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Il suo nome era Rossa, ma non per il colore dei capelli, che erano invece una cascata di ciocche corvine e lucenti come l’ossidiana. Rossa lo era per l’anima. Per quella fiamma interiore che le danzava negli occhi color ambra, due braci sempre accese, pronte a divampare. La chiamavano così fin da quando, bambina, aveva difeso un gattino randagio da un branco di monelli più grandi, lanciando sassi e urla così cariche di furore da farli fuggire a gambe levate. "Rossa come il fuoco," aveva mormorato sua nonna, accarezzandole la guancia scottante. "E impetuosa come un vulcano."
Crescendo, quella natura vulcanica non si era placata. Si era solo incanalata. A scuola, era la prima a alzare la mano, a contestare una ingiustizia, a difendere un compagno in difficoltà. Le sue passioni erano totali, assolute: quando amava un libro, lo divorava e ne parlava per giorni; quando odiava qualcosa, la sua avversione era un muro di roccia fusa, invalicabile. La sua stanza era un riflesso del suo caos interiore: libri aperti su ogni superficie, poster di vulcani in eruzione e di rivoluzionarie storiche, vestiti colorati gettati con un’apparente noncuranza che nascondeva una precisa estetica del disordine.
Il vulcano, però, non erutta in continuazione. Trascorre periodi di quiete, di apparente calma, in cui l’energia si accumola nelle viscere della terra. Così era per Rossa. Nei suoi momenti di silenzio, quando la tempesta negli occhi si placava, diventava un’osservatrice acuta e sensibile. Ascoltava la musica classica a volume bassissimo, seguendo le note con le dita sulla coperta. Osservava la pioggia scivolare sul vetro, disegnando percorsi imprevedibili. In quelle pause, scriveva. Riempiva quaderni di poesie infuocate e di pensieri delicati come cenere sospesa. Quella era la sua camera magmatica: il luogo segreto dove il fuoco prendeva forma, si purificava, diventava qualcosa di diverso dalla distruzione. Diventava creazione.
La sua impetuosità, a volte, le creava problemi. Le relazioni erano turbolente, come maree in tempesta. Si innamorava con la forza di una colata lavica, travolgente e totale, ma quando sentiva un tradimento, una falsità, o semplicemente un raffreddamento, il ritiro era altrettanto drastico e definitivo. Lasciava dietro di sé un paesaggio trasformato, a volte arricchito, a volte bruciato. "Devi imparare a controllarla, questa forza," le diceva suo padre, un uomo pacato come un lago di montagna. Rossa scuoteva la testa. "Non è forza da controllare, papà. È da ascoltare. Se la reprimo, esplodo davvero."
Il momento della vera "eruzione" arrivò all’università. Un professore affermò, con supponenza, che un certo movimento artistico di avanguardia, da lei amatissimo, era "effimero e privo di sostanza". Per una settimana, Rossa covò in silenzio. Accumulò ricerche, testimonianze, analisi. Poi, il giorno della lezione successiva, alzò la mano. Non era un’interruzione, era un’eruzione. Parlò per venti minuti filati, con una lucidità tagliente e una passione travolgente, citando fonti, connettendo idee, smontando le argomentazioni del professore pezzo per pezzo. L’aula era in silenzio religioso. Non c’era rabbia nella sua voce, solo la potenza inarrestabile della verità che finalmente trova uno sfogo. Alla fine, il professore, anziché adirarsi, annuì lentamente. "Grazie, signorina Rossa," disse. "Mi ha ricordato che il cuore della critica è il dialogo, non il dogma." Quella volta, la sua lava non aveva distrutto nulla. Aveva fertilizzato il terreno.
Oggi, Rossa lavora come regista teatrale. Il palcoscenico è il suo cratere perfetto. Lì, la sua impetuosità diventa regia, la sua passione diventa luce e movimento, il suo fuoco interiore si trasforma in storie che accendono il pubblico. A volte, nelle prove, la sua voce tuona come un boato, scuotendo gli attori dalla routine. Altre volte, sussurra indicazioni così precise e intense che sembrano scintille.
È ancora Rossa come il fuoco, impetuosa come un vulcano. Ma ha imparato a conoscere il suo potere. Sa quando eruttare e quando mantenere la pressione, creando un’attesa carica di significato. Sa che il fuoco può bruciare, ma anche riscaldare. E che un vulcano, in fondo, non è solo un simbolo di distruzione. È una forza primordiale della natura che, mentre modifica violentemente il paesaggio, dà anche forma a nuove isole, a nuove terre fertili. Rossa, con il suo carattere di lava e il suo cuore di braci, sta ancora modellando la sua isola. E il mondo, intorno a lei, non può fare a meno di guardare, affascinato e un po’ tremante, lo spettacolo maestoso della sua luce.