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Mo.: Cantate, o giovani Muse, parete stelle
che se foste la metà di ventiquattro sareste più belle;
giaccio sotto un ulivo che emblema
della patria mia è; ma qui sorge il problema.
Mentre cantate voi; la Dea va a pezzi
e provo un dolore che non ha prezzi.
Dimmi, o giovane uomo di Marte
Cosa può salvare la Dea Europa dalla morte?
Ma.: Non so a quanto il tuo dolore ammonti;
rifletto mentre vivo nascosto e passeggio sui monti.
O Vecchio, il cui tuo nome non conosco
sei in un bel campo di ulivi ma vedi il bosco
inteso come devastata e devastante distruzione
di quella Dea che non protegge solo la tua nazione.
La speranza nei cieli vedo da quest’altezza
anche se per te, o Vecchio, la rovina ha grande grandezza.
Mo.: E come si può pensar positivo in questa rovina
che la man degli Dei è una manina?
Ma.: Negli Dei non riporre fiducia;
sai, o Vecchio, ci son tanti giovani il cui cuore di vita brucia;
non si è consapevoli di ciò che possiam fare;
dall’aiutar ad attraversare al cieco amare
questa Europa il cui cuore si sta spegnendo;
voi, generazion vissuta, non avete fiducia temendo
quei giovani che tutto vogliono fare purchè
rinunciare a quella Dea che alla lor vita dà un perché.
Mo.: Voltandomi tra me, me stesso e con me dico:
“Non è che forse devo cantare i giovani che vogliono la vita come un albero di fico?”
Forse sì, o me, questo ignoto giovincello
vuole la pace come i cigni sono fatti danzare dal violoncello.
Ahi, quanto facile a dirsi è
una cosa che tu e la tua generazione non avete fatto, Mosè.
Ma.: Che bel nume hai, o saggio Mosè, che per primo separi
i giovani buoni dai cattivi come separasti i mari.
Dateci in mano qualsiasi cosa anche un pennello
e dell’Europa faremo un castello;
dateci in mano una matita
e di questa Dea porremo fine alla lotta per la vita;
dateci in mano anche una piazza
e noi per questa Dea intoneremo canti senza distinzione di razza;
dateci in mano anche solamente la parola
e l’Europa non sarà più sola;
la riempiremo fino all’orlo di ciò che ha sempre desiderato
e così il nostro pianeta sarà salvato.
Comunque, o Mosè, io sono Mario;
ragazzo con astuccio, penne e diario;
a quest’Europa ridarò significato
solamente con l’arma dell’aver studiato.
Mo.: È grazie a giovani come te allora
che su questa Europa nova sorgerà l’aurora.