Più mi stai vicino, più sento la distanza

scritto da Glisea
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Questo è uno spezzone di uno scritto risalente al 25 ottobre 2016. Non so bene che genere sia
- Nota dell'autore Glisea

Testo: Più mi stai vicino, più sento la distanza
di Glisea

(...) Ma le sue parole non la raggiunsero davvero. Forse è per questo che rimase inerme, muta, a piangere più per la distanza che avvertiva che per l'emozione che quel gesto poteva scatenare.
Rimase sì, lì, a subire quell'abbraccio, lungo, colmato da parole dolci ma che non toccarono il suo cuore. Come se questo stesse raggomitolato su di sé, a braccia incrociate, dandogli le spalle.
Rimase sì, lì, ma voleva distaccarsi, perché più gli stava vicino più si avvertiva l'ormai distanza fra di loro.

*poco prima*
Era tornata a casa come se nulla fosse, a preoccuparsi del buio che l'avvolgeva e delle macchine che le sfrecciavano accanto.
Era tornata, lo aveva trovato a mangiare cibo pesante, a bere birra nel soggiorno.
"Ciao" aveva detto, ma neanche le aveva risposto così preso dai suoi pensieri, così preso probabilmente da non tenere in considerazione che il gesto potesse ferirla.
Lei però c'era abituata ormai.
Andò nella sua stanza, si cambiò ed uscì verso la cucina per mangiare qualcosa. Ci mise tempo per decidere, non trovando nulla che volesse davvero, nulla davvero da poter mangiare, ma poi si arrangiò.
Quando stava per finire entrò lui, intento a sparecchiare. Venne e scomparve oltre la soglia due volte, la terza, per l'ennesima volta le ridisse quelle parole, poi se ne andò nuovamente.
Ma no, a lei non andava bene.
Pochi secondi, lo sguardo rimasto sul fantasma della sua figura scomparsa. La testa vuota, ma già le parole sgorgavano fuori mentre le gambe ripercorrevano le sue orme. Non c'era rabbia, non c'era rancore, solo una lieve sofferenza che lenta si diffondeva, e l'orgoglio, l'amor proprio, a ricordarle la promessa che aveva fatto.
E glielo disse.
Lei se ne sarebbe andata, stavolta davvero.
Lui...nulla, lui era lontano, non la prendeva sul serio, lui faceva l'indifferente, le dava ragione, faceva la vittima.
Ma niente scuse, nessun rimorso.
Lì il dolore fu tale da sommergerla come un'onda impetuosa e si mescolò in rabbia mixata ad altre mille emozioni.
Lì perse il senno, lì le lacrime sgorgarono, i piedi agitati che si muovevano, la bocca tremolante spuntava emozioni confuse con parole prive di significato.
Voleva la valigia, se ne sarebbe andata, se ne sarebbe andata.
Dov'era la valigia?
Domani mattina stesso se ne sarebbe andata.
Avanti e indietro, da stanza a stanza, senza meta... Ora la bile ad infastidirla, lo stomaco a rivoltarsi, la voce rotta, i ritmici singhiozzi.
Dov'era la valigia?
Lui non rispondeva, neanche la guardava.
E allora si affrettò in cucina, la mente iniettata di rosso caldo.
"Non ho bisogno della valigia, li metto nei sacchi della spazzatura".
E nella sua stanza prese una maglietta sulla sedia e poi un jeans dal letto, aprì l'armadio e prese la camicia, poi prese un altro jeans dalla sedia e un top dal letto, prese il maglione dall'armadio e le mutandine dal cassetto.
Singhiozzava senza piangere, tremava senza il freddo.
(...)

Più mi stai vicino, più sento la distanza testo di Glisea
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