Via dei Matti numero 10

scritto da Ama
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Testo: Via dei Matti numero 10
di Ama

Via dei Matti numero 10

 

 

Con i gomiti appoggiati sul piano della vecchia scrivania, Elena si reggeva la testa pesante. La sua mente orbitava in uno spazio senza tempo alla continua ricerca di trame originali che, puntualmente, non arrivavano. Gli occhi erano fissi su qualcosa di inesistente, immersi nel vuoto apparente, eppure percepiva ogni dettaglio, ogni suono, ogni voce, sebbene in quel momento fosse lontana anni luce dalla realtà che la circondava.

 

Il caffè era ormai freddo, lasciato là, sospeso in bilico tra un foglio scribacchiato a metà e un vecchio volume. Poco distanti, le matite colorate, allineate come soldatini, sembravano attendere una appuntalapis. E gli occhiali? Gli occhiali erano sulla testa, usati come un ferma-capelli, ma Elena continuava a cercarli con lo sguardo assente tra gli scaffali ricolmi di libri e cianfrusaglie.

 

Ma chi era Elena? Elena era una scrittrice per modo di dire. Si definiva una scribacchina distratta per antonomasia. La sua mente a volte sembrava una zucca senza semi, lasciata attaccata ai tralci della pianta madre nell’orto; la realtà, beh, quella era solo un surrogato dei suoi racconti che faticava a far combaciare, perdendosi in righe spezzate e refusi lasciati in bella mostra, come trofei di una scrittura di terz'ordine. Eppure, Elena si crogiolava in quel mondo fatto di fogli bianchi e voci d’inchiostro. Poco importava se solo pochi sfortunati leggevano i suoi bizzarri scritti: a lei bastava così, perdersi in una dimensione parallela fatta di sogni e parole.

 

Mentre fissava senza vedere i suoi dipinti a olio, appesi ovunque ci fosse uno spazio vuoto, l’ispirazione la colse come un fulmine a ciel sereno. Aveva l’incipit perfetto. Spostando con un gesto automatico matite, fogli e libri, cercò disperatamente una penna e il quadernone su cui appuntava ogni pensiero prima che il vento della mente lo portasse via.

 

«Trovati!»

 

«Il vento ululava tra i vicoli del centro storico. Il medico del 118 si strinse il bavero del cappotto e guardò l’orologio: era passata la mezzanotte da poco. Chiamati per un’urgenza, si erano diretti subito in Via dei Matti numero 10, ma quando l’ambulanza svoltò per l’ennesima volta in quel groviglio di vicoli e vicoletti, l'equipaggio si rese conto che qualcosa non tornava…»

 

Elena si fermò di colpo. Qualcosa non tornava davvero, ma nella stanza. Il trillo di una sveglia disturbava insistentemente i suoi pensieri. Si alzò di scatto. «Accidenti,» mormorò, battendosi una mano sulla fronte. «Le medicine!» Si diresse in cucina, recuperando il cellulare che continuava a suonare tra i cuscini della poltrona. Lo tacitò. Poi, il silenzio. Pensò di prepararsi un altro caffè, ma si limitò a prendere la tazza e un cucchiaino di zucchero; senza versare la bevanda, tornò alla scrivania, abbandonando la tazzina vuota sul ripiano della libreria. Si immerse nuovamente nella storia.

 

«Il dottore conosceva quella zona come le sue tasche, o almeno così credeva. Ma quando l’ambulanza frenò bruscamente là dove avrebbe dovuto esserci l’inizio di Via dei Matti, i due sanitari si trovarono davanti a un vecchio palazzo abbandonato. La stradina terminava lì, senza alcuna numerazione.

 

«Dottore, qui questa via non esiste», disse l’autista.

Il medico afferrò la radio e comunicò alla centrale di verificare l’indirizzo.

«L’anziano conferma: Via dei Matti numero 10. Dice che vede i vostri fari».

Il dottore guardò fuori dal finestrino. Intorno a loro c’era solo l'antico edificio disabitato da tempi memorabili, avvolto nel buio. Solo il riflesso blu dei loro lampeggianti rimbalzava sulle mura color lavagna.

«Impossibile, qui non c’è anima viva. Digli di accendere una luce, di fare un segno».

Passarono alcuni secondi carichi di un silenzio statico, interrotto solo dal fruscio della radio. Poi la voce dell’operatrice tornò, insolitamente incredula e incrinata.

«Il chiamante dice che è inutile. Dice che vi sta guardando dall’alto. Dice che siete arrivati con oltre tre secoli di ritardo».

La radio ammutolì. Il dottore sentì un brivido di freddo lungo la schiena. Fece alzare i fari all’autista per illuminare la facciata; solo allora notò una lapide parzialmente corrosa dal tempo: Ex Ospedale dei Poveri, fondato nel 1300 come ospizio per i bisognosi, i pellegrini e gli ammalati di passaggio lungo le varianti della via Francigena e della via Appia. Chiuso nel millesettecento e passa…»

 

Le parole scorrevano come un fiume in piena. C’era pathos, c’era mistero, il tutto sorretto da un linguaggio fluido. Quel racconto avrebbe suscitato la curiosità di molti, pensò Elena. Soddisfatta, decise che era il momento di rileggere la bozza per scovare i refusi. Nel sistemare i fogli, però, il bicchiere di caffè rimasto in bilico per ore si rovesciò. Una grande chiazza marrone si allargò con sufficienza sul suo ultimo lavoro.

 

«Perfetto», esclamò. «Sembra un papiro egizio uscito dall’antichità!»

 

Sbuffando, Elena prese un pezzo di carta da cucina per tamponare il disastro. Ma mentre asciugava l'inchiostro diluito dal caffè, notò qualcosa che le fece stringere lo stomaco. La macchia scura non aveva cancellato le parole; sembrava averle ridefinite, evidenziando una strana coincidenza. Elena aggrottò la fronte. Sentendosi improvvisamente inquieta, si alzò e andò verso il balcone dello studio, che dava su una corte interna cieca e silenziosa. L’aprì respirando a pieni polmoni. L'aria della notte era fredda, identica a quella che aveva immaginato per il suo dottore.

 

Di riflesso guardò il quaderno sulla scrivania, macchiato di caffè, dove la storia si era interrotta. Capì, con un brivido che non aveva nulla a che fare con il freddo della notte, che non era lei a inventare quella storia. Era la storia, rimasta intrappolata tra le mura di Via dei Matti numero 10, che stava usando la sua mente sciatta e distratta per trovare, finalmente, una via d'uscita.

 

 

Autrice: Anna Maria Antonietta Sarra

Via dei Matti numero 10 testo di Ama
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