Elda (parte 1)

scritto da Edoardo Silvestri
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Edoardo Silvestri
Autore del testo Edoardo Silvestri

Testo: Elda (parte 1)
di Edoardo Silvestri

Ho pensato di scrivere alcune memorie dei tempi più duri dell’infanzia di mia nonna, dopo due ore di telefonata e una piacevole chiacchierata con lei questo è quello che è riuscita a estrapolare dalle sue memorie (molto chiare per essere ricordi di un’infanzia passata da tempo).
Elda Fiorot, mia nonna, nasce nel ’33 a Fregona provincia di Treviso; da lì a breve la sua famiglia e lei, neanche compiuto un anno, si spostano a Borgo Grappa nell’agro pontino in provincia dell’odierna Latina allora Littoria. Simbolo della gigantesca bonifica, la città nasce nel 18 dicembre del 1932 seguita da Sabaudia, Pomezia e Aprilia.
Fu un'opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare l'agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio con il lavoro di cinquantamila operai, reclutati in tutto il Paese. Oltre al prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali, ci fu l'azione di disboscamento delle foreste e la costruzione dei nuovi centri, che sorgevano man mano nei nuovi territori.
Mussolini concesse alla famiglia Fiorot 30 ettari di terra, calcolati in base al numero di individui del nucleo familiare, stalle e bestiame, concimi e le sementi. L’obiettivo era principalmente quello di coltivare grano ma anche olio di ricino, cotone e lino oltre l’allevamento di mucche, impiegate per gli aratri e per il latte. “Guai se ammazzavamo i vitellini” dice mia nonna; venivano marchiati appena nati e dovevano essere denunciati alle autorità competenti, i rischi per la mancata denuncia erano molto alti.
Tutto questo sembra gentilmente offerto dal Duce ma di quello che si otteneva dai raccolti, svolti insieme a tutte le famiglie di un paese durante “una grande festa controllata dai federali”, veniva sottratto dai fascisti. Quello che rimaneva alla famiglia era un quintale di grano a persona, per produrre pane e pasta usato per sfamarsi per un anno, mezzo litro di latte al giorno per i bambini e 1 litri ogni 3 giorni per gli adulti e infine l’equivalente di 200 euro in lire al mese per l’acquisto di zucchero, olio e qualsiasi altro genere necessario alla famiglia.
Nel 1940 l’Italia entra in guerra, non sono molti i ricordi della fase iniziale, ma parla di “un’aria non buona” trascorsa con altri 13 familiari in casa e nei campi. I fratelli di Elda vengono chiamati alla guerra e rimane, come da usanza, solo suo padre, il capofamiglia. Pietro e Paolo, due suoi fratelli, vengono mandati in Libia a combattere contro le forze britanniche. Ferruccio prende parte nella polizia portuaria a Trieste. Guerrino in una città non precisata nel Nord Italia.
Gli anni trascorrono dubbiosi e con poche informazioni sull’andamento della guerra e viziate dalla propagando fascista. Nel 1943 gli alleati, conquistata la Tunisia, sbarcano in Sicilia mentre in tutta Italia nascono scioperi per l’aumento dei salari, una cosa impensabile sotto dittatura. Gli americani risalgono l’Italia e la piccola Elda si ritrova quasi a ridosso della Linea Gustav, una linea fortificata con disposizione di Hitler del 4 ottobre del 1943.
Donne e bambini e i rimanenti abitati di quelle zone vengono sfollati a Sabaudia, vicino al mar per proteggersi dalle cannonate, insieme a quelli di Latina (Littoria al tempo). Vivevamo in sessanta persone per podere, molti dormivano nelle stalle, racconta mia nonna. Nel mentre i tedeschi passavano in rassegna le case in cerca di uomini per portarli a proteggere il fronte. Oltre agli uomini, i tedeschi a corto di approvvigionamenti, portavano via tutto il cibo presente lasciando i locali alla fame.
Intanto i due fratelli tornati dall’Africa, Pietro e Paolo, erano arrivati al borgo. Per sfuggire alle mani della SS, “piccolini e bastardi”, i due fratelli, insieme ad altri uomini potenzialmente reclutabili, erano nascosti nell’argine verso il bosco di un canale di bonifica, il Rio Martino. “Noi tutti i giorni, attraversando 2 chilometri di campagna facendo finta di cercare erba per i conigli, gli portavamo da mangiare”, racconta Elda.
Elda (parte 1) testo di Edoardo Silvestri
3

Suggeriti da Edoardo Silvestri


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Edoardo Silvestri