Perdonami, Mary ma non avevo scelta

scritto da bizzarre
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Testo: Perdonami, Mary ma non avevo scelta
di bizzarre

Grace, sdraiata sulla sua poltrona preferita, aveva spento la TV ed aveva iniziato a meditare su quello che le aveva appena riferito la psicologa della scuola. Mary, ovvero sua figlia, era la leader di una banda di ragazze che opprimeva le altre studentesse quasi giornalmente. Grace, attonita e confusa, era stata tormentata dai dubbi. Perché Mary si comportava in quel modo? Eppure lei, tranne i momenti in cui lavorava, si era dedicata alla figlia con una certa assiduità. Grace aveva deciso di cambiare registro. Dal giorno seguente, sarebbe stata più rigorosa nei confronti della impetuosa figlia. Era trascorso un mese da quando Grace aveva preso quella decisione e quest’ultima, convocata nuovamente dalla scuola, era rimasta nuovamente delusa. Mary e la sua banda avevano aumentato il livello delle loro malefatte. Grace aveva agito subito. Senza troppi complimenti, aveva assunto un atteggiamento ancora più intransigente nei confronti della figlia, imponendole delle regole piuttosto ferree.
-E’ ora di riordinare la tua stanza. Voglio essere sicura che tu abbia studiato. Sabato sera rimani a casa.
Grace aveva mantenuto il nuovo regime per due mesi, ma quando era tornata a conferire con la psicologa era rimasta di stucco. Mary e le sue seguaci erano diventate ancora più aggressive. Grace era tornata a casa distrutta. Tutta quell’energia profusa nel tentativo di calmare i bollenti spiriti della figlia era stata inutile. Era una domenica di inverno, era mezzogiorno e Grace camminava nel parco con Jane, la sua migliore amica. Jane aveva ascoltato l’ennesimo racconto di Grace riguardo le malefatte di Mary e questa volta aveva deciso di intervenire.
-Scusa se mi permetto Grace, ma alla luce degli ultimi accadimenti vorrei consigliarti di rivolgerti ad una psicologa.
-Una psicologa?
-Si. Penso che Mary abbia superato il limite e che tu debba consultarti con una esperta.
-Forse non te l’ho detto, ma a scuola c’è già la dottoressa Smith, una psicologa molto preparata che conosce perfettamente il caso di Mary.
-Io però vorrei consigliarti la dottoressa Jones, una psicologa della quale ho sentito parlare molto bene.
-Perdonami Jane, ma il problema di Mary è molto particolare. Dubito che la tua psicologa possa essere più efficace della dottoressa Smith.
Grace aveva continuato a passeggiare nel parco insieme alla sua amica poi, verso le due del pomeriggio, era tornata a casa.
Era trascorso un mese da quel giorno ed il primo sole primaverile inondava la stanza di Grace. Grace aveva attivato il suo cellulare e, qualche secondo dopo, aveva iniziato a parlare con Jane. Grace aveva saltato i convenevoli ed aveva svelato immediatamente alla sua amica il motivo di quella chiamata. La situazione era peggiorata e voleva incontrare la psicologa della quale le aveva parlato quella domenica che passeggiavano nel parco. L’incontro era avvenuto presto. Due giorni dopo, Grace era entrata nello studio della dottoressa Jones e si era preparata a sottoporle il suo caso. E quando la dottoressa Jones aveva iniziato a parlare, Grace era rimasta sorpresa. Giovane, carina e gentile, la psicologa le aveva chiesto di riferirle quale fosse il problema. Grace le aveva parlato di Mary e alla fine era rimasta nuovamente stupita. La dottoressa le aveva proposto di risolvere la questione in un modo perlomeno bislacco. Le ultime parole della psicologica, nonostante i dubbi di Grace, erano state eloquenti.
-Lei è una donna ancora giovane, attraente e dotata di una forte personalità. Vedrà che, dopo i primi comprensibili dubbi, le madri delle altre seccatrici seguiranno il suo esempio.
Erano trascorsi due giorni da quando era avvenuto l’incontro con la psicologa e Mary che era appena uscita da scuola aveva sentito la voce della madre che la chiamava.
-Mary? Sono qua.
Mary si era girata, aveva visto la madre che era dentro la sua macchina e, dopo averla raggiunta, aveva chiesto stupita.
-Come mai sei qui?
-Sono venuta a prenderti.
-A prendermi?
-Sì.
-Devo ammettere che lo trovo molto strano.
-Perché?
-E’ la prima volta che succede da quando frequento questa scuola.
-Dai sali che ti porto a casa.
Mary era entrata in macchina piena di dubbi e ancora più dubbiosa era stata quando aveva visto il vestito di sua madre.
-Ma come ti sei conciata?
-A che cosa alludi?
-Sembri una bambola.
-Ti riferisci al mio abbigliamento?
-Certo.
-La verità è che volevo cambiare. E’ così noioso vestirsi sempre allo stesso modo.
Mary era rimasta in silenzio, ma durante il viaggio si era domandata che cosa significasse quella strana sceneggiata.
