Il primo Maestro di Fabrizio De André

scritto da Antonio Terracciano
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Autore del testo Antonio Terracciano

Testo: Il primo Maestro di Fabrizio De André
di Antonio Terracciano

Negli anni Cinquanta Fabrizio de André era ancora adolescente, e il padre, preside di una scuola privata genovese, conoscendo la passione per la musica del figlio, gli portava volentieri, al ritorno dai suoi viaggi in Francia, i dischi di Georges Brassens, che da non molto tempo aveva incominciato, con notevole imbarazzo, a cantare, e che allora (non tanto diversamente da adesso... ) era praticamente sconosciuto in Italia.
Le prime canzoni di De André (secondo me le più belle) risentono, nella musica, nella scelta delle parole e nel modo di cantarle, abbastanza dello stile di Brassens: si pensi, ad esempio, a "La città vecchia" , alla "Canzone dell'amore perduto" , a "Bocca di rosa" ...
Tale era l'amore di De André per Brassens che il genovese sentì addirittura il bisogno di tradurre in italiano, e di cantarli, tre o quattro pezzi del francese: "Delitto di paese" (cioè "L'assassinat" ) , "Morire per delle idee" ( "Mourir pour des idées" ) , "Le passanti" (da "Les passantes" , una poesia di Antoine Paul musicata da Brassens) ...
Ma chi è stato Georges Brassens? Figlio del Sud della Francia (il padre era di Sète, dove Georges visse fino ai diciotto anni) e del Sud dell'Italia (la madre era lucana) , da giovane andò a Parigi, per tentare la fortuna, che gli si presentò quando un'amica lo spinse a cantare (all'inizio componeva soltanto) nei locali d'avanguardia della capitale. Il suo successo durò ininterrottamente per circa trent'anni, fino al 1981, quando egli si spense prematuramente (a sessant'anni di età) per un tumore, dopo avere scritto musica e parole di circa centocinquanta canzoni, ed averle interpretate.
Brassens curava quasi maniacalmente l'aspetto letterario delle sue composizioni, scrivendo sempre in metrica e in rima, seguendo gli esempi della grande poesia francese, mentre è forse meno interessante, anche se non privo di fascino e di raffinatezza, l'aspetto musicale: la sua musica, all'interno della stessa canzone, è piuttosto ripetitiva, tipica delle ballate.
Brassens, nelle sue canzoni, ha trattato argomenti diversi (cercherò di darne qualche esempio) , collegati, direi, da un anarchismo di fondo, un anarchismo buono, per niente violento, basato sulla tolleranza, sulla difesa dei più deboli, della pace, del rispetto della privacy, con qualche salutare sberleffo alle autorità (spesso mal) costituite.
La sua prima canzone famosa è "Le gorille" : un gorilla scappato dalla gabbia semina il panico in mezzo alla gente di una cittadina, ma una donna molto matura non disdegnerebbe la sua "compagnia" ; l'animale, invece, preferisce sodomizzare un giudice, che poco tempo prima aveva condannato a morte un uomo...
In "Hécatombe" delle donnette, al mercato, litigano: intervengono i carabinieri per dividerle, ma le donne si coalizzano e li prendono a calci nelle parti basse; però i carabinieri non si fanno male, perché privi di attributi...
Quanta dolcezza e quanta verità nei delicati versi di "La première fille" ! "Ho dimenticato tutto della storia imparata a scuola, ma non dimenticherò mai il mio primo amore ( 'la première fille qu'on a pris dans ses bras' ) , anche se tante altre donne sono venute dopo. "
Invece, nella spiritosa e amara "Marinette" , il cantante è sempre in ritardo: quando, stanco dei capricci e dei tradimenti di lei, decide di ucciderla, Marinette è già morta a causa di un potente raffreddore e, quando si presenta al suo funerale, è risuscitata!
In "La marche nuptiale" Georges ricorda con molto orgoglio le povere nozze civili dei suoi genitori, avvenute quando lui era già grandicello e comprendeva quindi bene il sincero loro atto d'amore.
Quanto erano belli i funerali di una volta ( "Les funérailles d'antan" ) ! Si procedeva lentamente verso il cimitero, e tutti i parenti e gli amici seguivano il carro funebre trainato dai cavalli; ora, invece, il servizio è reso da automobili che sfrecciano a tutta velocità e ogni tanto fanno incidenti mortali: si potrebbe pensare che i morti si divertano a generare dei figli!
Un fortissimo temporale ( "L'orage" ) mette paura a una signora sola, che bussa alla porta del cantante, suo vicino di casa. Egli le fa degnamente compagnia, passando con lei una notte d'amore indimenticabile. Ma già il giorno dopo non la trova più, perché il marito della donna, installatore di parafulmini, ha guadagnato talmente tanti soldi quella notte che la coppia ha deciso di andare a vivere in un luogo esotico, dove non piove mai!
"La complainte des filles de joie" è un duro atto d'accusa contro quegli uomini che maltrattano le prostitute: rispettale, giovanotto - dice Brassens - , perché se nella tua famiglia le cose fossero andate solo un poco diversamente, una di quelle puttane potrebbe essere stata tua madre!
"Saturne" è un omaggio alla donna matura, che diventa ancora più attraente quando qualche capello bianco comincia a ornarle il volto. Brassens respinge le proposte di una ragazzina ( "pisseuse" ) vicina di casa, per sfogliare con la sua bella la margherita dell'estate di San Martino...
In più di una canzone il nostro poeta e cantante ribadisce il concetto che i gruppi numerosi fanno paura e possono provocare danni, come rivoluzioni, guerre, ecc. In "Le pluriel" lo dice chiaramente: "On est plus de quatre, on est une bande de cons" ( "Se si è più di quattro, si è una banda di coglioni" ) .
E finisco con una delle ultime canzoni che Brassens ha scritto, di autentico spirito "gaulois" : "Mélanie" . E' costei la sagrestana di una chiesa, ma ha una cattiva abitudine: usa dei ceri consacrati come "sex toys" ; e, quando il buon parroco la prega di risparmiarli, lei dice: "Ma io sono una brava cattolica, e non ritengo giusto usare i ceri non ancora benedetti! "
Moltissime canzoni di Georges Brassens sono state pazientemente tradotte e cantate in dialetto milanese (oltre che in italiano) da Nanni Svampa, ed alcune in dialetto torinese da Gipo Farassino.
Il primo Maestro di Fabrizio De André testo di Antonio Terracciano
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