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Aveva lavorato duramente per risolvere quel problema,
quello che tutti additavano come incoerente.
Qualcuno, meno delicato, gridava al folle:
quello strano tizio che vagava
nei posti dove il tempo aveva terminato di esistere.
Si mormorava che parlasse con le anime,
che di terreno non avevano più niente,
eppure sentivano ancora un legame.
Si vociferava che questo suo fare
lo avesse fatto diventare un reietto.
Eppure andava in giro soddisfatto
e con un sorriso stampato,
molto più di quelli che pazzo lo avevano giudicato.
Alla fine aveva capito
che lui non si era rinnegato.
Per questo era diventato un personaggio fastidioso.
Ma soprattutto aveva compreso
che, se per essere lieti
bisognava essere pazzi e irrequieti,
allora che parlassero pure.
Per questo sorrideva:
aveva capito
che non era lui il folle.