Era trascorsa una settimana, era sabato pomeriggio ed era accaduta una scena simile a quella della settimana precedente.
Mary era stata chiamata dalla madre e quando era entrata nella macchina era rimasta nuovamente stupita. La madre aveva sfoggiato nuovamente il suo inusuale vestito. Mary, mentre tornavano a casa, aveva chiesto.
-Che cosa hai in mente? Mi spieghi perché ti abbigli in quel modo?
-Lo sai già. Sentivo il desiderio di cambiare ed ho iniziato a vestirmi in modo diverso.
Mary durante il viaggio aveva continuato a meditare e aveva sospettato che stesse accadendo qualcosa di strano. Poi, il sabato successivo era rimasta di stucco. La madre, vestita nello stile delle due settimane precedenti, era uscita dalla macchina e l’aveva chiamata mentre parlava con le ragazze delle sua banda.
Mary, esterrefatta, aveva chiesto spiegazioni, ma la madre, ignorando le richieste della figlia, l’aveva convinta ad entrare in macchina. Mary, mentre era in macchina, aveva utilizzato una tattica diversa. Nonostante, avesse iniziato a soffrire il comportamento della madre, aveva evitato di domandarle che cosa avesse in mente. Le settimane successive, però, le cose avevano assunto una piega ancora più bizzarra. Grace era venuta a prendere Mary, vestita con un calzamaglia nera e le orecchie da topolina. Mary, anche se aveva continuato a mantenere il silenzio, era rimasta sbalordita ed era rimasta ancora più sbalordita quando aveva notato che, dopo due settimane, anche le mamme delle sue ancelle avevano iniziato a venire a prendere le figlie vestite allo stesso modo. La banda di Mary aveva iniziato a perdere terreno. Quella situazione aveva iniziato a ridicolizzarle e ad oscurare la loro immagine di ragazze spietate. Mary, stordita dai comportamenti di sua madre e delle madri delle sue subalterne, aveva tentato di reagire, ma non era riuscita a pianificare una strategia che potesse cambiare gli eventi. Le settimane successive erano state ancora più strambe. Grace e le madri delle ancelle di Mary s’erano presentate a scuola vestite da sensuali conigliette, creando una immagine ancora più intrigante. Affascinanti, sfacciate e ironiche avevano riportato a casa le figlie, ormai praticamente incapaci di contrastare le loro seducenti, quanto bizzarre, sceneggiate. La banda di Mary s’era arresa un sabato di Maggio. Dopo l’ennesimo siparietto delle loro genitrici, che erano venute a prenderle a scuola abbigliate con dei sensuali vestiti in stile floreale e con delle mascherine rosa, avevano deciso di revocare la loro banda.
Erano trascorse due settimane da quel giorno e Grace, insieme alle madri delle subalterne di Mary, si trovava nello studio della dottoressa.
-Sembra incredibile, dottoressa Jones, ma la sua tecnica ha funzionato. La banda di mia figlia non esiste più, aveva esordito Grace.
Un’altra delle madri era intervenuta, qualche secondo dopo.
-E pensare che quando ci fu riferito della signora Grace, nonostante fossimo estremamente preoccupate per il deplorevole comportamento delle nostre figlie, rimanemmo di stucco.
Altre madri erano intervenute.
-E ancora più di stucco rimanemmo quando la psicologa della scuola ci informò che la banda formata da Mary e le nostre figlie iniziava a perdere terreno.
-E’ vero. Questo ci diede un po’ di speranza e, per quanto la cosa fosse paradossale, decidemmo di sostenere la tecnica usata dalla signora Grace.
-Il nostro intervento indebolì ulteriormente il potere della distruttiva combriccola che iniziò a vacillare.
-Poi, un sabato di Maggio riuscimmo a sferrare il colpo del K.O. Abbigliate con dei seducenti vestiti ispirati al colore delle petunie e delle mascherine che ricordavano il colore delle rose, giungemmo a scuola e dissipammo le ultime resistenze delle nostre focose figlie.
-Sono sincera. Quando la psicologa della scuola ci riferì che la ghenga di Mary aveva cessato la sua attività provammo un indescrivibile senso di appagamento.
Una delle madri, interpretando anche il pensiero delle altre, aveva confessato.
-Devo ammettere, dottoressa Jones, che lei è riuscita ad ottenere un risultato impensabile consigliandoci una strategia veramente eccentrica. Io, personalmente, non ci avrei mai pensato.
Le altre madri si erano aggiunte alla madre che aveva appena parlato.
-E’ incredibile ma le tecniche basate sul rimprovero e sulla imposizione non solo erano fallimentari, ma peggioravano la situazione.
-E’ vero. Ormai disperavo che potesse esistere un modo per interrompere il comportamento deplorevole di mia figlia.
-Anche io.
Grace e le altre madri avevano ulteriormente ringraziato la dottoressa Jones poi, mentre continuavano a parlare dell’impensabile risultato appena ottenuto, erano uscite dallo studio.

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