Le tessitrici del nulla

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 17 ore fa • Revisionato 17 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Le tessitrici del nulla
di Annabelle

Il palazzo giaceva sotto un cielo di piombo, le sale riecheggiavano di silenzi più assordanti di qualsiasi grido.
Era abitato da due donne, non legate da vincolo di sangue, ma da congiura d’intenti.
La prima possedeva vocaboli levigati come vetri infranti, atti a lacerare senza effusione di sangue.
La seconda custodiva un riso misurato, freddo come la brina che arde le foglie al primo gelo.
Insieme costituivano un altare eretto al culto della distruzione.
La loro preda era una creatura di sostanza diafana, con mani delicate e anima improntata a una fede antica nella bontà.
Ignara di essere stata eletta a vittima sacrificale, si muoveva tra loro con la disarmante confidenza dell’agnello che non riconosce il lupo.
Le due, non invocarono malefici né intrisero calici di veleno.
La loro arte era più sottile: Principiarono a corrodere il mondo di quella fragile,con l’assiduità dell’acqua che scava la roccia.
La prima le inculcava il dubbio,non con accuse palesi, ma con interrogativi sospesi nell’aria come fili scolpiti,di una ragnatela.

“Sei certa che egli ti abbia davvero guardata ieri sera?
Strano, eppure avrei giurato che il tuo nome non sia stato pronunciato dalle sue labbra, al ricevimento"

Ogni frase era una lama di ghiaccio conficcata nel midollo della certezza.

La seconda le edificò attorno,un simulacro di realtà.
Le sottrasse gli sguardi altrui, deviandoli con un cenno, un sussurro,uno sguardo ammaliante.
Le restituì invece, specchi che rimandavano un’immagine distorta: Quella di una donna inopportuna, invisibile, superflua.
Le fece credere che il vento fosse mormorio di scherno, che la porta chiusa fosse esilio decretato.
La fragile iniziò a sfiorire, per inedia dell’anima.
Il sonno la abbandonò, sostituito da veglie popolate da voci, che ripetevano il suo nome con inflessione di scherno.
Il cibo non aveva alcun sapore, poiché ogni boccone era intriso del sospetto di non meritarlo.
In una notte di nebbia densa, le due tessitrici la condussero nella galleria degli specchi velati.
Coperti da drappi neri che li coprivano, furono rimossi.

“Guardati, contempla ciò che il mondo vede,quando osa posare lo sguardo su di te:
Sei nulla".
Intimò la prima e la sua voce,era litania di condanna.

“Odi.
Lo senti il suono,della tua esistenza?
Il vuoto assoluto".

Aggiunse la seconda e il silenzio del palazzo parve ruggire.
La fragile fissò i cristalli, non vide il proprio volto,vide soltanto il riflesso delle altre due, che la incorniciavano come due paramenti, di un tempio demoniaco.
Comprese allora che non volevano il suo corpo, ma volevano la sua essenza, per cibarsene e sussistere.
Non urlò, non pianse, arretrò di un passo e nel farlo, la sua ombra sul pavimento di marmo si scompose, frantumandosi in mille schegge d’oscurità, che le due maligne si affrettarono a calpestare, anelanti.
Quando lasciarono la galleria, la terza rimase.
Non era morta, non era viva, era ridotta ad un involucro vuoto, a eco di persona.
Le altre due avevano trionfato, ma la loro vittoria aveva il sapore del ferro e del rimorso, poiché distruggendo la fragile, avevano estinto l’unica luce contro cui misurare la propria tenebra.
Ora erano sole, in un palazzo immenso, a contemplare la propria immagine riflessa negli specchi,che rimandavano soltanto vuoto.
E il gelo che avevano tessuto per l’altra,iniziò a serpeggiare nelle loro stesse vene.

Le tessitrici del nulla testo di Annabelle
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