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Scaglie di mondi trapassano questa
Stanza; e colà poggiano uccelli tesi
Tra aggrovigliati cavi e frusci riarsi.
Al piè liti spogli e pecore acrobate
Son cinte da candidi cani, ed
Io li scruto mentre l’assorto vento
Alla mia vita guasta. E la paura
Si fa foco mentr’io vorrei gridare
Al mondo mio che rimarrò ancora
Lì a guardare quelle pecore.
L’assorto sguardo si muta in pensiero:
V’ho dentro spazi riarsi; teso tra
Catene che da un lato all’altro si
Scagliano verso mete infinite,
Ed invero una è nota e fa rumore,
Mentre l’altra tende ad un muro ignoto
Giacché alle pecore non posso gridare aiuto.
Dunque che fare, che dire?
Vorrei dire a me stesso che va tutto
bene e che continuerò a guardare
quelle pecore.