L'alba sull'Europa Nova

scritto da Ipponatte
Scritto 10 giorni fa • Pubblicato 18 ore fa • Revisionato 18 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Ipponatte
Ip
Autore del testo Ipponatte
Immagine di Ipponatte
Ip
È una dialogo in metro vario tra un vecchio (Mosè) e un giovane (Mario) e i due discutono sul futuro della dea Europa riponendo la fiducia in conclusione sui giovani. La poesia, io la definirei bucolica, è ispirata al dialogo tra Melibeo e Titiro di
- Nota dell'autore Ipponatte

Testo: L'alba sull'Europa Nova
di Ipponatte

Mo.: Cantate, o giovani Muse, parete stelle

che se foste la metà di ventiquattro sareste più belle;

giaccio sotto un ulivo che emblema

della patria mia è; ma qui sorge il problema.

Mentre cantate voi; la Dea va a pezzi

e provo un dolore che non ha prezzi.

Dimmi, o giovane uomo di Marte

Cosa può salvare la Dea Europa dalla morte?

 

Ma.: Non so a quanto il tuo dolore ammonti;

rifletto mentre vivo nascosto e passeggio sui monti.

O Vecchio, il cui tuo nome non conosco

sei in un bel campo di ulivi ma vedi il bosco

inteso come devastata e devastante distruzione

di quella Dea che non protegge solo la tua nazione.

La speranza nei cieli vedo da quest’altezza

anche se per te, o Vecchio, la rovina ha grande grandezza.

 

Mo.: E come si può pensar positivo in questa rovina

che la man degli Dei è una manina?

 

Ma.: Negli Dei non riporre fiducia;

sai, o Vecchio, ci son tanti giovani il cui cuore di vita brucia;

non si è consapevoli di ciò che possiam fare;

dall’aiutar ad attraversare al cieco amare

questa Europa il cui cuore si sta spegnendo;

voi, generazion vissuta, non avete fiducia temendo

quei giovani che tutto vogliono fare purchè

rinunciare a quella Dea che alla lor vita dà un perché.

 

Mo.: Voltandomi tra me, me stesso e con me dico:

“Non è che forse devo cantare i giovani che vogliono la vita come un albero di fico?”

Forse sì, o me, questo ignoto giovincello

vuole la pace come i cigni sono fatti danzare dal violoncello.

Ahi, quanto facile a dirsi è

una cosa che tu e la tua generazione non avete fatto, Mosè.

 

Ma.: Che bel nume hai, o saggio Mosè, che per primo separi

i giovani buoni dai cattivi come separasti i mari.

Dateci in mano qualsiasi cosa anche un pennello

e dell’Europa faremo un castello;

dateci in mano una matita

e di questa Dea porremo fine alla lotta per la vita;

dateci in mano anche una piazza

e noi per questa Dea intoneremo canti senza distinzione di razza;

dateci in mano anche solamente la parola

e l’Europa non sarà più sola;

la riempiremo fino all’orlo di ciò che ha sempre desiderato

e così il nostro pianeta sarà salvato.

Comunque, o Mosè, io sono Mario;

ragazzo con astuccio, penne e diario;

a quest’Europa ridarò significato

solamente con l’arma dell’aver studiato.

 

Mo.: È grazie a giovani come te allora

che su questa Europa nova sorgerà l’aurora.

 

 

 

 

L'alba sull'Europa Nova testo di Ipponatte
2