strada è la curia genovese presieduta dal Cardinale Giuseppe Siri. La scelta di allontanarlo dalla parrocchia appena acquisita è data dal fatto che durante una sua omelia ricorda che esistono altri tipi di droga, diverse dall’hashish (poiché nel quartiere era stata trovata una fumeria), che sono ben più forti e gravi: la droga del linguaggio e il bombardamento di popolazioni inermi. Viene marchiato come parroco comunista e, quindi, allontanato e reso inattivo. Ma “inattivo” non è un aggettivo attribuibile a Don Gallo. Si sposta, si muove e agisce, finendo per essere accolto da Don Federico Rebora nella parrocchia di San Benedetto al Porto, dove creerà la sua comunità e farà nascere un punto di ritrovo per i disagiati, per i bisognosi, per tutti coloro, insomma, che avevano bisogno del parroco degli umili e dei poveri. La sua amicizia con Fabrizio de Andrè, Piero Pelù e Vasco Rossi, lo portano a lottare per la legalizzazione delle droghe leggere, fumando, addirittura, come forma di protesta, uno spinello davanti Palazzo Tursi, sede del comune di Genova. Aderisce a diversi movimenti pacifisti (come il Social Forum di Genova e il No Dal Molin di Vicenza) e partecipa ad alcune manifestazioni in palese contrasto con la morale cattolica, come il Gay-Pride di Genova. Celebra il funerale di Fernanda Pivano, amica di Fabrizio de Andrè e co-autrice nel disco “Non al denaro, né all’amore, né al cielo”, e riceve il 4 Dicembre 2009 il Premio Fabrizio de Andrè. Scrive a quattro mani con Loris Mazzetti il libro “Sono venuto per servire”, frase con cui sempre ricordava Gesù Cristo, dove viene citata una frase dello stesso Mazzetti che dice: “Peccato che Don sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader”.
Forse sì. Forse ci servirebbe davvero un nuovo Don Gallo, ma al posto di “don” ci metterei “onorevole”, lo metterei alla presidenza del consiglio e gli direi che, per me, può prendere tutte le decisioni che vuole, basta che non diventi un politico vero e proprio, ma mantenga la sua anima di parroco dei poveri. Probabilmente non mi risponderebbe; mi lascerebbe uno dei suoi sorrisi sardonici e mi congederebbe dicendomi: “Ora l’Italia ha trovato chi sa sostenerla?” o forse mi guarderebbe, come starà facendo ora da lassù, e mi saluterebbe dicendomi: “Che la pace sia con te”.
Don Gallo io non l’ho conosciuto, ma sono sicuro che fosse un’ottima persona, da come me ne parlano mio padre e alcuni dei miei amici che l’hanno visto a Ivrea, Cigliano, Firenze e in tutte le altre piazze italiane in cui è andato a portare la parola di Dio senza nessun tipo di predica cattolica, dicendo solo “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Forse manca questo all’Italia: l’amore per il prossimo. Ecco, allora, il perché di queste enormi discrepanze di reddito (per chi ce l’ha), ecco perché i suicidi, ecco perché l’omertà e la corruzione insinuatesi nelle cariche pubbliche. Avremmo bisogno di molti “Don Gallo” in tutta Italia, e soprattutto a Roma. Abbiamo bisogno di uomini come “lui che offrì (…) mai un pensiero: non al denaro, né all’amore, né al cielo” (La collina- F. De Andrè)
Non al denaro, né all'amore, né al cielo testo di sibyl vane